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Cronaca
28 Ottobre 2025 - 18:23
Emanuele Nigra Gattinotta aveva 25 anni
La madre di Emanuele Nigra Gattinotta lascia in silenzio l’aula del Tribunale di Ivrea, sorretta dai familiari. Accanto a lei c’è il padre del ragazzo, in sedia a rotelle, lo sguardo fisso nel vuoto. L’udienza di oggi ha riaperto quella ferita mai rimarginata che li accompagna da quella Pasqua del 2023, quando il loro unico figlio, 25 anni, perse la vita sulla provinciale tra Bairo e Agliè, travolto da una Fiat Panda mentre viaggiava in sella alla sua Ducati Monster.
Il processo, in corso davanti alla giudice Marianna Tiseo, vede sul banco degli imputati Marco Becchio, ventiseienne milanese difeso dall’avvocato Andrea Giovanni Ferrari del foro di Lodi. Gli viene contestato di non aver rispettato la segnaletica stradale, tagliando la strada al motociclista. L'accusa nei suoi confronti è di omicidio stradale. A essere citata come responsabile civile è la compagnia assicurativa dell’automobilista che fino ad oggi non ha risarcito nessuno dei familiari della giovane vittima.
Il padre di Emanuele, assistito dall’avvocato Alessandro Radicchi, si è costituito parte civile. Anche lui, anni fa, rimase vittima di un grave incidente in moto che gli tolse l’uso delle gambe. Un destino spietato gli ha strappato l’unico figlio nello stesso modo in cui gli aveva già segnato la vita.
«La dinamica è chiarissima» ha dichiarato l’avvocato Radicchi, «è assurdo dover affrontare un simile processo per dimostrarlo». Ma la strada verso la verità giudiziaria è lunga e segnata da interpretazioni opposte.
Durante l’udienza di oggi, durata per tutta la mattinata, si sono alternate le testimonianze dei presenti al momento dell’incidente. Tra loro, Roberto Tinetti, 48 anni, residente a San Martino Canavese, che quel giorno, 9 aprile 2023, si trovava a bordo di una Golf grigia, pronto a immettersi sulla provinciale.
«Stavo arrivando da via degli Oberti per svoltare a destra verso Bairo» ha raccontato davanti alla giudice. «Ho visto una Panda rossa arrivare da Bairo verso Agliè. Poi ho rigirato lo sguardo e l’ho vista venirmi addosso e ribaltarsi sul mio cofano». Una scena drammatica, seguita da un silenzio surreale. «Il ragazzo alla guida della Panda era vigile, parlava. L'auto era a ruote all'aria e lui era rimasto appeno alla cintura di sicurezza. Poi ho visto i pezzi di una moto sulla carreggiata. Mi aspettavo di vedere il motociclista sbalzato più avanti, ma non vedevo nessuno. Subito dopo l'ho visto: era nel fosso lì accanto, immobile, avvolto nella tuta, indossava ancora il casco. Un altro automobilista che nel frattempo si era fermato, era accanto a lui. Abbiamo capito subito che non c'era più nulla da fare».
Per la difesa, la velocità eccessiva della Ducati avrebbe reso inevitabile lo scontro. Sarà dunque battaglia di periti: due per la procura, due per la parte civile e altri quattro – due della difesa e due del responsabile civile – nelle prossime udienze fissate tra marzo e giugno 2026.

L'avvocato Alessandro Radicchi, parte civile per il papà di Emanuele
Era il pomeriggio di Pasqua, 9 aprile 2023, intorno alle 16. Emanuele viaggiava da solo, diretto probabilmente verso Agliè. Dall’altra parte arrivava la Fiat Panda di Marco Becchio, che, stando alla ricostruzione dei carabinieri di Agliè, avrebbe tagliato la strada nel tentativo di svoltare. Dopo l’impatto, l’auto si era ribaltata colpendo la Golf grigia di Tinetti, ferma all’incrocio.
I soccorsi furono immediati. L’automobilista fu portato all’ospedale di Ivrea, non in pericolo di vita. Per Emanuele, invece, non ci fu nulla da fare. Sul posto arrivarono i vigili del fuoco di Castellamonte, i carabinieri e anche il sindaco di Agliè, Marco Succio, che seguì personalmente i rilievi.
Nei giorni successivi, Castellamonte si fermò. La chiesa parrocchiale si riempì come non accadeva da anni. Centinaia di persone per l’ultimo saluto a un ragazzo descritto da tutti come solare, gentile, appassionato di motori e di vita. La fidanzata Debora scrisse un messaggio struggente: «Avevi una vita tutta da vivere ed ora avrai 25 anni per sempre».
In aula, oggi, quel dolore era tangibile. Ogni frase, ogni testimonianza sembrava riaprire quella ferita che da un anno e mezzo non smette di sanguinare.
Il processo è stato rinviato al 19 marzo 2026, quando saranno ascoltati i consulenti tecnici del pubblico ministero Elena Parato. Poi, a seguire, le udienze del 16 aprile per i periti della parte civile, del 14 maggio per la difesa e dell’11 giugno per la chiusura dell’istruttoria.
Sarà allora che, dopo mesi di analisi e controanalisi, la giustizia proverà a dare una risposta. Ma per i genitori di Emanuele, quella risposta, qualunque essa sia, non potrà mai restituire la vita di un figlio che amavano più della loro stessa vita.
Il padre, in silenzio, ha lasciato l’aula stringendo forte le mani sulle ruote della sedia, senza una parola. Solo il rumore del suo passo spezzato sul pavimento del tribunale. Una storia di dolore che non ha bisogno di retorica: una vita spezzata e altre due condannate a convivere con l’assenza.
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