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Cronaca

Morì in sella alla sua moto: chiesti otto mesi per l’automobilista che lo travolse a Burolo

In aula a Ivrea era stato proiettato il video dello schianto: il Pm parla di colpa generica, la difesa invoca l’imprevedibilità della manovra del motociclista

Morì in sella alla sua moto: chiesta otto mesi per l’automobilista che lo travolse a Burolo

Si è chiusa con la richiesta di condanna a otto mesi di carcere l’udienza per la morte di Luigi Rossetto, il motociclista di Bollengo rimasto ucciso l’11 agosto 2021 sulla strada provinciale 228 di Burolo, nei pressi del supermercato Docks. Sul banco degli imputati siede Ioan Mihai Chifan, trentottenne di origini romene, accusato di omicidio stradale per aver svoltato a sinistra con la propria Fiat Punto proprio mentre sopraggiungeva la moto Bmw condotta da Rossetto.

Il pubblico ministero ha sostenuto che «la prova è stata raggiunta»: la ricostruzione effettuata durante l’istruttoria dibattimentale, supportata anche dal video delle telecamere di sorveglianza, ha confermato – secondo l’accusa – la violazione del codice della strada da parte dell’automobilista. Non tanto per una colpa specifica, ma per una colpa generica, legata alla manovra di svolta compiuta in un punto ritenuto pericoloso, in un tratto di rettilineo dove era possibile controllare la strada dal retrovisore.

Il Pm ha chiesto otto mesi di reclusione, riconoscendo però le attenuanti generiche, anche in virtù del risarcimento del danno e della condotta collaborativa dell’imputato. È stata inoltre richiesta la provvisionale di 50mila euro e il pagamento delle spese processuali, con la Vittoria Assicurazioni come responsabile civile.

Sul piano tecnico, il nodo centrale resta la velocità della moto. Secondo la consulenza dell’ingegner Colacino, la Bmw di Rossetto viaggiava a circa 80 chilometri orari, un valore che lo stesso consulente aveva definito “rispettoso dei limiti” perché non aveva trovato segnaletica alternativa alla soglia dei 90 km/h. Tuttavia, la dichiarazione del Comune di Burolo, prodotta in aula dall’avvocato Alessandro Rogani, ha chiarito che il limite vigente era di 50 km/h.

La discrepanza ha alimentato lo scontro fra i consulenti delle parti, che hanno discusso a lungo se la velocità reale del motociclista fosse di 80 o 100 km/h, e se quella condotta potesse essere definita non adeguata alle circostanze. Il Pm, nella sua requisitoria, ha evidenziato che Rossetto «viaggiava oltre il limite e aveva superato la doppia striscia», ma ha aggiunto che ciò non esonera l’automobilista dalla sua quota di responsabilità: la svolta a U – ha sottolineato – resta una violazione del codice «non solo sotto il profilo specifico, ma come violazione del principio generale di prudenza».

L’avvocato Celere Spaziante, che assiste il fratello della vittima Davide Rossetto, costituito parte civile, ha condiviso la linea del Pm: «Il solco tracciato dall’accusa è corretto. Non c’è solo la colpa specifica, ma quella generica, quella che deriva dall’affidamento reciproco tra conducenti». Ha ricordato come, da un punto di vista tecnico, «dal luogo di provenienza dell’auto si apre un lungo rettilineo, e nel retrovisore l’automobilista aveva il perfetto dominio della strada dietro di sé. Era lecito che lo Stato pretendesse che un ostacolo non sopraggiungesse da dietro, ma altrettanto lecito che si rispettasse la prudenza dovuta».

Davide Rossetto, fratello di Luigi, con l'avvocato Celere Spaziante

Spaziante ha parlato anche dell’impatto umano della vicenda: «Il mio assistito ha perso un fratello, con cui lavorava fianco a fianco. La loro era una famiglia unita, come tante case canavesane con un cortile in comune. È un dolore che lascia un solco profondo».

Di tutt’altro tenore la difesa di Chifan, rappresentata dall’avvocato Alessandro Rogani, che ha chiesto l’assoluzione o, in subordine, il riconoscimento del concorso di colpa della persona offesa e delle attenuanti generiche. Per Rogani, la responsabilità dell’imputato va ridimensionata, perché l’impatto è stato determinato da una condotta abnorme e imprevedibile del motociclista: «Rossetto stava effettuando un sorpasso e ha invaso la corsia opposta, colpendo la vettura che stava svoltando. La moto è arrivata come un missile, a velocità molto superiore ai limiti, tanto che i miei assistiti hanno riportato gravi lesioni e i figli, presenti a bordo, portano ancora le cicatrici di quel giorno».

La moglie dell’imputato, Liliana Chifan, ha ricordato in aula i momenti successivi all’incidente, avvenuto mentre tornavano con i figli dal lago Sirio: «Mio marito si era fermato, aveva messo la freccia a sinistra. Poi abbiamo sentito qualcosa arrivare all’improvviso, un rumore fortissimo. Ho pensato solo ai bambini, tremavo. Non capivo cosa fosse successo».

Una testimonianza intensa, che ha restituito il dramma vissuto anche dalla famiglia dell’automobilista, ancora segnata da quella giornata.

La tragedia di Luigi Rossetto, 46 anni, imprenditore di Bollengo e fondatore dell’officina Ivrea Camper, aveva sconvolto l’intero Canavese. Sportivo, appassionato di calcio e portiere della squadra amatoriale Bollengo Brothers, era molto conosciuto e stimato. Dopo la sua morte, la moglie Marika e le figlie Letizia e Marta si erano costituite parte civile, salvo poi rinunciare nel corso del processo. È rimasto invece il fratello Davide, deciso a portare avanti la battaglia legale «non per vendetta, ma per giustizia».

Il processo, presieduto dalla giudice Stefania Cugge, proseguirà il 25 novembre alle 14.30 per le repliche e la sentenza. Sarà allora che il Tribunale di Ivrea stabilirà se la condotta di Ioan Mihai Chifan fu imprudente o se, come sostiene la difesa, l’impatto fu il tragico esito di una fatalità.

Ma al di là delle perizie, dei numeri e delle curve di decelerazione, resta il peso di una vita spezzata e di famiglie che da tre anni portano lo stesso fardello: quello di un dolore che nessuna sentenza potrà mai davvero risarcire.

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