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Cronaca

21enne trovato senza vita sotto il ponte della tangenziale. Indaga la Questura

Soccorritori, vigili del fuoco e polizia al lavoro per l'identificazione. Al momento nessuna pista è esclusa: primi riscontri sul posto e accertamenti in corso

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La luce intermittente dei lampeggianti rimbalza sul calcestruzzo umido delle passerelle sotto il ponte della tangenziale Est di Lodi, dove questa sera, venerdì 28 novembre è stato trovato a terra, a pochi metri dal greto dell’Adda, dai sanitari del 118 un giovane di 21 anni, già privo di vita.

I primi ad intervenire sono stati i vigili del fuoco, seguiti dagli agenti della Questura di Lodi; l’automedica dell’Areu è arrivata pochi minuti dopo, constatando il decesso sul posto.

Da quel momento, il viadotto è diventato la scena di un crimine come in un film: nastro bianco e rosso, torce che fendono il buio, il fiume che scorre a lato e una sola domanda che regge tutto. Cosa è successo davvero a quel ragazzo?

La segnalazione è scattata poco prima delle 19.45. Quella campata della tangenziale, che scavalca l’Adda non lontano dal campo sportivo, è un punto che le pattuglie conoscono: le passerelle pedonali sotto il ponte sono rifugi occasionali per persone senza dimora.

È lì che è stato trovato il corpo del ventunenne e che si è concentrata la catena dei soccorsi. Le informazioni trapelate nelle prime ore sono rimaste minime e controllate: i sanitari non hanno potuto fare altro che certificare la morte, mentre agli investigatori spetta ricostruire le ultime ore del giovane, la cui identità completa non era stata ancora resa nota.

Nelle prime fasi, gli inquirenti hanno mantenuto il massimo riserbo. Secondo quanto riferito dalla stampa locale, i primi riscontri sul posto avrebbero suggerito una morte per impiccagione, un’ipotesi che – se confermata dagli esami medico-legali – orienterebbe verso il gesto volontario. Ma si tratta di valutazioni iniziali, prive del conforto dell’autopsia, e lo stesso personale sul posto avverte che “sono al vaglio tutte le piste”. La polizia sta cercando di mettere ordine in tempi, movimenti e contesto, consapevole che ogni dettaglio, sotto un ponte, può cambiare prospettiva.

Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco con autopompa e autoscala, strumenti necessari in un’area fatta di passerelle sospese e intercapedini sotto il viadotto, dove l’accesso deve avvenire in sicurezza. Con loro, i sanitari dell’Agenzia Regionale Emergenza Urgenza e gli agenti della Questura di Lodi, impegnati a delimitare l’area e svolgere i rilievi. Una coreografia operativa che si attiva ogni volta che un ritrovamento avviene in zone di confine tra infrastrutture e fiume, dove la logistica rallenta ogni gesto e costringe a una prudenza supplementare.

Le cronache locali ricordano che gli spazi sotto la tangenziale Est non sono terra di nessuno: sono luoghi dove si incrociano fragilità sociali, gelo, buio, isolamento e la presenza ravvicinata dell’Adda, che aggiunge un rischio ulteriore. Un miscuglio che complica ogni indagine, allunga la lista delle ipotesi e impone di non escludere nulla: cause naturali, gesto estremo, malore, o il coinvolgimento di terzi, che al momento non trova conferme.

Nelle prossime ore si seguiranno i passaggi di rito: l’identificazione del ragazzo, attraverso documenti o rilievi dattiloscopici; l’autopsia, che dovrà stabilire causa della morte e natura delle eventuali lesioni; la ricostruzione dei movimenti del giovane, incrociando testimonianze, immagini di telecamere, tracce digitali di spostamenti e pagamenti. È la fase in cui la fretta è nemica della verità e in cui l’effetto-scenario – un corpo sotto un ponte – rischia di suggerire conclusioni premature.

La vicinanza dell’Adda aggiunge un ulteriore strato di lettura. Non è raro che, lungo il fiume nel Lodigiano, si registrino emergenze con esiti drammatici; casi che non hanno legami con questo episodio ma che aiutano a definire quanto delicata sia ogni operazione in un’area fluviale. Qui, però, la dinamica non richiama un annegamento: è il contesto – un ponte, una passerella, un alveo vicino – a spiegare l’ampio dispiegamento di mezzi e la prudenza di chi indaga.

Per ora, le poche certezze sono lineari: il corpo è stato trovato nel tardo pomeriggio del 28 novembre sotto la tangenziale Est di Lodi; l’allarme è scattato poco prima delle 19.45; sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, polizia e automedica Areu; i sanitari hanno constatato la morte; nessuna pista viene esclusa, mentre i primi riscontri evocano la possibilità di un gesto estremo. Tutto il resto è territorio di domande: chi era il ragazzo, dove si trovava nelle ore precedenti, con chi aveva parlato, se vi fossero segnali di disagio o minacce, se le telecamere della viabilità superiore possano aver registrato qualcosa.

La posizione del ponte è cruciale per gli investigatori: è una cerniera tra quartieri, aree artigianali e una fascia fluviale frequentata da persone vulnerabili. Un luogo dove si può arrivare rapidamente in auto o a piedi, dove ci sono zone d’ombra, ripari improvvisati, tracce difficili da leggere. Capire come si muove chi frequenta quest’area significa restringere la finestra temporale in cui collocare gli ultimi passi del ventunenne.

Nelle ore successive a tragedie come questa, il confine tra informazione e morbosa curiosità si assottiglia. La comunità ha un ruolo se sceglie di segnalare criticità senza improvvisarsi investigatrice, se evita la diffusione di voci, se indirizza chi è in sofferenza verso i servizi del territorio. Il rispetto per la vittima e per i suoi familiari impone misure semplici: nessuna speculazione, nessuna analogia facile, nessun racconto deformato da ipotesi non verificate.

Proprio per questo è utile ricordare che un precedente del giugno 2025 – il ritrovamento di un ventunenne ucciso da arma da fuoco nelle campagne tra Villanova del Sillaro e Pieve Fissiraga – non ha alcun legame con quanto accaduto sotto la tangenziale. La provincia è la stessa, tutto il resto è diverso: dinamica, luogo, scenario investigativo. Un richiamo che serve solo a evitare parallelismi fuorvianti.

Sul piano operativo, restano validi i riferimenti essenziali: chiamare il 112 in caso di emergenza; affidarsi all’inoltro a Areu 118 per le urgenze sanitarie; contattare la Polizia di Stato o gli enti gestori della viabilità in caso di criticità su ponti e infrastrutture; segnalare con prudenza situazioni di fragilità in prossimità di corsi d’acqua, senza intervenire direttamente in condizioni di rischio.

Ora inizia il tempo dell’attesa. L’autopsia dovrà dire se su quel corpo ci sono segni conclusivi; gli accertamenti restituiranno una cronologia; le verifiche racconteranno che cosa abbia condotto un ragazzo di 21 anni sotto un ponte nella sera di fine novembre. Fino ad allora, l’unico dovere è uno: restare ai fatti. Dietro ogni fascicolo, ricordano gli operatori, c’è una storia che merita precisione, cautela e umanità.

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