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"Io ero il Milanese", il podcast dell'ex rapinatore del Canavese

"Una volta ho fatto una rapina con una penna..."

"Io ero il Milanese", il podcast dell'ex rapinatore del Canavese

Immagine di repertorio

Un pezzo di vita passato tutto tra galera e rapine. Lorenzo Sciacca, soprannominato "Il Milanese", dai 12 anni fino a quasi 40 anni è entrato e uscito dalla prigione, continuamente. Si sentiva un delinquente, un bandito, il suo "lavoro" era quello: rapinare banche (quante? Tante, tantissime). Dal 2017, però, è un altro uomo: fa il mediatore penale, aiuta chi ha sbagliato a reinserirsi nella società.

(Una storia, questa come altre, che forse forse dovrebbe farci riflettere sull'istituzione del carcere. Funziona davvero? Funziona così? Se una persona entra ed esce continuamente dal carcere per 40 anni avrà certamente delle colpe ma evidentemente qualcosa nella giustizia e nel reinserimento dei detenuti non funziona).

Ma torniamo al suo primo pezzo di vita... Rapinare gli dava adrenalina e sopratutto soldi, tanti soldi. Auto, hotel di lusso, vestiti firmati, di tutto e di più. Si spostava continuamente. Da Milano alla Sicilia (Catania), poi in Nord Italia, passa anche un periodo di latitanza in Spagna, nei pressi di Valencia. Arriva anche dalle "nostre" parti, nel torinese, più esattamente nel Canavese.

Lorenzo Sciacca

Qui, racconta nel podcast realizzato da Mauro Pescio, aveva una sorta di "basista", un uomo con una casa a San Giorgio Canavese che lo aiutava a pianificare le rapine, una sorta di base d'appoggio. E, infatti, i "colpi" nell'alto Canavese arrivano. Diecimila euro circa razziati l'otto maggio 2007 all'istituto San Paolo di Salassa. Poche migliaia di euro anche alla banca Sella di Cuorgnè: era il 20 dicembre 2006.

Ed è proprio nel torinese, a Rivalta di Torino, che finisce una delle fughe di Lorenzo Sciacca.

Nel giugno del 2007, infatti  i militari vestiti da fattorini del latte si sono presentati in un bar di Rivalta con l'ordinanza di custodia cautelare in mano. Dicono che Lorenzo Sciacca, all'epoca 31enne, lodigiano, stesse per ordinare un Martini secco con ghiaccio e limone. Arrivare a lui non è stato facile: un anno di indagini, su e giù per l'Italia, dietro ogni traccia lasciata. E che tracce. Da Nord a Sud, dal milanese alla bella Venezia per scendere giù, fino a Catania. Il tutto per inseguire la bella vita. Già, ci mancherebbe, tanto rischio per rapinare le banche e poi mica si possono aprire i conti e risparmiare. Cosi è tutto un viavai di alberghi di lusso, cenette per gourmet e altro ancora. Ogni volta che i carabinieri pensano di essere sul punto di trovarsi Lorenzo Sciacca davanti, però, lui scompare. Come quella volta che, a Venezia, dopo essere stato segnalato al Casinò, viene fermato dalla polizia stradale. Lui, però, mangia la foglia e si dilegua verso Mestre dopo una gimkana da film.

Stessa cosa quando viene individuata una sua prenotazione in un albergo a Venezia, ovviamente per mammà: di lui, però, manco l'ombra. E se i carabinieri lo hanno soprannominato 'Vento", forse per quell'inafferrabilità da protagonista di telefilm, giovedi è il momento dell'arresto. Il modus operandi, secondo la ricostruzione dei carabinieri, prevedeva i sopralluoghi e poi i colpi. A volto scoperto, come si evince dalle tante registrazioni delle telecamere a circuito chiuso dei sistemi di sicurezza degli istituti di credito. Elegante, distinto, come un qualunque cliente.  Sembra che Sciacca, prima del colpo 'vero", andasse in banca tutto firmato per 'tastare il terreno" e chiedere informazioni per aprire conti e fare un mutuo. Qualche giorno dopo, passava 'a riscuotere", annunciando con il complice la fatidica frase: "Questa è una rapina".

La storia di Lorenzo Sciacca

Lorenzo entra in carcere per la prima volta a 10 giorni. A 12 anni compie il primo furto, a 14 la prima rapina. Nato a Milano, al Giambellino, vicino al Naviglio Grande, si trasferisce da piccolo a Catania andando a vivere nel quartiere di Librino. Ha 14 anni quando, per la prima volta, spalanca le porte di una banca e urla “questa è una rapina”. Il bottino da un milione di lire gli resta tra le mani per poco: la polizia, poche ore dopo il colpo, arresta tutti. Lui viene portato al carcere minorile Beccaria di Milano.

Per oltre 40 anni vive da fuorilegge, passando gran parte del tempo in carcere. A 33 anni riceve una condanna a 57 anni di carcere, ma la sua vita prende un'improvvisa svolta, fino al lieto fine più inaspettato. È la storia di un uomo che solo attraverso il confronto con gli altri, ha avuto la possibilità di salvarsi. L'autore Mauro Pescio di lui scrive: "Ho conosciuto Lorenzo nell'estate del 2017. Era uscito dal carcere da una decina di giorni. Durante il nostro primo incontro, durato qualche ora, mi ha raccontato in sintesi tutta la sua vita, da quando era entrato in carcere la prima volta a pochi mesi, a trovare suo padre, a quando era uscito come un uomo nuovo di 40 anni, in quel luglio 2017, trasformato in una risorsa per la società. Io ero il milanese è il racconto di un uomo che nella vita ha fatto tante scelte sbagliate, un uomo con cui la sfortuna si è accanita, un uomo che ha toccato il fondo, ma che da quel fondo si è rialzato. È la storia di come non debba mai venire meno la speranza, la fiducia e soprattutto di come si debba sempre offrire un'altra possibilità".

Nel 2017, per Lorenzo Sciacca, arriva la libertà. Il suo percorso di cambiamento, però, era iniziato alcuni anni prima, quando era ancora in carcere, a Padova. Lo studio, il lavoro al giornale del carcere, Ristretti Orizzonti, e un percorso che finalmente stava andando per il verso giusto. 

"Sono un mediatore penale, - scrive oggi sul suo profilo LinkedIn - sociale e scolastico, coordinatore del 2018 del Centro di Giustizia riparativa e mediazione del Comune di Padova nonché presidente della cooperativa sociale “La Ginestra”. Da agosto 2021 sono anche membro del Comitato nazionale dei mediatori esperti in programmi di giustizia riparativa".

“La mia - ha detto in un incontro a maggio a Biella - è la storia di tante altre persone, io le ho solo dato voce. Non sono un eroe: gli ‘eroi’ sono quei ragazzi cresciuti con me nel quartiere Librino di Catania con famiglie e un passato più pesante del mio ma che non hanno scelto di fare il delinquente. È un atto dovuto tornare a rispettare le regole, non eroico”.

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