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Crescentino
19 Settembre 2023 - 13:06
La vittima Marylin Pera e l’assassino Marco De Frenza
È stata ridotta di due anni, da 23 a 21, la pena inflitta a Marco De Frenza, 61enne di Mede, reo confesso del femminicidio della crescentinese Marylin Pera, 39 anni.
Il delitto era stato commesso in un appartamento di corso Novara a Vigevano il 10 agosto 2021.
La donna in precedenza aveva vissuto per molti anni a Crescentino, dove tante persone hanno seguito la tragica vicenda che l’ha coinvolta e dove sono state celebrate le esequie.
La Corte d’assise d’appello di Milano, presieduta da Ivana Caputo, ha accolto il concordato con la Procura generale proposto dagli avvocati difensori dell’imputato. «Una procedura prevista dal codice - hanno commentato gli avvocati dei parenti della vittima, che si sono costituiti parte civile - ma ci aspettavamo, vista la gravità dei fatti, che la richiesta fosse respinta».
Nel processo di primo grado, celebrato nello scorso gennaio davanti alla Corte d’assise di Pavia, l’accusa aveva chiesto l’ergastolo per De Frenza: i giudici però lo condannarono a 23 anni.
Il delitto era avvenuto dopo una violenta lite. Secondo le ricostruzioni delle forze dell’ordine, Marylin Pera aveva lasciato casa sua per qualche giorno per andare a stare a casa di De Frenza. Una relazione, la loro, alla quale però dopo qualche giorno la donna voleva mettere fine per tornare dal marito Fiorenzo Preveato e dal figlio di 11 anni. De Frenza si era opposto con violenza, arrivando ad ucciderla a coltellate.
De Frenza, pregiudicato, era sottoposto agli arresti domiciliari fino al 23 maggio del 2021.
Una volta libero era tornato a casa, a Mede. Con Marilyn Pera e il marito si conoscevano già, perché frequentavano lo stesso bar. Lei, con problemi di dipendenza da alcol e droga, era in cura al Ser.D. di Vigevano e un anno prima aveva denunciato il marito per maltrattamenti. Dopo essersene andata di casa una prima volta con il bambino per stare con la madre, era tornata da Preveato.
Intanto frequentava De Frenza, all’inizio come amico, confidandogli di voler lasciare il compagno. Entrambi avevano trovato lavoro quasi contemporaneamente come lavapiatti in un ristorante di Mede, “La culla”. A fine luglio si erano allontanati insieme da Mede; prima erano andati a stare a Crema, da un amico di De Frenza che aveva condiviso la cella con lui in carcere. Poi a Castello d’Agogna, per due notti, sempre da conoscenti di De Frenza. Infine in un appartamento di Vigevano.
Il 10 agosto la lite e il femminicidio. Gli agenti hanno trovato il corpo della donna in bagno, nella doccia, in posizione prona. Di fianco un coltello con la lama lunga 14 centimetri, coperto di sangue. Sul comodino, oltre alla borsetta, anche sette flaconi di metadone e una scatola di xanax.

Sul tavolo della cucina tre bottiglie di birra vuote, due di vino, una di gin e una di sambuca. Così avevano passato le loro ultime ore: l’autopsia ha evidenziato anche tracce di cocaina, forse consumata prima ancora. La donna è stata colpita con tre coltellate: una alla faringe e due al torace di cui una mortale, la prima, quella sferrata con più violenza.
Il corpo della donna era stato trovato solo il giorno seguente: De Frenza era rimasto con il cadavere della vittima in casa per diverse ore. Il 61enne ha spiegato che il giorno del delitto era in stato di forte ebbrezza; aveva continuato a bere anche dopo aver ucciso la donna, andando a costituirsi solo nel tardo pomeriggio del giorno successivo.
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