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Cronaca
07 Febbraio 2025 - 13:27
Non siamo a Pamplona, ma la scena che si è verificata a marzo 2021 in una stalla di Barone Canavese avrebbe potuto tranquillamente far parte della celebre corsa dei tori. Ilaria De Palma, addetta al benessere animale, è stata caricata da un giovane torello mentre svolgeva il suo lavoro, riportando gravi ferite che le hanno lasciato un’inabilità residua del 20%. Un incidente che ha ora portato a processo Dino Mellano, titolare dell’azienda agricola Cervino, accusato di aver omesso di garantire le misure adeguate a prevenire un infortunio sul lavoro, in una situazione di rischio ben nota nel settore dell’allevamento.
Oggi, dinanzi alla giudice Marianna Tiseo, si è svolta un’udienza carica di dettagli tecnici ma anche di racconti che hanno messo in luce il duro lavoro nelle stalle e le difficoltà nel garantire la sicurezza di chi vi opera. Il processo vede Mellano difeso dall’avvocato Gianluca Liut del foro di Pordenone, mentre il pubblico ministero Valentina Bossi ha interrogato testimoni chiave per ricostruire il contesto dell’incidente.
Tra loro, una figura spicca su tutte: Giacomo Caldera, per tutti Giacu, il capo stalla. Con la sua voce ferma e carica di esperienza ha raccontato il funzionamento della stalla e le procedure previste: “Non si entra mai da soli negli stalli, è una regola base. Uno controlla, l’altro opera".
Durante l’udienza è emerso che l’azienda agricola Cervino, tra il 2016 e l’autunno 2021, aveva sviluppato documenti per la sicurezza sul lavoro, compreso un aggiornamento del Documento di Valutazione del Rischio (DVR) nel 2020. Tuttavia, il tema della sicurezza nelle stalle resta una sfida, come ha spiegato un altro testimone, Ivan Bellaria, ex dipendente della Cervino: “Gli animali sono imprevedibili. Se dai le spalle a una bestia, rischi di essere caricato”.

Bellaria ha spiegato come, nelle operazioni ordinarie, la presenza di almeno due operatori fosse considerata essenziale, specialmente per il caricamento dei vitelli sui camion. In quel marzo 2021, De Palma era l’unica addetta stabile alla stalla di Barone, con la responsabilità di monitorare il benessere degli animali, verificare la loro alimentazione e segnalare eventuali problemi di salute. Abitava addirittura nella stessa struttura, per essere sempre disponibile.
Nonostante le misure di sicurezza indicate nei documenti aziendali, il processo ha messo in evidenza come la pratica quotidiana nelle stalle possa differire dalla teoria. Raffaella Mellano, sorella dell’imputato e testimone in aula, ha difeso l’operato dell’azienda, sottolineando l’attenzione al benessere degli animali e alla sicurezza dei lavoratori: “Abbiamo sempre fatto giornate di formazione e informazione”. Tuttavia, l’infortunio della De Palma solleva interrogativi su quanto queste procedure fossero effettivamente seguite e rispettate.
La prossima udienza è fissata per il 23 maggio, quando Dino Mellano sarà interrogato e si terrà la discussione finale. Il dibattimento dovrà chiarire se l’azienda abbia fatto tutto il possibile per prevenire il rischio o se, come sostiene l’accusa, ci sia stata una sottovalutazione delle misure di sicurezza.
Il processo continuerà a scrivere una pagina importante su un tema delicato: quello della sicurezza nei luoghi di lavoro, in un settore dove la routine è scandita non da macchinari, ma da animali vivi, con tutti i rischi che questo comporta.
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