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27 Luglio 2022 - 16:06
Un evento memorabile, non foss’altro perché si è trattato del primo Pride di Provincia.
Ad organizzarlo era stato un collettivo nato in città a difesa dell’aborto libero e sicuro a Ciriè, città diventata tristemente famosa per avere uno dei 15 ospedali in Italia dove non era garantito il servizio dell’interruzione volontaria di gravidanza, avendo in forze solo ginecologi obiettori di coscienza.
Un’inchiesta giornalistica e una poderosa raccolta firme erano riuscite a smuovere i vertici dell’Asl TO4 e qualche mese fa l’arrivo di un nuovo primario e di un ginecologo non obiettore, hanno ripristiato il diritto all’Ivg.
Il collettivo, facendo tesoro delle conquiste ottenute, ha iniziato ad occuparsi di diritti ad ampio spetTro, ritrovandosi anche ad occuparsi della comunità LGBTQ+.
E’ nato così ProvinciaLotta e il primo Pride di Provincia.
Abbiamo cheIsto a tutte le forze consiliari di mettersi a nudo dinnanzi al tema sollevato dalla poderosa manifestAzione del 24 giugno e a rispondere sono stati i quattro capigruppo: Domenica Calza, in rappresentanza di tutta la maggioranza, Federico Ferrara, del Pd, Davide D’Agostino del centro destra e Franco Silvestro dEl Movimeto 5 Stelle.
D’Agostino: “Dare il patrocinio è stato un perfetto equilibrismo della Devietti, chapeau!”
Che significato ha per te il Pride?
Nessuna in particolare,un tempo erano nati come la coniugazione di provocazione e divertimento, utile apparentemente a scuotere il dibattito su una serie di rivendicazioni, poi rapidamente la provocatorietà ha preso il sopravvento mettendo in secondo piano rivendicazioni o estremizzandole, a discapito del confronto sulle tematiche più generali, al punto che ormai persino molti omosessuali non si sentono più rappresentati da questo tipo di manifestazioni.
C’era bisogno di organizzare un Pride in Provincia?
Questo bisognerebbe chiederlo agli organizzatori, più che necessità la sensazione è quella di una moda che si sta diffondendo. Ho notato che per gli organizzatori la sensazione era quella di invadere una specie di provincia barotta e retrograda, come se fossimo l’Alabama americana degli anni ‘50, ma questo dimostra quanto siano lontani dal conoscere il nostro territorio e le persone che lo abitano.
Ciriè era il posto giusto?
Ciriè è un riferimento centrale dell’intera zona e delle Valli di Lanzo, inoltre con la sua stazione è un naturale punto di riferimento anche per chi arriva da fuori, non a caso gli organizzatori hanno scelto il viale davanti alla stazione come luogo di ritrovo.
Eri presente alla manifestazione? Perché?
Non avrebbe avuto senso la nostra presenza ad una manifestazione palesemente politicizzata.
Nonostante i tentativi di distinguo dai format torinesi e nazionali, anche il Pride (senza Gay) di Ciriè si è rivelata come la solita manifestazione di un’estrema sinistra che, avendo abbandonato lavoratori e reali tematiche sociali, pur abbondanti in tempi di crisi, cerca di riciclarsi sulla frontiera dei “nuovi diritti” e con la solita caccia ai nemici del progresso che non può essere fermato. Il risultato è stato un insieme di attacchi anche piuttosto banale ai leader non allineati all’ideologia gender e LGBT..
“Dai margini ai portici”. La città con che occhi ha visto la sfilata?
Quali portici?!
Il corteo è sgattaiolato tra le vie secondarie della città, almeno al carnevale dei bambini o al palio dei borghi veniva permesso di passare dal centro anche se in orari che non diatirbassero troppo i commercianti, in questo caso invece gli organizzatori hanno preferito non forzare troppo la mano. È una mia pura sensazione, ma credo che gli organizzatori abbiano barattato un percorso più defilato in cambio del patrocinio ufficiale della Città. Non si spiegherebbe altrimenti quello slogan. Alla faccia della lotta !
Chi erano secondo te quei 300 ragazzi che hanno sfilato?
Qualche vecchio ex-compagno che se proprio non riesce ad essere ribelle almeno gioca a fare il giovane e tanti giovani. Molti provenienti da Torino.
Io alla loro età mi vestivo over-size, ascoltavo musica rap , ero appassionato di street art, cercavo di diffondere le idee in cui credevo, più tardi ho introdotto il concetto di tifo ultras al palio dei borghi, un’assurdita anche a ripensarci adesso ma che è ancora realtà.
Ho trovato gente capace di ascoltarmi e anche tante ostilità che però mi hanno permesso di misurarmi con certi limiti, anche mentali, delle persone riuscendo poi a superarli ma contemporaneamente a restando parte attiva della comunità cittadina.
Questo evento, cos’ha lasciato in città?
Poco o nulla al momento, vissuti dalla comunità più o meno come un temporale estivo, di quelli con più tuoni che acqua peraltro, spero che almeno i partecipanti che temevano chissà quali reazioni o contestazioni che non siamo dei bifolchi da educare ma persone normalissime e civili.
Quali commenti hai sentito in queste settimane che sono seguite al Pride di San Giovanni?
Più di tutto hanno colpito le polemiche di alcuni organizzatori che, dopo aver beneficiato della nomea provocatoria della manifestazione in fase organizzativa, pretendevano che sui social non venissero diffuse le immagini delle “mise” più provocatorie: se vuoi vincolare l’immagine della manifestazione ad un determinato e circoscritto messaggio politico agisci su chi si discosta da quel format catalizzando l’attenzione non te la prendi certo con chi, giornalista o blogger, si limita a riportarne la presenza.
Dei problemi della comunità LGBTQ+ a Ciriè se ne parla?
Viviamo in una società in cui se non ti allinei al politicamente corretto rischi di essere accusato di omofobia e razzismo quindi si preferisce evitare questo tipo di confronto.
Questo è un dramma perché, oltre a esacerbare gli animi creando un solco netto tra favorevoli e contrari a certe tesi, impedisce ai più fragili di esporsi o, peggio, li costringe ad avvicinarsi a realtà estremiste quando invece avrebbero solo bisogno di un contesto sufficientemente sereno per poter vivere tranquillamente la propria sessualità senza per questo aver bisogno di distruggere la società in cui viviamo in nome di un’utopia arcobaleno.
E dei diritti?
C’è molta confusione tra ciò che è un diritto, a vivere una propria sessualità , che si trasforma nel dovere di tutti di rispettare certe scelte e la pretesa che, indipendentemente dalle proprie scelte, sia compito della società modificarsi affinché nessuno si senta escluso.
Parlando di diritti, veri, non è difficile trovare un incontro e sono in gran parte tutti già garantiti dalla nostra Costituzione, i problemi arrivano quando si tenta di spacciare per diritti rivendicazioni che spesso hanno ricadute su altri soggetti deboli e indifesi, come i minori, i cui diritti è assolutamente doveroso che lo Stato tuteli prima delle rivendicazioni soggettive di tanti adulti.
Che significato ha avuto, per te, il fatto che la manifestazione abbia ottenuto il patrocinio della città?
La Giunta ha dato un colpo al cerchio ed uno alla botte: ha concesso il sigillo della Città, a nome di ogni cittadino di Ciriè, ma non ha avuto il coraggio di farsi fotografare ufficialmente per i saluti ufficiali in mezzo ai manifestanti. Il calcolo politico è ineccepibile visto che la maggior parte dei cittadini ricorda più le foto personale che le locandine degli eventi, ma se davvero avessero voluto dinostrare di essere coontrari alle modalità dell’evento ma garanti delle libertà di espressione avrebbero dovuto fare l’esatto opposto: non concedere il patrocinio in segno di contrarietà ma portare i saluti istituzionali per dimostrare rispetto.
Ha fatto bene il sindaco a darlo?
Loredana Devietti è una democristiana vecchio stampo, impossibile batterla con certi equilibrismi, comprende il sentire degli elettori alla perfezione e sa come muoversi per cavalcare l’onda e adattarsi ai cambiamenti ma solo se e quando conviene. Io ho un’idea della Politica che tracci delle rotte invece di navigare a vista ma... chapeu!
Se fossi stato tu il sindaco, l’avresti dato? E come avresti motivato?
Non si dà il patrocinio a manifestazioni politiche, tanto più quando sono divisive, avrei motivato che in assenza di garanzie sull’andamento della manifestazione non avrebbe avuto senso dare un patrocinio sulla fiducia a nome di tutti i cittadini di Ciriè. Come Sindaco di tutti però sarei andato a portare i saluti e ad augurare una serena manifestazione prima dell’inizio del corteo, premurandomi per tempo con le forze dell’ordine che ci fosse il necessario cordone di sicurezza a tutela dei manifestanti per chiarire che non ci sarebbe stato alcuni spazio per contestazioni e per ribadire che la Città Ciriè non ha nulla da imparare in termini di garanzie e tutela dei diritti.
Domenica Calza; “Sul tema dei diritti c’è
molto da ragionare e non solo a Cirié”
Che significato ha per voi il Pride?
Il Pride è una manifestazione che nelle sue intenzioni vuole attirare l’attenzione per contrastare le discriminazioni e allo stesso tempo creare sensibilità verso diritti solo in parte acquisiti
C’era bisogno di organizzare un Pride in Provincia?
È sempre complesso organizzare una manifestazione di questo genere in Provincia e soprattutto in realtà di medie dimensioni in cui ognuno cerca di preservare la propria sfera personale. Qui non è però in discussione l’opportunità ma la volontà di un gruppo di cittadini di manifestare per la propria libertà
Ciriè era il posto giusto?
Ciriè è una città in cui ad oggi non si sono manifestati episodi di intolleranza e per questo la manifestazione ha creato cuoriosità senza preclusioni di alcun genere
“Dai margini ai portici”.
La città con che occhi ha visto la sfilata?
Inizialmente forse con un po’ di scetticismo ma poi le modalità pacifiche con cui si è svolta credo che per alcuni abbiamo dissipato i dubbi
Chi erano secondo voi quei 300 ragazzi che hanno sfilato?
Tra loro c’era chi voleva difendere la propria identità e chi voleva che ognuno avesse la libertà di scegliere come vivere la propria vita.
Questo evento, cos’ha lasciato in città?
Ha creato curiosità e dibattito
Quali commenti hai sentito in queste settimane che sono seguite al Pride di San Giovanni?
I commenti erano vari ma crediamo che sul tema dei diritti molto ci sia ancora da ragionare e non solo a Ciriè
Dei problemi della comunità LGBTQ+ a Ciriè se ne parla?
Si, se ne parla. Anche nella nostra biblioteca civica la sezione sulle pari opportunità ultimamente è stata arricchita da diversi libri su tematiche LGBTQ+.
E dei diritti?
Certo, se ne parla, ma come ho detto prima, come ovunque, mai abbastanza
Cos’ha significato dare il patrocinio?
In maggioranza abbiamo condiviso con la giunta la scelta di accordare il patrocinio: si trattava di una manifestazione che ha come scopo prioritario la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla necessità di rispettare la diversità, intesa come libertà di pensiero, di opinione, di espressione personale, a favore dei diritti e contro le discriminazioni come prevede anche la nostra Costituzione
Eri presente alla manifestazione? Perché?
No, non abbiamo partecipato. Abbiamo infatti sottolineato come maggioranza il nostro punto di vista critico sulla forma: questa tipologia di evento non è nelle nostre corde ma rispettiamo la possibilità di tutti di manifestare secondo le proprie idee e la propria sensibilità.
PARTITO DEMOCRATICOChe significato ha per te il Pride?
Una manifestazione di liberi cittadini a favore dei diritti civili.
C’era bisogno di organizzare un Pride in Provincia?
Se ne hanno sentito il bisogno perché no?
Ciriè era il posto giusto?
E perché no?
Eri presente alla manifestazione? Perché?
No.
“Dai margini ai portici”. La città con che occhi ha visto la sfilata?
Chiedetelo ai cittadini.
Chi erano secondo te quei 300 ragazzi che hanno sfilato?
Ragazzi che hanno voluto esserci e manifestare per un’idea.
Questo evento, cos’ha lasciato in città?
Non saprei.
Quali commenti hai sentito in queste settimane che sono seguite al Pride di San Giovanni?
Non ne ho sentiti, sinceramente.
Dei problemi della comunità LGBTQ+ a Ciriè se ne parla?
Sì, ci sono molti ragazzi attivi e lo dimostra anche la presenza del pride a Cirié.
E dei dititti?
Si, ma dovremmo fare di più anche sui diritti sociali:. Scuola, lavoro, sanità per fare qualche esempio.
Che significato ha avuto, per te, il fatto che la manifestazione abbia ottenuto il patrocinio della città?
Giusto.
Ha fatto bene il sindaco a darlo?
Sì
Se fossi stato tu il sindaco, l’avresti dato? E come avresti motivato?
Si. Sostegno alla libertà di espressione.
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