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CRESCENTINO. Inizia a Torino il processo d’appello al crescentinese Perini condannato all’ergastolo per l’omicidio del ciclista Bessi

Il caso dell’omicidio di Antonello Bessi, riparatore di biciclette accoltellato il 4 settembre 2018 nella sua officina di via Walter Manzone a Vercelli, torna in tribunale. Il 23 marzo inizia infatti a Torino il processo di appello per Giovanni Perini, il 73enne crescentinese condannato nel dicembre 2020 dalla corte d’assise di Novara all’ergastolo per il delitto. Francesca Orrù e Maria Grazia Ennas, le due legali che assistono Perini, hanno atteso le motivazioni della sentenza e presentato appello, convinte che non ci siano elementi che possano portare a una condanna al di là di ogni ragionevole dubbio.

Secondo i giudici di primo grado era Perini l’uomo che la mattina del delitto è entrato nel garage della vittima e, dopo una discussione, l’ha colpito una dozzina di volte con un coltello per poi scappare con circa cinquemila euro. La Corte d’assise aveva accolto la richiesta dei pm Davide Pretti e Rosamaria Iera. Secondo gli indizi raccolti dalla mobile di Vercelli, che avavano esaminato i filmati di tre videocamere, Perini era sul luogo del delitto nell’ora in cui è stato commesso l’omicidio, fra le 11 e le 11,40. Inoltre le intercettazioni ambientali fra Perini e il figlio Vincenzo, inizialmente indagato e poi assolto, secondo l’accusa farebbero riferimento al movente dei soldi e a un litigio con la vittima. Lo stesso imputato aveva inizialmente confessato e poi ritrattato.

La difesa però ha sollevato diversi dubbi; innanzitutto sarebbero stati omessi accertamenti su altre piste o versioni della ricostruzione; altre questioni riguardano le celle telefoniche individuate, l’orario in cui Perini sarebbe venuto a conoscenza dell’omicidio, l’analisi dei suoi vestiti. Poi la confessione e le intercettazioni della conversazione con il figlio in questura. Non ci sarebbe la certezza che l’uomo nelle immagini riprese dalle telecamere sia Perini. Anche il movente non sarebbe chiaro: mancherebbe la prova che la somma trovata a casa di Perini nella perquisizione sia la stessa che mancava nel laboratorio di Bessi. Infine la presenza sul luogo del delitto del Dna di una terza persona.

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