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Cronaca

Omicidio di Mamoud Diane: il tribunale di Torino respinge la richiesta di 11 arresti

Il gip e il riesame negano le misure cautelari per i giovani coinvolti nella morte di Mamoud Diane, 19 anni

Omicidio di Mamoud Diane: il tribunale di Torino respinge la richiesta di 11 arresti

Omicidio di Mamoud Diane: il tribunale di Torino respinge la richiesta di 11 arresti (immagine di repertorio)

Il tribunale di Torino ha respinto la richiesta di 11 ordinanze di custodia cautelare presentata dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta sulla rissa con omicidio avvenuta il 2 maggio 2025 nel capoluogo piemontese. In quell’occasione, durante un violento scontro tra due gruppi di giovani di origine straniera, morì Mamoud Diane, ivoriano di 19 anni, colpito da numerose coltellate.

L’indagine, condotta dalla Polizia di Stato, aveva portato la Procura a individuare undici ragazzi ritenuti coinvolti nella spedizione violenta e a chiedere per loro l’arresto. Tuttavia, prima il giudice per le indagini preliminari e poi il tribunale del riesame hanno negato la misura cautelare, ritenendo che non sussistessero i presupposti giuridici per la detenzione preventiva.

Secondo quanto riportato nel provvedimento, i giudici hanno osservato che, pur riconoscendo la partecipazione degli indagati alla rissa, non è dimostrato che potessero prevedere l’esito mortale dell’aggressione. L’imputazione resta quindi quella di “rissa con omicidio”, ma senza l’applicazione di misure restrittive.

La morte del giovane Diane era avvenuta nel corso di una colluttazione scoppiata per motivi legati, secondo le ricostruzioni, a contrasti su un presunto traffico di droga. La violenza era esplosa improvvisamente, trasformando un regolamento di conti tra bande rivali in una scena di sangue. Il ragazzo era stato trafitto da più colpi di coltello, morendo poco dopo nonostante l’intervento dei soccorritori.

Gli investigatori della squadra mobile avevano lavorato a lungo per ricostruire la sequenza dei fatti, analizzando i filmati delle telecamere di sorveglianza e raccogliendo testimonianze tra i presenti. Gli indagati, appartenenti a due gruppi contrapposti, si erano affrontati in strada in una rissa violenta e caotica, nel corso della quale erano spuntate diverse armi da taglio.

Il tribunale del riesame ha tuttavia ritenuto che la responsabilità individuale e il nesso di causalità con la morte della vittima non fossero, al momento, sufficientemente provati da giustificare gli arresti. Una decisione che non chiude l’indagine, ma ne ridisegna i contorni, confermando che i giovani restano indagati a piede libero.

La Procura torinese, guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri, valuterà ora se impugnare la decisione o se proseguire con ulteriori accertamenti per chiarire il ruolo preciso di ciascun partecipante alla rissa e l’identità di chi abbia inferto i colpi mortali.

Il caso Diane resta emblematico del clima di tensione che attraversa alcuni quartieri torinesi, dove scontri tra giovani di diverse comunità si intrecciano a episodi di spaccio e violenza diffusa.

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