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Cronaca
17 Giugno 2025 - 18:24
In foto, il sindaco Enrico Demaria (a sinistra) e l'ex sindaco Diego Coriasco (a destra)
È una sentenza destinata a fare rumore quella firmata dai giudici del Tribunale del Riesame di Torino – Stefano Vitelli (presidente), Cristiano Trevisan e Stefania Nebiolo – che hanno disposto il dissequestro dei dispositivi informatici e della documentazione acquisiti nei confronti di tre tra i principali indagati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Ivrea sulle presunte irregolarità nella gestione delle multe da parte della Polizia Locale di San Francesco al Campo e San Ponso.
A beneficiarne sono l’attuale sindaco di San Francesco al Campo Enrico Demaria, l’ex primo cittadino Diego Coriasco e l’ex segretaria comunale Maria Teresa Palazzo. Per tutti e tre, accusati di concussione, i giudici torinesi hanno ritenuto insussistenti i presupposti giuridici per mantenere il sequestro di telefoni, computer, documenti cartacei e file digitali, ordinandone la restituzione integrale.
Una decisione che, pur non entrando ancora nel merito delle responsabilità penali, segna un punto importante nella strategia difensiva degli imputati e solleva pesanti dubbi sull’impianto accusatorio. Lo lascia intendere con chiarezza l’avvocato Alessandro Radicchi dello studio Chiusano, difensore di Diego Coriasco e autore, assieme ai colleghi Paolo Davico Bonino (per la Palazzo) e Luigi Chiappero e Umberto Giacomelli (per Demaria), di un attacco frontale al decreto di sequestro firmato dal gip su richiesta della Procura.
“Attendiamo di leggere integralmente le motivazioni del provvedimento”, spiega Radicchi che poi aggiunge: “In fase di discussione davanti al Riesame abbiamo evidenziato l’insussistenza degli elementi costitutivi del reato di concussione e soprattutto l’inesistenza del concorso in qualsivoglia reato che la Procura ipotizzava a carico della Polizia Municipale”. Non solo: secondo la difesa, il provvedimento che aveva disposto i sequestri difettava di motivazione e non rispondeva ai requisiti minimi fissati dalla giurisprudenza più recente della Corte di Cassazione. “Abbiamo eccepito una carenza motivazionale – precisa Radicchi – disallineata rispetto ai principi ormai consolidati in materia di sequestro probatorio”.

L'avvocato Alessandro Radicchi (Studio Chiusano), difensore dell'ex sindaco Diego Coriasco
Un’analisi che il Riesame sembra aver condiviso Almeno in parte. Il dissequestro, infatti, non cancella l’indagine, né cancella l’ipotesi di reato. Ma ne ridimensiona il peso, soprattutto nei confronti degli amministratori e dei dirigenti politici. Diversa la posizione dei quattro agenti della Polizia Locale, a cominciare dal comandante Carlo Mura, per cui il sequestro è stato confermato. I giudici, in questo caso, hanno ritenuto fondate le esigenze investigative della Procura, confermando l’impianto accusatorio per una rosa più ampia di reati, che vanno dal falso ideologico alla violenza privata, fino – di nuovo – alla concussione.
Ma è chiaro che la decisione del Tribunale riapre il confronto su un’inchiesta che fin dalle prime battute ha sollevato perplessità e tensioni. Secondo l'accusa, alla base dell’intero impianto ci sarebbe un sistema distorto di gestione delle contravvenzioni, fondato su pratiche opache e scarsa trasparenza. Tra i nodi principali, la mancata restituzione delle patenti, l’invito a pagare verbali senza accesso ai filmati, il possibile utilizzo improprio dei proventi delle multe e, non da ultimo, la mancanza di copertura giurisdizionale in alcuni casi di sanzione.
Eppure, per almeno una parte dei soggetti coinvolti, le accuse iniziano a scricchiolare. Il provvedimento di dissequestro firmato dal Riesame lo dimostra: servono atti, collegamenti logici, prove concrete. E servono motivazioni chiare.
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