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Cronaca

Bravata di notte nell’ex Lancia: processo chiuso per i quattro di San Benigno

Risarcimento simbolico e assoluzione dopo la conciliazione con la titolare della Eurotir

In foto il'ex Lancia di Chivasso e l'avvovato Marco Stabile

In foto l'ex Lancia di Chivasso e l'avvocato Marco Stabile

Si chiude con una stretta di mano, e un risarcimento simbolico, il procedimento penale a carico dei quattro giovani residenti a Ciriè, Leini e San Benigno Canavese, finiti davanti al giudice per una notte brava nei capannoni dell’ex stabilimento Lancia di Chivasso, dove ha sede l’azienda di trasporti Eurotir. L’udienza, celebrata davanti alla giudice Marianna Tiseo, ha sancito la fine del processo con una sentenza di assoluzione per estinzione del reato, dopo la conciliazione raggiunta tra imputati e parte offesa.

L’avvocato Marco Stabile, legale di fiducia dei quattro imputati, spiega: «La vicenda rimane incerta. Dall'azienda non è stato portato via nulla. Le parti hanno deciso, con l’impegno di imputati e avvocati, di conciliare risarcendo la persona offesa, che ha ritirato la querela». Parole che fotografano la chiusura di un caso rimasto ai margini della cronaca ma significativo per la piega assunta in aula: nessuna condanna, ma una riconciliazione civile dopo settimane di preoccupazione.

I quattro ragazzi, tre poco più che ventenni e un trentenne, tutti lavoratori, erano finiti nei guai una sera di alcune settimane fa, quando — dopo una cena al McDonald’s dell’area commerciale del Bennet — si erano spinti, per gioco o incoscienza, nei locali di una delle aziende della zona industriale del Pi.Chi, l’area nata sulle ceneri dell’ex polo Lancia. L’episodio, accaduto di notte, si era concluso in pochi minuti con l’arrivo dei carabinieri, allertati dal sistema antifurto.

Nessun bottino, nessuna fuga rocambolesca: soltanto la follia di una notte che li aveva portati a essere arrestati per tentato furto. Tre di loro erano incensurati, il quarto con qualche precedente minore. Dopo l’arresto erano stati posti ai domiciliari, poi rimessi in libertà in attesa del giudizio.

Nel tempo, il procedimento si è progressivamente sgonfiato. Le indagini avevano confermato l’assenza di effettivi danni o sottrazioni, e la stessa titolare della Eurotir aveva scelto la via della mediazione, aprendo al dialogo con i legali dei giovani. Un percorso che, alla fine, ha portato alla conciliazione formale.

Il tribunale di Ivrea

In aula, l’avvocato Stabile ha ricordato che i quattro imputati hanno sempre mostrato collaborazione e volontà di rimediare: «Non c’è mai stata ostilità tra le parti, ma solo la consapevolezza di un gesto sbagliato. I miei assistiti hanno voluto chiudere questa vicenda nel modo più rispettoso possibile, offrendo un risarcimento simbolico e delle scuse sincere».

La giudice Marianna Tiseo, preso atto dell’accordo, ha dichiarato estinto il reato e pronunciato sentenza di assoluzione, sancendo la chiusura definitiva del fascicolo. Una conclusione che segna il ritorno alla normalità per i quattro imputati, i cui nomi resteranno lontani dai registri penali e per i quali il procedimento si chiude senza macchia.

Una notte di gioventù imprudente, dunque, che poteva avere esiti ben più pesanti. Una bravata costata ansie, spese legali e mesi di incertezza, ma che si è trasformata in una lezione di responsabilità. La giustizia, in questo caso, ha scelto la via della riconciliazione anziché della punizione.

La vicenda, che inizialmente aveva attirato l’attenzione per l’arresto in flagranza dei quattro, si chiude così nel segno del buon senso

Dopo la sentenza della giudice Tiseo, il fascicolo è chiuso. E il messaggio che resta, più delle carte processuali, è quello di una giustizia che sa distinguere la malizia dal rimorso, la criminalità dalla leggerezza.

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