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Cronaca
18 Febbraio 2025 - 19:20
"Un boato, poi il silenzio”. In aula il terribile racconto dello schianto in moto
"Non avrei mai pensato che potesse succedere a noi". Le parole di Liliana Chifan, moglie dell’imputato Ioan Mihai Chifan, risuonano nell’aula del tribunale di Ivrea come un’eco della tragedia avvenuta l’11 agosto 2021 sulla strada provinciale 228, all’altezza del supermercato Docks di Burolo. Un giorno come tanti, una svolta a sinistra, poi lo schianto. Il corpo di Luigi Rossetto, imprenditore 46enne di Bollengo, proiettato sull’asfalto. L'impatto devastante non gli ha lasciato scampo.
Quel mercoledì d'estate, la famiglia Chifan stava tornando dal lago Sirio, diretta al supermercato per fare la spesa. A bordo della Fiat Punto c'erano anche i figli Siria e Kevin, di appena 8 e 12 anni. Una giornata spensierata trasformata in un incubo.
"Mio marito si era fermato, aveva messo la freccia a sinistra. Poi abbiamo sentito qualcosa arrivare all’improvviso. Subito dopo, il rumore assordante dello schianto. Io ho pensato solo ai bambini, ho cercato di tirarli fuori dall’auto. Tremavo, mani e piedi, non capivo cosa fosse successo."
La donna ha raccontato in aula il caos di quei primi istanti: gli airbag esplosi, il vetro posteriore frantumato, il figlio ferito da schegge di vetro.
"L’ho visto per terra, la moto a pochi passi. Le auto si sono fermate, poi un signore ci ha portati in una piazzetta. In quel momento non pensavo alla dinamica, non capivo chi avesse colpa. Cercavo solo di proteggere i miei figli."
Nel processo che vede Ioan Mihai Chifan accusato di omicidio stradale, difeso dall'avvocato Alessandro Rogani, la questione chiave è la velocità della moto al momento dell’impatto e il limite di velocità consentito in quel preciso tratto.
Un’altra questione controversa riguarda la manovra della Fiat Punto. Il video delle telecamere di sicurezza del supermercato Lidl, proiettato in aula, non chiarisce se l’auto avesse inserito l’indicatore di direzione prima della svolta. Un dettaglio fondamentale per stabilire eventuali responsabilità.
La ricostruzione dei Carabinieri di Settimo Vittone indica che la moto di Rossetto proveniva da sinistra, dopo aver effettuato un sorpasso. Nel momento in cui la Fiat Punto ha svoltato, la moto BMW ha colpito violentemente il lato posteriore sinistro dell’auto. Rossetto è stato sbalzato con una forza tale da proiettarlo sulla corsia opposta.
A confermare la dinamica drammatica dello schianto è stata la relazione del medico legale Alessandro Marchesi, che ha ricostruito le cause della morte. Trauma cranico con contusioni cerebrali ed emorragia sottodurale, fratture multiple alle costole e agli arti. L'autopsia ha rivelato la presenza di cannabinoidi nelle urine del motociclista, segno di un’assunzione nei giorni precedenti l’incidente. Tuttavia, gli esami del sangue non hanno evidenziato alterazioni al momento dello schianto, escludendo quindi un’incidenza diretta sulla lucidità del conducente.
Presente in aula anche Davide Rossetto, fratello di Luigi, che si è costituito parte civile.
"Per me, per tutta la mia famiglia, è stato un dolore straziante. So che il processo non potrà riportare Luigi tra noi, ma vogliamo giustizia. Il video mostrato in aula non lascia dubbi" aveva dichiarato a margine della scorsa udienza.
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Davide Rossetto, fratello di Luigi, con l'avvocato Celere Spaziante
L’avvocato Spaziante ha ribadito la necessità di fare chiarezza sulla condotta di guida dell’imputato, chiedendo che il giudice valuti con attenzione la tempistica della svolta e il comportamento del conducente dell’auto.
La testimonianza di Liliana Chifan ha restituito anche il dolore e lo shock della famiglia dell’imputato.
"Mi dispiace tantissimo per lui, per la sua famiglia. Noi ci portiamo dentro la paura che possa succedere di nuovo. Mio marito ha chiamato subito i soccorsi, ha cercato di fare tutto il possibile. Ma quel momento ha cambiato tutto."
Anche per loro nulla è stato più come prima. Il figlio, ferito al volto dalle schegge di vetro, ha ancora paura delle auto. Liliana Chifan stessa ha riportato problemi al collo e ha dovuto indossare un collare ortopedico dopo l’incidente.
Mentre il processo prosegue, a Bollengo e in tutto l’eporediese il ricordo di Luigi Rossetto è ancora vivo. Imprenditore nel settore camperistico con la sua Ivrea Camper, portiere della squadra di calcio amatoriale Bollengo Brothers, padre affettuoso.
A piangerlo oggi, oltre alla famiglia d’origine, sono la moglie Marika e le due figlie, Letizia e Marta, che ancora aspettano risposte.
Le aule di giustizia cercheranno di stabilire le responsabilità, ma per chi lo ha conosciuto, la sua assenza pesa ogni giorno di più.
La sentenza dirà chi ha sbagliato. Ma non potrà mai restituire un marito, un padre, un amico.
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