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Borgofranco

Un'intera frazione rasa al suolo dalle ruspe: Comune condannato a pagare 300mila euro

Silvia Zilli vince la sua battaglia: Borgata Paratore doveva essere messa in sicurezza dopo la frana del 1994, le case non andavano abbattute

La frana del 1994

La frana che travolse la sasa di Silvia Zilli in Borgata Paratore nel 1994

Silvia Zilli ha vinto la sua causa. Il Comune di Borgofranco dovrà risarcirla. Ha vinto quella battaglia iniziata nel 2002 quando il sindaco di allora, Fausto Francisca, che è lo stesso di oggi (Ndr), aveva deciso di mandare le ruspe per abbattere le case di località Paratore.

La casa di Borgata Paratore ristrutturata da Silvia Zilli e suo marito Flavip Bonardo

Quel Borgo antico risalente al 1100, doveva essere raso al suolo. E questo perché il nuovo piano regolatore approvato dalla giunta comunale, prevedeva la non utilizzabilità urbanistica delle case esistenti, oltre ad impedire di costruirne di nuove. Tutto a causa del dissesto idrogeologico cui era soggetta l'area alle pendici della Serra.

La pronuncia definitiva dà contro quella scelta. Dopo 7 anni di udienze e tre gradi di giudizio, lo scorso 27 dicembre è stata registrata la sentenza della Corte Costituzionale che ha rigettato tutti i motivi di Appello del Comune di Borgofranco d'Ivrea, confermando per filo e per segno quanto stabilito dai giudici della Corte d'Appello di Torino e cioè un risarcimento per i danni materiali subiti da Silvia Zilli con la demolizione della casa di 295.180,71 euro, più 20mila euro per i danni esistenziali e morali subiti dalla Zilli, da suo marito, Flavio Bonardo e dal figlio Davide.

Tutto ha avuto inizio con l'alluvione del 1994.

A ripercorrere i fatti è la stessa Zilli: "Nel mese di maggio una frana da pioggia aveva invaso il bacino del Rio dei Mulini a monte dell’abitato. La Regione aveva fatto un sopralluogo e aveva avvisato il Comune del pericolo costituito da un torrente ostruito e da un movimento franoso in atto. Pertanto aveva indicato la necessità di salvaguardare la popolazione, e di “attuare interventi immediati di bonifica" come si legge nei documenti dell'epoca. Inoltre aveva chiesto di dare“libero sfogo alle acque del Rio dei Mulini ripulendo l’alveo dalla vegetazione e dalle cataste di legname che attualmente lo invadono”.

Il Comune, secondo le accuse, non avrebbe fatto nulla di tutto ciò: né avrebbe eseguito i lavori urgenti prescritti, né ha avvisato le persone del pericolo.

Nella notte tra il 5 e il 6 novembre di quell'anno, una spaventosa frana si era riversata sulla frazione Paratore, sulla frazione Biò e aveva attraversato il paese.

Un'incubo che nessuno qui in paese dimentica.

IL RACCONTO DI SILVIA ZILLI

Verso mezzanotte sentimmo un rumore tremendo. I muri tremavano. Io avevo un bimbo di 3 anni e due figlie di 10 e 12 anni. Mio marito uscì per cercare di capire. La montagna venne giù e lui non riuscì più a tornare fino al mattino. Solo verso le 10, la Protezione Civile entrò in casa usando dei tronchi come passerelle e portando in salvo i bambini in braccio. Fu una notte drammatica”.

La frana travolse la casa e tutta la borgata arrivando fino in paese

La rabbia è ancora tanta: “Scoprimmo poi che c’era un allerta, che il sindaco avrebbe dovuto informare la popolazione dei rischi che si stavano correndo. Non lo fece per “No spargere il panico” disse. Ma noi abbiamo rischiato di morire. Abbiamo anche scoperto che lo Stato aveva dato alcuni milioni di euro al Comune per mettere in sesto una zona il cui rischio idrogeologico era noto fin dal 1975”.

Nel 1994 sindaco di Borgofranco era Claudio Ferrando, ma l'anno dopo gli succede Fausto Francisca che resta in carica per dieci anni, fino al 2004.

E' del 2002 la decisione di abbattere le case della frazione con le ruspe, ma all'ordinanza di sgombero non era seguita l'immediata demolizione. Le famiglie della frazione, tra cui quella dell'agguerrita Silvia Zilli, si erano opposte a quell'ordinanza ritenuta scellerata. Perché, se era vero che quel versante si trovava in una situazione di grave dissesto idrogeologico, era altrettanto vero che negli anni precedenti il Comune aveva chiesto e ottenuto i fondi per la messa in sicurezza.

"Il Comune - spiega la Zilli - in aperto contrasto con la Regione, ha perseguito un proprio indirizzo amministrativo diretto non alla tutela e messa in sicurezza del territorio ma al suo progressivo abbandono. Infatti ha iniziato una lunga fase di redazione di un Piano Regolatore che, per la frazione Paratore, prevede la inutilizzazione urbanistica delle case esistenti". Nei documenti si legge:“E' improponibile l’uso degli edifici esistenti. Tale classificazione non consente l’utilizzazione neanche dopo che sono state eseguite opere di sistemazione idrogeologica”.

Su questi presupposti seguono anni di battaglie in carta bollata. La strada per queste persone costrette ad abbandonare le proprie case, è la ricollocazione. Una per volta tutte le famiglie accettano, anche Zilli-Bonardo che nel 2009 si trasferiscono nella nuova casa di San Martino Canavese.

Il contributo erogato dal Ministero per la ricollocazione arriva, ma essendo soggetto a dei limiti relativi ai metri quadri e al valore dell'immobile, non copre i costi reali della ricostruzione della nuova casa.

"Qui nasce la causa del 2016, quella terminata lo scorso 27 dicembre - spiega la Zilli -. E' stata intentata per ottenere la differenza tra il contributo per la ricollocazione e i costi di costruzione sostenuti".

IL PRIMO PROCESSO

La prima condanna del Comune di Borgofranco d'Ivrea, risale al 2008 quando con sentenza di Corte d'Appello passata in giudicato, era stato deciso il "risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti in conseguenza del grave evento franoso verificatosi nella notte tra il 5 e il 6 novembre 1994; in quella sede il Comune veniva ritenuto responsabile della frana e dei conseguenti danni perché non era intervenuto, nell’esercizio delle proprie competenze istituzionali, per porre riparo ad una situazione di dissesto idrogeologico che gli era nota da tempo e perché aveva rilasciato incautamente alla sig.ra Zilli una concessione edilizia incondizionata senza considerare la pericolosità dell’area circostante".

LA SECONDA CAUSA

Il ricorso presentato nel 2016 per l'ingiusta demolizione della casa, viene ritenuto fondato e per ben tre gradi di giudizio il Tribunale dà ragione a Silvia Zilli.

La prima sentenza è dell'11 gennaio del 2021: il Tribunale di Ivrea riconosce alla Zilli il risarcimento per il danno materiale quantificato in 295.180,71 euro. 

Il Comune presenta ricorso e perde ancora una volta: il 13 luglio del 2022 la Corte d'Appello di Torino oltre a confermare il danno materia, riconosce a Silvia Zilli, al marito e al figlio, 20mila euro di danno ciascuno per "il grave pregiudizio di tipo esistenziale e morale patito dagli appellanti per aver dovuto abbandonare la propria casa di abitazione e trasferirsi altrove, non per libera scelta, ma in quanto indotti dall'inerzia del Comune, nonostante i ripetuti solleciti e dopo aver a lungo lottato perché la zona venisse messa in sicurezza".

Quel che restava della casa dopo il passaggio delle ruspe

Ciò che ricorre nella sentenza di Appello è "La responsabilità del Comune per la condotta negligente tenuta successivamente alla frana del 1994 e fino al 2001, quando i signori Zilli e Bonardo hanno aderito alla procedura di ricollocazione perdendo l’abitazione".

Ed ecco cosa scrivono i giudici nero su bianco: "Il Comune di Borgofranco d’Ivrea fin dal 1975 era consapevole dello stato di dissesto idrogeologico della frazione Paratore ove era situato l’immobile di proprietà della sig.ra Zilli; ciononostante, l’ente comunale, non era intervenuto per sanare la situazione, mancando di adempiere a precisi compiti istituzionali in materia di tutela del territorio e di salvaguardia della pubblica incolumità, fra i quali la programmazione territoriale e la tutela delle zone a rischio , la vigilanza in materia edilizia, le competenze in materia di calamità naturali e di tutela della pubblica incolumità; sussisteva “la responsabilità colposa omissiva del Comune per la mancata adozione dei provvedimenti di competenza per la tutela del territorio comunale, il risanamento del dissesto idrogeologico e la prevenzione di fattori di rischio per la pubblica incolumità” e la “colpevole inerzia nell’affrontare tempestivamente i conosciuti problemi di dissesto idrogeologico e il rilascio incondizionato e senza alcuna cautela della concessione edilizia".

Per risarcire il danno il Comune avrà 120 giorni di tempo.

La cifra non è ancora quantificata esattamente perché bisogna calcolare la rivalutazione monetaria dal 2016 ad oggi e gli interessi maturati. In più ci saranno le spese legali. Si presume che sarà tra i 300 e i 400mila euro. Tutt’altro che bruscolini per un piccolo comune con un bilancio che supera appena i 4 milioni di euro.  

L’ex sindaco, Claudio Ferrando, per la causa legata alla frana, si ritrovò a dover pagare circa 65 mila euro di tasca propria. In suoi aiuto intervenne anche l'Anpci, l'associazione che racchiude i piccoli comuni. Si cercò di aiutarlo in qualche modo.

E' soddisfatta di questa seconda sentenza signora Zilli?

"A muovermi in questi anni è stata la mia dignità e un forte senso di giustizia oltre all'indignazione. Ma tutto questo ha un costo enorme. Con quella frana e dopo le ruspe, non è andata in frantumi solo la mia casa, ma tutta la mia vita. Soddisfatta non direi proprio. La giustizia ha semplicemente fatto il suo corso"

Silvia Zilli è originaria di Lodi, arrivò ad Ivrea nel 1974 come progettista dell'Olivetti

Com'è cambiata la sua vita dalla notte tra il 5 e il 6 novembre del 1994?

"Soddisfatta? E di cosa?Quando quella maledetta frana si è abbattuta sulla nostra casa avevo tre figli: un bimbo di 3 anni appena e due bimbe di 9 e 11 anni. Quella notte è iniziata la mia battaglia contro la negligenza e i comportamenti illeciti di un Comune che aveva messo a repentaglio le nostre vite per superficialità. Una battaglia durata 30 anni che ha logorato tutti, distrutto rapporti familiari. I miei figli sono stati costretti a crescere in un clima di battaglia continui per il riconoscimento di diritti sacrosanti e sanciti costituzionalmente. Quello all'integrità. Quello alla casa. Non mi sono fermata perché era una questione di giustizia. Ma ne sto pagando un prezzo altissimo. Il risarcimento ottenuto è nulla in confronto, ma era necessario che il Comune venisse condannato per le scelte, le azioni e le omissioni dei suoi amministratori".

La sua casa in Borgata Paratore non c'è più. E' stata demolita dalle ruspe del Comune. Che ricordo ne ha?

"Quella casa avrebbe dovuto rappresentare il sogno di una vita per me e per la mia famiglia. Ricordo ancora il giorno che mio marito è arrivato dicendomi che l'aveva trovata. Che dovevo assolutamente vedere com'era bella: sembrava un castello e una volta rimessa a posto lo sarebbe stato davvero. Io aspettavo la mia seconda figlia. Ero un po' scettica all'idea di lasciare Ivrea, ma poi l'idea di una vita immersa nella natura conquistò anche me".

Silvia Zilli, originaria di Lodi, arriva ad Ivrea nel 1974 per lavoro. E' progettista per l'Olivetti ed è qui che conosce il marito, Flavio Bonardo, dirigente nella stessa azienda e originario di Mondovì.

La casa di Borgofranco, in frazione Paratore, l'acquistano nel 1983. La concessione edilizia per ristrutturare l'antico fabbricato viene rilasciata nel 1987.

"Era un ex opificio - racconta - un mulino risalente al 1400. Una struttura imponente caratterizzata da splendidi archi canavesani. Avviati i lavori ci trasferimmo lì nel 1991. Non era completamente terminata, c'era ancora una parte lasciata come rustico che intendevamo finire in seguito. Invece...”.

Dopo soli tre anni che la famiglia si trasferisce nella nuova casa, la frana rovina quel sogno.

"Prima c'è stata la frana, poi la ricollocazione, le battaglie legali. Non ci siamo goduti proprio nulla. Quel sogno è durato tre anni appena. Ho passato la metà della mia vita a lottare per quella casa. Ora mi sento esausta, svuotata. Dopo la demolizione non sono più riuscita a tornare a Paratore. Della mia casa non si vede più neppure il sedime. Tutto è sparito. L'intero Borgo è sparito. Le ultime due case rimaste verranno abbattute a breve. Sono riusciti così a far scomparire un antico borgo medievale. Raso al suolo. Distrutto. Fa male, molto male, credetemi".

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