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Il caso
24 Ottobre 2023 - 00:09
Quella di Natalina Colangelo, madre single di 41 anni e residente a Settimo Torinese, è una storia tragica, di quelle che non si vorrebbero mai raccontare. È la storia di una mamma a cui è stato strappato via il figlio disabile, per portarlo nella comunità per ragazzi con problemi psichiatrici Paolo VI a Casal Noceto, in provincia di Alessandria.
“Lo tengono in un manicomio mascherato da comunità. Mio figlio è sedato e con la bava alla bocca”, ha spiegato la madre in una recente intervista al nostro giornale.
La vicenda di Colangelo parte il 14 gennaio del 2020, quando un’ambulanza chiamata dalla scuola Rodari di Settimo, che il ragazzo frequentava, è venuta e l’ha portato via.
Il motivo?
“Un bambino incontenibile, pur di non ammettere che non riuscivano a gestirlo hanno chiamato i servizi sociali” afferma la donna. Contro il figlio, peraltro, era anche stato organizzato uno sciopero da parte dei genitori, che non volevano più che Andrea (nome di fantasia) frequentasse lo stesso istituto dei propri figli.
“Lui ha una disabilità certificata: è iperattivo e ha un ritardo cognitivo - spiega Colangelo - me lo hanno portato via, non tolgono i bambini agli alcolisti, ai drogati, a chi li maltratta. Ma a mesì”.
Già, Natalina Colangelo per ben 2 gradi di giudizio è stata dichiarata “non idonea” come tutrice. “I giudici hanno detto che sono borderline (un grave disturbo patologico della personalità, ndr). Peccato che questa cosa mi sia stata diagnosticata senza farmi nessun tipo di test. Io lavoro da 23 anni ok? Se fossi così instabile come dicono non potrei avere una vita normale. Ovviamente io mi sono opposta a questa cosa, ma gli psicologici e i servizi sociali collaborano con i tribunali Quando siamo andati in aula ho detto al mio avvocato: ma dove vogliamo andare? Non vedi che hanno già deciso tutto? Sono una vera e propria associazione a delinquere, non ho paura a dirlo”.
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Le proteste di Natalina Colangelo di fronte alla scuola Rodani
A nulla sono servite le proteste e le battaglie in tribunale, con la donna che è seguita dagli avvocati Francesco e Pasqualino Miraglia per riuscire a riottenere la potestà genitoriale.
Il piccolo Andrea, che oggi ha 11 anni, dopo essere stato tolto alla madre è stato portato nella comunità per ragazzi disabili Paolo VI, a Casal Noceto. E su questo punto, Colangelo, non fa sconti.
“Dato che non sono idonea non lo posso incontrare. Sono quasi 4 anni che non vedo né parlo con mio figlio. Ho testimonianze di cosa succede all’interno di quella comunità e ho già anche fatto denuncia. I ragazzi vengono sedati e maltrattati. Hanno “la stanza blu”, dove rinchiudono i bambini quando non fanno i bravi, vi lascio immaginare cosa succede lì dentro...” ci spiega, mentre ci mostra una foto inviatale da ex pazienti della comunità Paolo VI, immagine in cui un bambino viene strattonato da un uomo e un altro ragazzo.

La foto di ciò che avviene alla Comunità Paolo VI, inviata al nostro giornale da Natalina Colangelo
“Mio figlio ora è stato dichiarato non adottabile per gravissime condizioni sanitarie. Ha problemi a deglutire, l’alopecia, è obeso e non riesce a muovere bene le mani - afferma - quando è entrato non era così. Tutte cose che mi sono state riferite dalle persone dentro la comunità con cui ho contatti, dato che con Andrea io nemmeno ci posso parlare”.
“Voglio fare anche qualche nome. Che mi denuncino pure, non mi importa - aggiunge - Gli psicologi Valentina Molinelli e Gianluigi de Agostino lavorano in quella comunità degli orrori come CTU (Consulenti Tecnici d’Ufficio, ndr) e sono le stesse persone che collaborano con i tribunali. Come si uscirà da questa situazione? Ho fatto denuncia ai carabinieri e continuerò a battermi con i miei legali. Ridatemi mio figlio”.
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