Un’allerta sanitaria partita dai controlli dell’ASL TO4 nel polo logistico Lidl di Volpiano ha portato alla luce un caso giudiziario che oggi è al centro di un acceso contraddittorio. La vicenda riguarda una partita di 210 cartoni di aringhe provenienti dalla Polonia, commercializzate da Anseatic GMBH, azienda certificata a livello europeo.
L’allarme Listeria è scattato il 21 novembre del 2021 dopo analisi microbiologiche eseguite dall’Istituto Zooprofilattico del Piemonte, rilevando la presenza del batterio in due delle cinque unità campionarie analizzate.
A processo, con l'accusa di aver detenuto per il commercio sostanze destinate all'alimentazione potenzialmente pericolose per la salute pubblica, Maurizio Cellini, direttore regionale per Lidl Italia, attualmente nel Lazio, ad Anagni, all’epoca dei fatti nella direzione regionale di Carmagnola cui faceva capo il centro logistici di Volpiano. Un incarico che lo poneva a capo di circa 1500 collaboratori e più di 70 negozi tra Pimonte e Liguria di cui Volpiano ne serviva una trentina.
All'epoca dei fatti il coordinatore della logistica del centro di Volpiano era già Marco Attardo, attuale coordinatore.
L’ispezione era avvenuta nel novembre 2021 su mandato dell’UVAC, l’ente competente per il controllo degli alimenti di origine animale importati in Italia. Durante l’analisi, l’Istituto Zooprofilattico aveva rilevato Listeria monocytogenes in due campioni: uno con una concentrazione inferiore a 40 unità formanti colonie (UFC) e l’altro inferiore a 10 UFC.
Il regolamento europeo 20/73 fissa il limite di sicurezza per la Listeria monocytogenes a 100 UFC. Sebbene i valori riscontrati fossero ben al di sotto di questa soglia, l’ASL TO4 aveva comunque emesso un’allerta il 3 dicembre 2021, disponendo il richiamo immediato del prodotto.
Durante il processo, l’azienda ha difeso il proprio operato sottolineando di aver applicato correttamente le procedure di autocontrollo previste dalla normativa. Marco Attardo, coordinatore della logistica Lidl per il centro di Volpiano, ha spiegato che il prodotto era stato stoccato seguendo rigorosamente la catena del freddo senza anomalie nei sistemi di refrigerazione.
L’avvocato Marco Casini, legale di Lidl, ha evidenziato come l’azienda abbia agito con estrema cautela, ritirando il lotto nonostante i valori riscontrati non rappresentassero un rischio per la salute pubblica. Inoltre, secondo la difesa, l’ASL TO4 non ha mai segnalato una pericolosità concreta del prodotto nel portale europeo delle allerte alimentari, limitandosi a confermare la presenza del batterio senza evidenziarne la quantità.

L'avvocato Marco Casini del foro di Cremona
In aula è intervenuto anche il professor Luca Chiesa, ordinario presso l’Università di Milano ed esperto in sicurezza alimentare, che ha analizzato i dati forniti dall’Istituto Zooprofilattico. Secondo l’esperto, il batterio era presente in quantità troppo basse per costituire un rischio concreto, spiegando che un valore inferiore a 10 UFC significa che potrebbe essere del tutto assente o presente in quantità ininfluente.
Il challenge test eseguito dall’azienda polacca produttrice ha inoltre dimostrato che il terreno di conservazione non era favorevole alla proliferazione della Listeria, rendendo improbabile un peggioramento delle condizioni del prodotto.
L’allerta sanitaria si è basata su un principio di precauzione, ma il processo sta facendo emergere dubbi sulla necessità del provvedimento. L’azienda ha ritirato il prodotto prima ancora che ci fossero riscontri definitivi, seguendo i protocolli interni, mentre le autorità sanitarie non hanno imposto misure restrittive a livello nazionale.
Durante la prossima udienza verranno discusse le conclusioni delle parti.