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CRESCENTINO. Giovanni Perini condannato all’ergastolo per l’omicidio del ciclista Antonello Bessi

Ergastolo: è la sentenza emessa mercoledì 9 dicembre dalla Corte di Assise di Novara presieduta da Gianfranco Pezone nei confronti del crescentinese Giovanni Perini, 72 anni, accusato di aver ucciso il 4 dicembre 2018 il riparatore di biciclette Antonello Bassi, accoltellato nel suo laboratorio di via Valter Manzone a Vercelli, nel rione Canadà.

L’imputato era in aula e ha assistito alla lettura del dispositivo restando impassibile, senza dire una parola. Secondo i giudici non ci sono dubbi: è lui l’uomo che quella mattina è entrato nel garage della vittima e, dopo una discussione, l’ha colpito una dozzina di volte con un coltello per poi scappare con un bottino di circa cinquemila euro. Stabilite anche le pene accessorie fra cui l’interdizione in perpetuo dal pubblici uffici, la pubblicazione della sentenza negli albi pretori dei comuni di Novara e Vercelli, e poi il risarcimento dei danni per gli anziani genitori del commerciante, 150 mila euro a testa: la coppia si era infatti costituita parte civile.

La Corte novarese ha quindi accolto in toto la richiesta avanzata dai pm Davide Pretti e Rosamaria Iera, che anche nelle repliche hanno riassunto tutti gli indizi raccolti dalla Squadra Mobile a carico di Perini, da mesi sottoposto alla misura degli arresti domiciliari: era presente sul luogo del delitto nell’ora in cui è stato commesso (fra le 11 e le 11,40), come testimoniato dalle telecamere di almeno tre punti diversi; il coltello trovato nelle sue disponibilità era compatibile con quello che ha ucciso il ciclista; e le intercettazioni ambientali fra lui e il figlio Vincenzo, inizialmente indagato e poi assolto con giudizio abbreviato lo scorso settembre, fanno riferimento al movente dei soldi e a un litigio con la vittima: «Papà, devi dirgli quello che mi hai raccontato sul balcone», aveva detto il secondo mentre erano nella sala d’attesa della questura.

Anche il coinquilino di Giovanni Perini aveva dichiarato: «Quel giorno è rientrato all’ora di pranzo, era sconvolto». Infine le parziali ammissioni dell’imputato, che aveva detto di riconoscersi come l’uomo in bicicletta ritratto nei fotogrammi per poi fare marcia indietro e parlare di dubbio, così come aveva fatto marcia indietro nell’iniziale confessione poi ritrattata non appena era arrivato per l’interrogatorio davanti ai magistrati.

Nelle arringhe e nelle repliche la difesa ha cercato di mettere in evidenza quelle che riteneva zone d’ombra, poco approfondite: «Non si sono fatti accertamenti su altre piste e altre persone». E ancora: «Non abbiamo certezze che sia Perini l’uomo ripreso dalle telecamere. La bicicletta appare diversa e lui stesso ha espresso seri dubbi che possa essere lui». E poi il movente dei soldi: «Non c’è prova che la somma trovava a casa dell’imputato nella perquisizione sia la stessa che mancava nel laboratorio di Bessi, anche perché non si è capito bene quanti soldi avesse con sé la vittima in quei giorni».

All’uscita dell’aula hanno parlato solo i legali dell’imputato, gli avvocati Francesca Orrù e Maria Grazia Ennas: «Attenderemo le motivazioni e poi faremo appello. Siamo convinte che non ci siano elementi che possano portare a una condanna al di là di ogni ragionevole dubbio».

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