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Cronaca
05 Marzo 2025 - 18:38
Pier Luigi Caramellino
Oggi il Tribunale di Torino ha emesso la sua sentenza: Pierluigi Caramellino, 61 anni, imprenditore agricolo di Casalborgone e immobiliarista, è stato condannato a cinque mesi di reclusione per atti persecutori nei confronti della sua ex dipendente. Una vicenda giudiziaria che si trascina da tempo, segnata da minacce e persecuzioni. Tra marzo e ottobre 2023, l’uomo aveva tempestato la donna di settanta telefonate, colmandola di accuse per i suoi guai finanziari legati al fallimento della sua società, l’Immobiliare Sant’Andrea Spa. Il 5 ottobre 2023 aveva poi inviato un messaggio vocale particolarmente inquietante: "Te la faccio pagare, fosse l’ultima cosa che faccio nella vita. Non vali neanche un proiettile, vali di meno".
Perseguitata e minacciata, la donna, che aveva firmato l’istanza di fallimento dopo anni senza stipendio, aveva deciso di denunciare Caramellino. Oggi, il giudice Alfredo Toppino ha riconosciuto la sua colpevolezza, condannandolo con il vincolo della continuazione rispetto a una precedente sentenza della Corte d’Appello di Torino, che gli aveva già inflitto sei mesi e venti giorni di carcere per stalking. Alla vittima è stata riconosciuta una provvisionale di 2.000 euro. Un epilogo giudiziario che segna l’ennesimo crollo nella parabola di Caramellino.
Un'accusa, quella di stalking, non nuova per Caramellino che 12 luglio del 2021 era stato arrestato proprio per stalking, nei confronti dell'ex compagna. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere era stata firmata dal gip Ersilia Palmieri del tribunale di Torino.
Caramellino aveva perseguitato l’ex compagna, residente in un comune del torinese, tanto da spingere la Procura di Torino - e il pm Rossella Salvati, titolare del procedimento - a chiedere l'arresto per l’uomo.
Pierluigi Caramellino non è solo un immobiliarista caduto in disgrazia. Per anni è stato una figura centrale nelle vicende urbanistiche di Chivasso, in particolare per il suo coinvolgimento nella travagliata storia dell’ex Collegio San Giuseppe, poi ribattezzato Convento di San Bernardino.
Il Collegio San Giuseppe è stato per generazioni un simbolo della città, un luogo che ha ospitato migliaia di studenti e che, con il suo lungo corridoio dal profumo di refettorio, la cappella illuminata dalle candele e il cortile risuonante di voci, ha segnato l’infanzia di molti chivassesi. Tutto cambiò negli anni ’90, quando le suore abbandonarono l’istituto, lasciandolo vuoto e inutilizzato.
Fu allora che l’immobile attirò l’attenzione di Mario Bonardo, imprenditore ambizioso che sognava di trasformarlo in un lussuoso hotel a cinque stelle per le Olimpiadi invernali di Torino 2006. Il progetto prevedeva non solo un albergo di alto livello, ma anche un centro benessere che avrebbe dovuto attirare turisti da tutto il mondo. Ma il sogno non si concretizzò mai. Nel 2006, prima l’Euromedical e poi tutte le società collegate al nome di Bonardo – tra cui la Smeg e la Compagnia di San Bernardino – fallirono, decretando la fine di quell’ambizioso piano.

Il Collegio San Giuseppe oggi di proprietà di un imprenditore svizzero
Nel 2011, Pierluigi Caramellino, con la sua Immobiliare Sant’Andrea, vide un’opportunità nel fallimento di Bonardo. Acquistò all’asta l’ex Collegio per 1 milione e 357 mila euro, convinto di poter realizzare finalmente quel sogno irrealizzato. Il suo obiettivo era convertire l’edificio in un complesso di uffici e appartamenti, ma anche lui si scontrò con una realtà ben più ostile.
Le irregolarità edilizie e le concessioni scadute si rivelarono un ostacolo insormontabile. Una perizia del 2009 dell’architetto Mauro Vaudetti, commissionata dalla Procura nell’ambito del processo per bancarotta di Bonardo, evidenziò che il provvedimento con cui il Comune aveva autorizzato i lavori per l’hotel si basava su "valutazioni non veritiere" e su misure non corrispondenti alla realtà. Il risultato fu un contenzioso senza fine tra Caramellino e l’amministrazione comunale.
Nel 2018, il Comune bloccò definitivamente ogni intervento in attesa del parere della Soprintendenza Archeologica. Nel frattempo, vennero emesse ordinanze di demolizione per le opere considerate abusive, costringendo Caramellino a un’impasse. La sua azienda, già in difficoltà, affondò definitivamente sotto il peso dei debiti e delle tasse inevase. Nel dicembre 2021, l’Immobiliare Sant’Andrea fu costretta a portare i libri contabili in tribunale, decretando un altro fallimento clamoroso. A firmare l'istanza di fallimento, la dipendente che non vedeva il suo stipendio da anni.
Dopo la caduta di Caramellino, l’ex Collegio tornò nuovamente all’asta nel 2022 e il 14 settembre di quell’anno, nello studio del notaio Paolo Maria Smirne a Torino, l’immobile fu acquistato da un imprenditore italo-svizzero al prezzo base di 737 mila e 500 euro per 4 mila e 354 metri quadrati di superficie lorda. L’offerta minima era di 533 mila 125 euro. . Oggi l’edificio appartiene alla società Ardeck Srl, che ha avviato un piano di riqualificazione per riportarlo in vita.
Il 30 novembre 2024, il Comune di Chivasso ha aggiornato lo stato dell’immobile, confermando che la società ha presentato istanze di fiscalizzazione per regolarizzare le difformità edilizie e adattare il complesso a nuovi usi. Il progetto prevede la trasformazione dell’ex convento in un centro misto di negozi e residenze, segnando la fine di un lungo periodo di incertezze.
Dopo anni di fallimenti, sogni irrealizzati e battaglie giudiziarie, il Collegio San Giuseppe sembra finalmente avviato verso un nuovo futuro. Sarà questa la volta buona? O il destino dell’edificio è ancora legato a nuovi ostacoli? Solo il tempo lo dirà, ma Chivasso può, almeno per ora, guardare avanti con un rinnovato senso di ottimismo.
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