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CRESCENTINO. Indagine sull’Anagrafe: la Aresi nega di aver ricevuto “mazzette” mentre Masino ammette soltanto di aver preso soldi per le case

Sono iniziati gli interrogatori sul giro di cittadinanze “facili” a brasiliani che ha visto coinvolto l’Ufficio Anagrafe di Crescentino. Nel fascicolo della Procura di Vercelli ci sono almeno 70 indagati, mentre quattro persone sono state arrestate. Tra questi ultimi, agli arresti domiciliari ci sono i funzionari comunali Stefano Masino e Annalisa Aresi. Gli inquirenti stimano il giro d’affari illecito in circa 600 mila euro negli ultimi due anni, con 150 cittadinanze fraudolente per altrettanti immigrati di origine brasiliana.

I due addetti dell’Ufficio Anagrafe smentiscono però, chi più chi meno, un proprio coinvolgimento. La Aresi, difesa dall’avvocato Gabriele Costanzo, nega infatti di aver accettato mazzette per favorire le pratiche burocratiche utili all’ottenimento delle cittadinanze italiane. La donna dichiara inoltre di essersi sempre e solo occupata del ritiro dei certificati di residenza e del controllo degli atti inerenti ai requisiti necessari per inoltrare le pratiche.

Discorso diverso per Stefano Masino, accusato anche di aver messo a disposizione degli immigrati due suoi immobili, uno a Robella d’Asti e un altro a Crescentino, per consentire loro di apparire residenti sul territorio. Masino inoltre si sarebbe fatto pagare in nero un canone mensile pari a 700 euro, dichiarando l’occupazione come un comodato d’uso gratuito. L’uomo durante l’interrogatorio ha negato di aver mai agevolato pratiche illegali o di aver accettato soldi in veste di pubblico ufficiale, tentando di separare le attività lavorative con quelle private, inerenti agli affitti illeciti. Masino è difeso dall’avvocato crescentinese Gian Maria Mosca, che traccia così la situazione del suo assistito: «Di regola non rilascio dichiarazioni sui procedimenti nei quali esercito la difesa. Tuttavia in questo caso ho voluto fare un’eccezione perché il mio assistito sta vivendo con profonda prostrazione, anzi direi con disperazione, questa vicenda, anche alla luce degli stralci di intercettazioni che circolano in rete. La sua posizione è netta nell’affermare e nel voler dimostrare che non ha mai ricevuto compensi per compiere o velocizzare il suo lavoro di Ufficiale dell’Anagrafe. Ammette di aver ricevuto denaro per l’occupazione delle sue proprietà e per attività compiute come privato cittadino al di fuori dell’orario di lavoro».

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