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La tragica fine di Bancè Harouna: alla ricerca della verità

A prima vista la storia di quei papà, inascoltati e impotenti, che giungono a gesti estremi di disperazione in seguito a separazioni dolorose

La tragica fine di Bance Horouna: alla ricerca della verità

Si chiamava Bancè Harouna e aveva 35 anni.  Si è detto e si è scritto del suo corpo ritrovato nelle acque del torrente Orco sabato scorso grazie alla segnalazione di uno studente, un cercatore di pagliuzze di oro.

Originario del Burkina Faso, residente a Castellamonte, Bance era giunto in Italia per scappare da una guerra.

Poco più che un bambino, dopo aver visto morire tutti i suoi famigliari in quell'inferno, aveva attraversato il deserto ed era salito su un gommone, sognando un mondo diverso, l'Europa.

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Crescendo, in Italia aveva trovato tanti amici e pure una fidanzata e con lei aveva iniziato una nuova vita.

Una bella storia di amore tutta da incorniciare il cui racconto fatto di fotografie e bei momenti, è ancora su Facebook.

Durante la convivenza, dal 2017 al 2019, nascono due splendidi bambini e Bance ce la mette tutta per mantenere la famiglia, lavorando come operaio in una fabbrica di Forno Canavese.

Poi d'un tratto il disastro. Nel dicembre 2020, al rientro da un breve periodo in Francia dove si era recato su richiesta del datore di lavoro, e per guadagnare qualche euro in più, Bance scopre che la compagna lo tradisce con il vicino di casa che peraltro si è stabilito nella sua abitazione, con il benestare del fratello di lei.

Incredulo cerca di salvare il rapporto famigliare: i bambini sono piccoli e bisogna mettere testa. Ma è tutto vano.

La compagna non vuole più saperne di lui.

Non era ancora finita. Una sera non trova più i bambini. Cerca la compagna ma il cellulare è muto.

Bance fa alcune ricerche, contatta amici e conoscenti. L’indomani si reca dai carabinieri di Castellamonte per denunciare la scomparsa della propria famiglia e ha una amara sorpresa.

Scopre di essere stato denunciato per maltrattamenti in famiglia dalla compagna. Non riesce a crederci ma non si dà per vinto. Inizia la battaglia legale. Davanti al giudice del Tribunale dei Minori di Ivrea Bance si difende dichiarandosi innocente.

E' lui stesso a decidere di voler andare fino fondo. A ritenere che la verità dovesse essere accertata. Avrebbe potuto portare decine di testimonianze di quei tanti che lo conoscevano o che lo avevano conosciuto come un ottimo papà, sempre pronto ad aiutare e a trasmettere serenità.

In effetti i Tribunali civili non ravvisano in lui elementi di criticità o pericolosità ma Bance era ancora sotto procedimento penale e il 4 maggio scorso s'era tenuta la prima udienza davanti al Collegio del Tribunale di Ivrea.

Ed è proprio per quel suo desiderio di uscirne pulito, di poter tornare a riabbracciare i figli come un tempo, di voler a tutti i costi dimostrare la sua innocenza che rende inspiegabile il ritrovamento del suo corpo nel letto del torrente.

A prima vista la storia di quei papà, inascoltati e impotenti, che giungono a gesti estremi di disperazione in seguito a separazioni dolorose. Epperò qualcosa non quadra. Tutto sommato la verità stava emergendo proprio grazie al processo penale.

Il 2 novembre ci sarebbe stata l’udienza utile per l’esame della compagna e del fratello di questa, ma quell’esame che tanto Bance desiderava non ci sarà più.

Al momento ogni ipotesi è al vaglio della Procura della Repubblica di Ivrea che indaga sulla morte del ragazzo.

Le cose non stanno proprio così!

Sulla nostra ricostruzione, avvalorata da alcune testimonianze, non concorda affatto l'avvocata Federica Plemone (in foto) che difende la compagna di Bance nelle aule dei tribunali.

"Il signor Bance - ci dice - non è arrivato in Italia su di un barchino, sfuggendo alla guerra, ma arriva nel nostro Paese, una decina di anni or sono, lasciando in Burkina Faso una famiglia benestante, tanto che per un periodo tra il 2019 e il 2020 lui e la compagna si trasferiscono nel Paese di origine del Bance per tentare di avviare un'attività lavorativa (progetto che fallisce però con l'avvento del Covid). Nel gennaio 2020 la coppia coi figli torna in Italia e nel giugno dello stesso anno si verifica un grave episodio di maltrattamenti nei confronti del figlio maggiore (il primo episodio risale invece al 2018, quando la compagna, nell'intento di difendere il figlio ancora piccolo, viene anch'ella malmenata). Nell'aprile 2021, a seguito dell'ennesimo episodio di violenza, perpetrato ancora una volta nei confronti del figlio maggiore, la signora si decide, per la sua incolumità, ma soprattutto per tutelare i due figli molto piccoli, a rivolgersi formalmente alle Forze dell'Ordine, sporgendo querela per maltrattamenti; si apre così il cd. "codice Rosso" che costringe la signora e i bimbi  a lasciare la casa familiare ed essere collocati in una casa famiglia, peraltro molto distante, per motivi di protezione, da tutta quella cerchia di amici e affetti che i bambini avevano conosciuto nei loro pocho anni di vita. Il procedimento penale va avanti, tanto che nel giro di pochissimo, giugno 2022, la Procura chiude le indagini preliminari e chiede il rinvio a Giudizio dell'indagato Bance. Il 21 marzo 2023 il Giudice per le Indagini preliminari, Ombretta Vanini, dispone il rinvio a Giudizio avanti il Tribunale di Ivrea in composizione collegiale e la prima udienza viene celebrata il 4 maggio u.s. in quella sede le parti hanno potuto fare le loro richieste istruttorie e pare quanto meno curioso che di tutti quegli amici ("decine di testimonianze") da voi citati, nessuno sia stato indicato come teste da escutere a dibattimento, a differenza invece della parte civile che ha depositato una sua lista distinta da quella del Pubblico Ministero...".

E poi ancora sui "Tribunali civili che non "ravvisano in lui criticità".

"In verità - commenta Piemone  - nel provvedimento provvisorio emesso dal Tribunale di Ivrea nel procedimento incardinato dalla compagna per regolare l'affidamento dei bambini, il Bance appare come assente e manchevole nel mantenimento economico dei figli, per la cronaca non si presentava nemmeno ai luoghi neutri, tanto era il suo desiderio di rivedere i suoi bambini! Ultima precisazione: la persona offesa, costituita parte civile, avrebbe dovuto essere sentita il 19 ottobre, unitamente ad un teste del Pm, mentre invece il prossimo 2 novembre l'udienza era fissata per conclusione dell'istruttoria (teste della parte civile) e discussione finale...".

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