AGGIORNAMENTI
Cerca
Castellamonte
31 Maggio 2023 - 17:22
Si chiamava Bancè Harouna e aveva 35 anni. Si è detto e si è scritto del suo corpo ritrovato nelle acque del torrente Orco sabato scorso grazie alla segnalazione di uno studente, un cercatore di pagliuzze di oro.
Originario del Burkina Faso, residente a Castellamonte, Bance era giunto in Italia per scappare da una guerra.
Poco più che un bambino, dopo aver visto morire tutti i suoi famigliari in quell'inferno, aveva attraversato il deserto ed era salito su un gommone, sognando un mondo diverso, l'Europa.

PER CHI VOLESSE SAPERNE DI PiU' SUL BURKINA FASO QUESTO E' IL: LINK
Crescendo, in Italia aveva trovato tanti amici e pure una fidanzata e con lei aveva iniziato una nuova vita.
Una bella storia di amore tutta da incorniciare il cui racconto fatto di fotografie e bei momenti, è ancora su Facebook.
Durante la convivenza, dal 2017 al 2019, nascono due splendidi bambini e Bance ce la mette tutta per mantenere la famiglia, lavorando come operaio in una fabbrica di Forno Canavese.

Poi d'un tratto il disastro. Nel dicembre 2020, al rientro da un breve periodo in Francia dove si era recato su richiesta del datore di lavoro, e per guadagnare qualche euro in più, Bance scopre che la compagna lo tradisce con il vicino di casa che peraltro si è stabilito nella sua abitazione, con il benestare del fratello di lei.
Incredulo cerca di salvare il rapporto famigliare: i bambini sono piccoli e bisogna mettere testa. Ma è tutto vano.
La compagna non vuole più saperne di lui.
Non era ancora finita. Una sera non trova più i bambini. Cerca la compagna ma il cellulare è muto.
Bance fa alcune ricerche, contatta amici e conoscenti. L’indomani si reca dai carabinieri di Castellamonte per denunciare la scomparsa della propria famiglia e ha una amara sorpresa.
Scopre di essere stato denunciato per maltrattamenti in famiglia dalla compagna. Non riesce a crederci ma non si dà per vinto. Inizia la battaglia legale. Davanti al giudice del Tribunale dei Minori di Ivrea Bance si difende dichiarandosi innocente.
E' lui stesso a decidere di voler andare fino fondo. A ritenere che la verità dovesse essere accertata. Avrebbe potuto portare decine di testimonianze di quei tanti che lo conoscevano o che lo avevano conosciuto come un ottimo papà, sempre pronto ad aiutare e a trasmettere serenità.

In effetti i Tribunali civili non ravvisano in lui elementi di criticità o pericolosità ma Bance era ancora sotto procedimento penale e il 4 maggio scorso s'era tenuta la prima udienza davanti al Collegio del Tribunale di Ivrea.
Ed è proprio per quel suo desiderio di uscirne pulito, di poter tornare a riabbracciare i figli come un tempo, di voler a tutti i costi dimostrare la sua innocenza che rende inspiegabile il ritrovamento del suo corpo nel letto del torrente.
A prima vista la storia di quei papà, inascoltati e impotenti, che giungono a gesti estremi di disperazione in seguito a separazioni dolorose. Epperò qualcosa non quadra. Tutto sommato la verità stava emergendo proprio grazie al processo penale.
Il 2 novembre ci sarebbe stata l’udienza utile per l’esame della compagna e del fratello di questa, ma quell’esame che tanto Bance desiderava non ci sarà più.
Al momento ogni ipotesi è al vaglio della Procura della Repubblica di Ivrea che indaga sulla morte del ragazzo.

Edicola digitale
I più letti
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.