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CRESCENTINO. Prosegue il processo per l’omicidio Bessi. L’unico imputato è il crescentinese Perini

Prosegue in Corte d’Assise il processo per l’omicidio di Antonello Bessi, ucciso con 8 coltellate al torace e una all’addome. C’erano anche ferite da difesa: il ciclista riparatore di biciclette, aggredito il 4 settembre 2018 nel suo laboratorio di via Manzone a Vercelli, ha cercato disperatamente di respingere i fendenti tirati dall’assassino. È quanto emerso nell’udienza del 6 novembre: imputato di omicidio volontario e rapina è il pensionato crescentinese Giovanni Perini, 72 anni, conoscente della vittima.

A descrivere il luogo del delitto, da dove erano spariti circa 6 mila euro, è stato il medico legale Paolo Bertone, ascoltato come teste: era stato fra i primi ad arrivare sul posto con la squadra mobile: «Plurimi segni di ferite d’arma da taglio con lama da un centimetro e mezzo. Il decesso è avvenuto intorno alle 11». Un dato importante, l’orario, per i pm Davide Pretti e Rosamaria Iera: l’accusa cerca di circoscrivere il momento dei fatti per dimostrare che solo Perini era lì.

A questo scopo la Procura ha chiamato a deporre alcuni colleghi di Vincenzo Perini, figlio dell’imputato, inizialmente indagato e assolto, che hanno confermato che quel giorno Vincenzo era al lavoro e si spostava in auto. L’assassino è invece arrivato in bici.

Nell’aula a porte chiuse di Novara si dibattono anche le intercettazioni ambientali. In particolare la frase che il perito del gip non aveva sentito, ascoltata invece dal consulente dell’accusa: «Ti porto nel bosco dove c’è il coltello», avrebbe sentito il tecnico Alberto Tarricone nel dialogo fra i Perini: «I due interlocutori erano agitati, ansimavano e piangevano. Forse qualcosa è sfuggito al perito del tribunale».

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