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Cronaca
17 Giugno 2025 - 00:42
Carlo Mura
È solo una delle tante tappe, ma ha già il sapore di un primo colpo di scena giudiziario l’ultima decisione del Tribunale del Riesame di Torino: annullati i sequestri di dispositivi informatici e documenti disposti dalla Procura di Ivrea per tre degli indagati principali nell’inchiesta sulle presunte irregolarità nella gestione delle multe da parte della Polizia Locale di San Francesco al Campo e San Ponso. Una decisione che, tuttavia, riguarda solo una parte del mosaico investigativo.
A beneficiare del provvedimento sono Enrico Demaria, sindaco in carica di San Francesco al Campo, difeso dagli avvocati Luigi Chiappero e Umberto Giacomelli, l’ex primo cittadino Diego Coriasco (assistito dall’avvocato Alessandro Radicchi) e l’ex segretaria comunale Maria Teresa Palazzo (difesa da Paolo Davico Bonino). I tre risultano indagati per concussione, ma secondo i giudici del Riesame non vi sarebbero elementi sufficienti per giustificare il sequestro di telefoni, computer e tablet. Da qui l’annullamento dei provvedimenti e la restituzione del materiale sequestrato.

Molto diversa, invece, la posizione di altri indagati, a cominciare dal comandante della Polizia Locale Carlo Mura e dagli agenti Laura Bigoni, Antonio Marinosci e Denis Quazzo. Nei loro confronti, il sequestro è stato confermato: i giudici hanno respinto il ricorso, ritenendo fondate le ragioni della Procura. In questi casi, i reati ipotizzati sono più ampi e vanno dal falso ideologico alla violenza privata, fino alla concussione.
L’inchiesta, coordinata dalla pm Valentina Bossi, è nata da una raffica di segnalazioni e denunce presentate da cittadini che, a partire almeno dal 2022, hanno iniziato a contestare la legittimità dei verbali emessi dalla Polizia Locale operativa non solo a San Francesco al Campo, ma anche nei comuni di Lombardore e San Ponso. Alcuni automobilisti avrebbero denunciato di non aver mai ricevuto indietro la patente dopo una sospensione, altri di essere stati costretti a consegnarla senza alcun atto formale di sospensione. E c’è di più: in diversi casi, i cittadini raccontano di essere stati invitati a pagare subito i verbali per evitare rincari, ma senza poter visionare il filmato della presunta infrazione. Filmati che, in molti casi, potrebbero non essere mai stati registrati, oppure ottenuti con strumenti tecnicamente inadeguati e senza la presenza di un operatore autorizzato al momento della contestazione.
Un altro fronte aperto dell’indagine riguarda la destinazione dei proventi delle sanzioni. Per legge, le somme incassate devono essere vincolate a spese per la sicurezza stradale e la manutenzione delle vie pubbliche. Ma secondo gli inquirenti, parte dei fondi sarebbe stata utilizzata per corrispondere premi e indennità al personale, configurando una possibile ipotesi di peculato. In particolare, sotto osservazione ci sono i bilanci comunali del 2022, anno in cui a San Ponso sarebbero stati elevati ben 46 verbali, alcuni dei quali – secondo la ricostruzione – sarebbero stati emessi addirittura fuori giurisdizione, nel comune di Valperga, non incluso nella convenzione tra i comuni coinvolti.
Tutto questo in un contesto che ha scosso profondamente le comunità locali. A San Francesco al Campo, piccolo comune alle porte di Torino, il blitz di marzo scorso con perquisizioni nei municipi e accessi bloccati dalle forze dell’ordine ha lasciato il segno. Il caso, che coinvolge amministratori, agenti e funzionari, rimette al centro un tema delicatissimo: quello della trasparenza e dell’equità nell’uso del potere sanzionatorio da parte degli enti pubblici.
L’inchiesta, lo sanno bene anche i diretti interessati, è tutt’altro che conclusa. Le autorità stanno ancora analizzando il materiale sequestrato, incrociando atti amministrativi, testimonianze e documentazione contabile. I prossimi mesi potrebbero portare nuove sorprese. E nuove incrinature nel già fragile rapporto tra cittadini e istituzioni.
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