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Cose di Sanità

L'ex direttore dell'Asl To3 e dell'Asl To4 rinviato a giudizio

Per alcuni indagati gli atti sono stati trasmessi alla Procura di Ivrea

Flavio Boraso

Flavio Boraso

Et voilà....Corruzione, falso e abuso di ufficio. Flavio Boraso, ex direttore generale dell’Asl To3 e dell'Asl To4 è stato rinviato a giudizio. Il processo si aprirà nel marzo 2024.

Con lui, nell’indagine, coordinata dal pubblico ministero Gianfranco Colace, sotto accusa ci sono sette persone. 

Secondo la Procura di Torino avrebbe influito a “truccare”  un bando per la nomina a primario di Francesca Bisanti (anche lei indagata e difesa dall’avvocato Luca Paparozzi) poi nominata direttore responsabile di radiologia dell’Asl To4 di Chivasso Ivrea e Ciriè. Ma anche favorito, durante il suo incarico alla To3, un appalto per 57 milioni di euro all’Althea Spa,  amministrata da Antonio Marino (difeso dall’avvocato Mario Almondo) e specializzata nella vendita di apparecchi elettromedicali.

Nell’indagine svolta dal nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di Finanza e coordinata dal pm Gianfranco Colace, si legge che Boraso (difeso dall’avvocato Vincenzo Enrichens) avrebbe poi anche ottenuto  da Marino in “regalo” un incarico da libero professionista per Francesca Bisanti presso il Centro radiologico Polispecialistico. 

Altri particolari, infine, su come Bisanti avrebbe vinto il bando con ll’interessamento dell’allora direttore sanitario Mario Traina (anche lui indagato) membro della commissione giudicatrice.

Mario Traina

Per farla vincere avrebbe dichiarato una serie di cose false sull’attività prestata dalla candidata e, con Boraso, avrebbe poi scambiato una serie di “messaggi contenenti valutazioni circa la prova della Bisanti immediatamente dopo il termine della prova stessa”.  

Le posizioni di Bisanti (difesa da Luca Paparozzi) e Traina sono state stralciate e gli atti trasmessi per competenza territoriale alla Procura di Ivrea. Mentre per Boraso il reato, prima qualificato come turbativa d’asta, è stato modificato in abuso d’ufficio

Rinviati a giudizio anche un carabiniere all’epoca dei fatti, sposato con una dipendente della società Althea, che si sarebbe prodigato ad aiutare Boraso, subito dopo le prime perquisizioni della Finanza, spiegandogli come avrebbe dovuto rispondere agli interrogatori. E, infine un finanziere che all’epoca era  in servizio presso la direzione investigativa antimafia e che avrebbe avvertito Antonio Marino su alcune sue conversazioni finite nell’indagine Platinum-Dia (a cui Marino è estraneo)  che porterà all’arresto di decine di persone legate al clan Agresta.  

Le indagini del 2018

A maggio del 2018 la notizia di un’inchiesta su un appalto bandito dalla Asl3 (Rivoli, Susa, Pinerolo e Venaria).

Due gli avvisi di garanzia, per turbativa d’asta, recapitati, su indicazione dei PM Enrica Gabetta e Gianfranco Colace, al direttore generale Franco Boraso e a Antonio Marino rappresentante legale di Althea, società di apparecchiature biomediche. Gli investigatori si concentrano sulle modalità con cui era stata applicata la nuova normativa del codice degli appalti nella parte in cui si prevede il partnerariato fra pubblico e privato, che consente a un’azienda di proporre agli enti pubblici dei progetti o degli acquisti ripartendo i rischi.

Nei giorni successivi a Palazzo di Giustizia vengono ascoltate alcune persone informate dei fatti e tra queste  Lucia Mollica, una dirigente dell’Asl.

Per la cronaca, nei primi mesi del 2018 l’Asl To3 aveva aggiudicato il bando per la concessione di servizi di risonanza magnetica per gli ospedali di Rivoli e Pinerolo e di Tac per quello di Venaria, compreso di personale, formazione e manutenzione. Base d’asta: più di 57 milioni di euro.

L’unica società a farsi avanti era stata l’Althea con un ribasso dello 0,4 per cento circa. I primi a nutrire dei dubbi sull’appalto in questione furono l’allora consigliere regionale Gianpaolo Andrissi (M5S) e il Movimento lista civica per Collegno, che alcuni mesi prima aveva presentato un esposto alla Corte dei Conti. Secondo gli esponenti della lista civica, nel caso di Collegno erano emerse delle “criticità” e “valutazioni economiche che all’apparenza apparivano poco giustificate” ancora più se confrontate con “altre realtà sanitarie piemontesi e nazionali”.

Finita qui? Neanche per idea.

Si aggiungono le polemiche divampate in Consiglio regionale in seguito ad un’interrogazione del grillino Davide Bono su un’altra gara per l’acquisto di apparecchiature informatiche. Anche in questo caso il dito era puntato sull’Asl To3 e sul direttore Flavio Boraso. “I vertici dell’azienda – aveva denunciato Bono  – hanno effettuato una gara, con una sola ditta partecipante Venco Spa, per apparecchiature informatiche e servizi di gestione per 60 mesi per un totale di 6,3 milioni di euro. Il tutto con un prezzo doppio rispetto ad una gara del tutto analoga indetta precedentemente da SCR (Società di Committenza regionale) che vedeva aggregate diverse Aziende sanitarie (TO1, TO2, TO4, AOU Città della Salute e AO Mauriziano) nell’ottica di ottimizzare i costi. Le due gare pare abbiano gli stessi servizi: personale on site e servizio di pronta disponibilità. L’azienda diretta da Boraso parrebbe aver ignorato la gara e i prezzi SCR, preferendo procedere in solitaria…”.

“Grazie alla nostra interrogazione – aggiungeva Davide Bonol’ASL TO3 avrebbe però “constatato l’anomalia dei prezzi offerti dalla ditta”, per cui i Pc più performanti sarebbero costati di meno di quelli meno performanti. Senza però spiegare perché avrebbe comunque proceduto ad acquistare i pc meno performanti a prezzo più alto, avrebbe concordato con la Venco Spa una miglioria delle caratteristiche dei PC acquistati da 4 ad 8 Gb di memoria Ram. Una variazione che di certo non compensa i maggiori costi sostenuti e non giustifica un iter quanto meno paradossale….”.

L'altra inchiesta...

Sulla testa Flavio Boraso come ex direttore dell'Asl di Asti,  anche un'indagine della Procura di Asti. Gli accertamenti riguardano rimborsi spese per alcune migliaia di euro che il dirigente dimissionario dall'aprile 2023, secondo il pubblico ministero Gabriele Fiz avrebbe ottenuto presentando false dichiarazioni.

Flavio Boraso

Una di queste fa riferimento ad un danno di 4.074,76 euro "ad opera di ignoti" sulla sua Jaguar E-Pace. Il danno, regolarmente denunciato ai carabinieri di Asti, sarebbe avvenuto tra le 10 e le 12 del 9 febbraio mentre l'automobile era parcheggiata "per ragioni di servizio" nei pressi della Casa della Salute di Canelli.

Peccato che, secondo La Procura di Asti quello stesso giorno, il 9 febbraio, intorno alle 11, Boraso, alla guida della sua autovettura, sarebbe stato ripreso dalle videocamere di sorveglianza mentre entrava nel cortile della direzione Asl di Asti strisciando l'auto sul  cancello e sul muro.

Il rimborso (determina dell'Asl nr. 404 del 14 marzo scorso) è stato poi fatto rientrare nel conto economico 2022.

Un altro rimborso contestato è pari a 160 euro per pedaggi autostradali, carburante, vitto e alloggio riferiti ad un viaggio "per ragioni di servizio" compiuto a marzo a Rapallo, Santa Margherita Ligure e Recco.

Secondo la Procura si sarebbe trattato di un viaggio di piacere, contrariamente a quanto da lui dichiarato. Vero è che questi soldi non sarebbero mai stati liquidati per mancanza della documentazione richiesta dal contabile dell'Asl.

Boraso è difeso dall'avvocato torinese Vincenzo Enrichens.  

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