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Il caso
18 Novembre 2022 - 18:45
Quante volte un prete ha molestato un minore? In Europa se lo stanno chiedendo in tanti, specialmente dentro la chiesa. Dopo anni, ora, anche la chiesa italiana ha iniziato a fare luce su questa terribile piaga. Lo scandalo della pedofilia nel clero ha travolto la Chiesa cattolica in tutto il mondo. Non in Italia. Perché?
Una risposta? Molti dei preti pedofili, nonostante le condanne, fanno ancora parte del clero.
È stato pubblicato proprio in queste ore il primo Report sulla rete territoriale di Servizi diocesani e interdiocesani per la Tutela dei minori e delle persone vulnerabili della Cei. Il documento segnala che nel biennio 2020-2021 il totale dei contatti registrati da 30 Centri di ascolto è stato pari a 86, di cui 38 contatti nel 2020 e 48 nel 2021.
I casi segnalati, "anche per fatti riferiti al passato, riguardano 89 persone, di cui 61 nella fascia di età 10-18 anni, 16 over 18 anni (adulto vulnerabile) e 12 under 10 anni".
Preti pedofili, preti condannati, preti in attesa di giudizio o preti scampati al giudizio. Tutti i casi sono stati raccolti dall'associazione "Rete l'Abuso". Parliamo di un ente nato nel 2010 dall’idea di un gruppo di vittime di preti pedofili, le quali, in occasione di un incontro internazionale a Roma, si rendono conto delle incredibili analogie tra i loro casi, tutti casi in cui l’abusatore è un sacerdote.
La mappa degli abusi in tutta Italia
Come la chiesa gestisce la vittima, la famiglia, il pedofilo, le persone che erano a conoscenza dei fatti, tutto da manuale, come il trasferimento ad altra parrocchia del sacerdote pedofilo, o l’omissione di denuncia alle autorità.
Un modus operandi della chiesa già visto negli Stati Uniti, in Irlanda, in Germania ecc. che emergeva chiaramente anche in Italia.
Nasce quindi il progetto della Rete L’ABUSO, un gruppo di attivisti, vittime e professionisti volontari, sparsi su tutto territorio italiano i quali hanno formato non solo una rete di supporto alla quale le vittime possono rivolgersi, ma anche un importante deterrente per evitare che la chiesa “nasconda” i preti pedofili.
Ed è proprio qui che sono segnalati tutti i casi, uno per uno. Nella provincia di Torino sono dieci i casi relativi a preti pedofili o sospettati come tali. 4, infatti, sono in attesa di giudizio: 1 a Rivalta di Torino, uno a Villar Dora, e 2 a Torino (nel centro città).
6, invece, sono i casi in cui il prete è stato condannato per abusi. 2 sono a Pinerolo, 1 a Torino, 1 a Condove.
Gli ultimi due riguardano proprio il nostro territorio: Venaria e Lombardore.

Don Ilario Rolle
La prima storia arriva dalla parrocchia della Santa Gianna Beretta Molla di Venaria, dove lavorava don Ilario Rolle.
Il prete che combatteva i pedofili e che poi è stato condannato proprio per alcune attenzioni, ritenute esagerate dai giudici, nei confronti di un bambino.
L’ex prete ha ricevuto una condanna a due anni per una storia del 2007, quando don Rolle venne accusato da un ragazzino di 12 anni di averlo baciato ripetutamente, sulla guancia e sulla nuca, durante un campo estivo in montagna.
Il ragazzino, al suo ritorno a casa, aveva detto tutto alla madre, dando così avvio alla denuncia e alle indagini. In primo grado, don Rolle venne condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione con rito abbreviato per pedofilia. La condanna è scesa a 2 anni in appello.
Il prete ha sempre sostenuto di avergli dato un bacio innocente della buona notte, nulla di più.
Su internet è ancora presente il suo nominativo sulla pagina della diocesi di Torino, evidentemente, quindi, fa ancora parte del clero, nonostante la condanna. Sempre online è ancora presente il suo sito dove sono raccontate tutte le sue "opere" di carità, la maggior parte proprio a favore dei minori.

L'articolo uscito qualche anno fa su CronacaQui
Una brutta storia venuta alle luce grazie alle testimonianze di due famiglie di adolescenti che sarebbero stati molestati dal parroco.
Don Pierpaolo Mologni, 60 anni all'epoca, parroco di Lombardore, avrebbe, secondo il racconto di Cronaca Qui, “masturbato bambini all’oratorio”.
Nel suo pc gli inquirenti avevano ritrovato migliaia di foto e diversi filmati dal contenuto pedopornografico: secondo quanto denunciato da alcune vittime del parroco direttamente ai carabinieri, don Pierpaolo era solito compiere i suoi gesti osceni presso la sua abitazione, dietro la chiesa di Lombardore. Con i più “svegli” si limitava a delle carezze. Con altri, di età compresa tra i 13 e i 15 anni, esagerava. Se loro non si ritraevano, in un attimo saltava fuori la macchina fotografica. E giù di foto osè, con i bimbi in posizioni inequivocabili, magari con indosso il costumino di Tarzan che il parroco 60enne aveva appositamente confezionato per le sue piccole vittime.
Nel 2008 venne arrestato, il 10 marzo 2010 è stato condannato a 3 anni e 11 mesi. Risultano prescritte, invece, altre condanne per abusi sui minori. Anche il suo nome, però, compare ancora sul sito della diocesi di Ivrea.
Negli ultimi venti anni sono 613 i fascicoli (ponenze) aperti nella sede della Congregazione per la Dottrina della Fede trasmessi dall'Italia. Lo ha rivelato il segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Baturi, nella conferenza stampa per la presentazione del Report. Ha spiegato anche che questi fascicoli, che possono riguardare più casi oppure archiviazioni, saranno oggetto di una prossima Ricerca, "una novità nel panorama ecclesiale mondiale".
"Circa la tipologia dei casi segnalati, è emersa la prevalenza di 'comportamenti e linguaggi inappropriati' (24), seguiti da 'toccamenti' (21); 'molestie sessuali' (13); 'rapporti sessuali' (9); 'esibizione di pornografia' (4); 'adescamento online' (3); 'atti di esibizionismo' (2)", spiega il Report.

Le segnalazioni "fanno riferimento a casi recenti e/o attuali (52,8%) e a casi del passato (47,2%)".
"Il contesto nel quale i presunti reati sono avvenuti è quasi esclusivamente un luogo fisico (94,4%), in prevalenza in ambito parrocchiale (33,3%) o nella sede di un movimento o di una associazione (21,4%) o in una casa di formazione o seminario (11,9%)", si sottolinea.
"Il genere delle persone che hanno contattato il Centro rivela una maggiore rappresentazione delle donne (54,7%)", viene specificato. I contatti "sono avvenuti principalmente via telefono (55,2%) o, in misura inferiore, tramite corrispondenza online (28,1%)". "Il motivo del contatto è rappresentato dalla volontà di segnalare il fatto all'Autorità ecclesiastica (53,1%), dalla richiesta di informazioni (20,8%), o da una consulenza specialistica (15,6%)", sottolinea il Report.
Secondo il rapporto "il profilo dei 68 presunti autori di reato evidenzia soggetti di età compresa tra i 40 e i 60 anni all'epoca dei fatti, in oltre la metà dei casi. Il ruolo ecclesiale ricoperto al momento dei fatti è quello di chierici (30), a seguire di laici (23), infine di religiosi (15). Tra i laici emergono i ruoli di insegnante di religione; sagrestano; animatore di oratorio o grest; catechista; responsabile di associazione".
La rilevazione puntualizza inoltre che "il responsabile del Centro, in oltre due terzi dei casi, è un laico o una laica (77,8%). Meno frequente è la scelta di un sacerdote (15,5%), oppure un religioso o una religiosa (6,7%). Tra i laici prevalgono nettamente le donne, che quindi rappresentano i due terzi dei responsabili". Inoltre, "nella maggior parte dei casi (83,3%), i Centri di ascolto sono supportati da una équipe di esperti". La sede del Centro di ascolto, infine, "differisce dalla sede della Curia diocesana nel 74,4% dei casi".
A seguito della trasmissione della segnalazione all'Autorità ecclesiastica da parte dei Centri di ascolto, "tra le azioni poste in essere sono risultati prevalenti i 'provvedimenti disciplinari', seguiti da 'indagine previa' e 'trasmissione al Dicastero per la Dottrina della Fede'". Tra le azioni di accompagnamento delle presunte vittime, "i Centri forniscono informazioni e aggiornamenti sull'iter della pratica (43,9%), organizzano incontri con l'Ordinario (24,6%), offrono un percorso di sostegno psicoterapeutico (14,0%) e di accompagnamento spirituale (12,3%)".

Ai presunti autori degli abusi, riferisce ancora il Report, "vengono proposti percorsi di riparazione, responsabilizzazione e conversione, compresi l'inserimento in 'comunità di accoglienza specializzata' (un terzo dei casi rilevati) e percorsi di 'accompagnamento psicoterapeutico' (circa un quarto dei casi)". Una di queste "case di recupero per autori di abusi" si trova vicino Biella.
"A livello personale ho visto tanti casi di questo genere, che cosa è cambiato in questi anni? Secondo me c'è una coscienza diversa riguardo alle vittime, il vero cambiamento c'è stato nel momento in cui abbiamo cominciato a metterci nei panni delle vittime, non dei sacerdoti o dell' istituzione - ha detto monsignor Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio Nazionale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili della Cei - Quando abbiamo cominciato a metterci nei panni delle vittime, abbiamo cominciato a cambiare stile ma anche in Italia il reato di pedofilia è piuttosto recente, risale agli anni '90, e sulla pedopornografia anche dopo, parliamo del 2000, 2008. C'è una presa di coscienza anche a livello culturale, prima l'idea era che i panni sporchi si lavano in famiglia, è ora che i panni sporchi non si lavino più in famiglia".
Un'indagine di quasi quattro anni sull'Arcidiocesi Cattolica di Baltimora, nel Maryland, ha portato alla luce oltre 600 casi di abusi sessuali su giovani in 80 anni. Lo riporta il Washington Post. Per il procuratore generale che ha condotto l'indagine è probabile che ve ne siano "centinaia di altri".
Il report, però, è stato giudicato totalmente insufficiente dall'associazione "Rete L'abuso".
«È un report assolutamente deludente, serve alla Cei solo per poter dire di aver fatto qualcosa. Nulla di paragonabile con quello realizzato da altri episcopati in altri Paesi europei, come ad esempio in Francia». È molto severo il giudizio di Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso (la più importante associazione italiana di vittime di preti pedofili) ed egli stesso, ad undici anni, abusato dal parroco savonese don Nello Giraudo, giudicato colpevole dal tribunale, anche se diversi reati sono caduti in prescrizione grazie alle complici omissioni del suo vescovo che lo ha protetto per anni...
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