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Cronaca
24 Aprile 2025 - 17:19
Alessandro Gennaro
Alessandro Gennaro aveva solo 31 anni. Una vita intera davanti e un cuore pieno di energia, che spendeva ogni giorno per la sua comunità. È morto in un istante, alle 14.30 di una domenica di fine settembre, lungo la statale 565 a Parella, travolto da un’auto che stava compiendo un'inversione a "U", una manovra vietata e pericolosa. Oggi, a distanza di sette mesi da quel giorno, il Tribunale di Ivrea ha messo un punto giudiziario a quella tragedia: Domenico V., 72 anni, ha patteggiato due anni di reclusione, con sospensione condizionale della pena, per omicidio stradale con l’aggravante della manovra pericolosa in corrispondenza di un’intersezione.
Davanti al giudice Andrea Cavoti, l’uomo – difeso dagli avvocati Francesco Orengia e Paolo Maisto – ha riconosciuto le proprie responsabilità. La ricostruzione del pubblico ministero, è precisa e dettagliata: quella domenica, Domenico V. era alla guida di una Kia Sportage e stava percorrendo la SP 63 in direzione Strambinello. All’intersezione con la SP 565 ha tentato una repentina inversione di marcia, tagliando la carreggiata in un punto dove la segnaletica vietava ogni svolta. Lo ha fatto all’altezza di una doppia striscia continua, ignorando l'obbligo di precedenza, la conformazione della strada e la presenza di altri veicoli. In quell’istante, da sinistra, sulla corsia opposta, sopraggiungeva Alessandro, in sella alla sua Kawasaki Z 1000, con casco, giubbotto e tutte le precauzioni del caso. Non ha avuto scampo. La moto si è schiantata contro la fiancata dell’auto, è andata in pezzi. Il ragazzo è stato sbalzato e si è infilato sotto al veicolo, incastrato.

A chiamare i soccorsi è stato un altro motociclista che aveva appena incrociato Alessandro. “Mi aveva fatto il cenno di saluto che ci si scambia tra centauri”, ha raccontato ai carabinieri, “un istante dopo si è trovato quel Suv di traverso e non ha potuto evitarlo”. A nulla sono serviti i soccorsi. Nonostante il massaggio cardiaco tentato tre volte dall’équipe medica arrivata con l’elisoccorso, Alessandro è morto sul colpo.
Un ragazzo amato da tutti, ricordato da un'intera comunità. Non era “uno come tanti”. Viveva a Ivrea ma non aveva mai smesso di tornare nella sua Cascinette d'Ivrea, dove fin da bambino aiutava la Pro Loco, montava tavoli, grigliava costine con papà Franco durante la festa di Sant’Antonio. Aveva il sorriso aperto, lo spirito di servizio, una gentilezza antica che gli ha lasciato attorno solo ricordi pieni di affetto e dolore. "Un amico che tutti dovrebbero avere", disse il sindaco Davide Guarino il giorno del funerale. E ancora oggi, nei corridoi del tribunale, quel dolore si taglia con il coltello.
A rappresentare in udienza i familiari – la madre Angela, il padre Franco e la sorella Valentina – c’era l’avvocato Mattia Fiò. Sono parte civile, ma il patteggiamento chiude il procedimento penale. La giustizia ha parlato: due anni, sospesi. Un verdetto che legalmente trova fondamento, ma che umanamente lascia aperte ferite che nessuna sentenza potrà sanare.

L'avvocato Mattia Fiò
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