AGGIORNAMENTI
Cerca
22 Marzo 2021 - 16:14
Il movente economico, le riprese delle telecamere di videosorveglianza, l’intercettazione ambientale in questura mentre parla con il figlio, una confessione: sono alcuni degli elementi che hanno convinto la Corte d’Assise di Novara a condannare all’ergastolo il crescentinese Giovanni Perini, da alcuni anni residente a Vercelli, per l’omicidio del ciclista Antonello Bessi.
Lo scorso 9 dicembre è arrivata la sentenza per l’uomo accusato di omicidio volontario e rapina nel caso del delitto di Antonello Bessi. La Corte presieduta da Gianfranco Pezone ha stabilito anche il risarcimento dei danni patrimoniali alle parti civili (i genitori della vittima) e delle spese di giudizio.
Nelle motivazioni, rese note nei giorni scorsi, la Corte sposa in pieno la tesi accusatoria della Procura di Vercelli. La sentenza aderisce anche alle richieste dei pubblici ministeri vercellesi che avevano chiuso la loro requisitoria invocando l’ergastolo, al termine di un processo rapido e denso di testimonianze.
La sentenza della Corte ricostruisce il 4 settembre del 2018, la giornata in cui Antonello Bessi fu trovato cadavere, ucciso a coltellate, nella sua officina in via Manzone. Vengono ripercorse le diverse piste investigative degli uomini della questura di Vercelli che si occupano dell’indagine e che portarono ad individuare Perini come indagato principale, dopo aver scartato altri nomi. Le altre piste sono state ritenute non rilevanti e nell’ambito dell’istruttoria dibattimentale non hanno trovato riscontri.
La Corte elenca poi tutti gli elementi che hanno portato a ritenere responsabile il pensionato crescentinese. Le testimonianze quadrano con la ricostruzione della pubblica accusa, a partire da quelle che hanno riguardato il ritrovamento del cadavere di Bessi. Tra gli elementi considerati decisivi le due celle telefoniche “agganciate” in maniera alternata da Perini quella mattina. Di particolare rilevanza sono considerati anche i filmati delle telecamere di videosorveglianza che quella mattina in via Manzone ripresero una figura in bicicletta: sarebbe Perini, la bici è stata considerata sovrapponibile. Valutata anche in questo senso la perizia dell’accusa, che parla di compatibilità parziale di Perini nella comparazione fisionomica fatta dalla scientifica tra Perini stesso e l’immagine dell’uomo in bicicletta.
Altro elemento che ha convinto i giudici della colpevolezza dell’uomo sono state le trascrizioni delle intercettazioni ambientali in questura tra Giovanni Perini e suo figlio Vincenzo, quest’ultimo a processo in abbreviato e assolto da ogni accusa. Secondo la Corte il padre in quel momento ha provato a sviare l’attenzione su di sé. Poi c’è la testimonianza del figlio, che ha raccontato di aver raccolto, in un’altra occasione, la confessione del padre. Infine il movente, di carattere economico: Perini avrebbe ucciso Bessi d’impeto dopo avergli chiesto dei soldi e aver ottenuto un rifiuto come risposta. La prova sarebbero i cinquemila euro in contanti trovati a casa di Perini dalla polizia: una somma ritenuta sproporzionata rispetto al tenore di vita e alla situazione economica dell’imputato.
Perini attualmente si trova in carcere: i suoi avvocati Francesca Orrù e Maria Grazia Ennas hanno confermato l’intenzione di ricorrere in appello, annunciata ancora prima che arrivassero le motivazioni della sentenza di condanna.
Edicola digitale
I più letti
Ultimi Video
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.