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CIRIE'. Silvestro e “la barba” della consigliera Frediani

CIRIE'. Silvestro e “la barba” della consigliera Frediani

Francesca Frediani

CIRIE'. Riesci ancora a guardarti allo specchio quando ti fai la barba?”. 

E’ quanto avrebbe detto un furibondo Franco Silvestro alla consigliera regionale Francecsa Frediani nel corso di un infuocato scambio di messaggi su Facebook.

Un testa a testa che risale a tre anni fa, quando la politica eletta nelle file del M5S nel collegio della Val di Susa aveva deciso di lasciare il Movimento senza dimettersi.

Ne era nata una polemica accesissima, frutto anche delle posizioni durissime che la Frediani stessa aveva preso nei confronti di chi, in passato, aveva lasciato il Movimento  restando attaccato alla poltrona.

I toni si erano surriscaldati fino a quando Filvestro non le aveva chiesto, appunto, se riuscisse ancora a guardarsi allo specchio quando si faceva la barba.

L’infelice attacco, però, è venuto fuori solo adesso. A ripescarlo dal baule del social con un altro post pubblicato sempre a mezzo social è stata la consigliera Frediani giovedì scorso 23 giugno.

L’accusa è di body shaming: “Ieri - ha scritto giovedì 23 giugno su Facebook la consigliera regionale  - una ex eletta del M5S in città metropolitana, nonché ex candidata alle regionali (non eletta e forse anche per questo rancorosa) ha creduto di potermi ferire durante una discussione (piuttosto inutile peraltro) con un commento sul mio aspetto fisico”.

Attaccata per la sua pancetta, ha ritirato fuori anche “la barba”: “Non è una novità - incalza la Frediani - ricordo qualche tempo fa un consigliere di Ciriè che mi chiese se riuscissi ancora a guardarmi allo specchio mentre mi facevo la barba. Sono fatti così: a parole tutti “rispetto e correttezza”, nei fatti pronti a scivolare”.

Il riferimento, per nulla velato è all’ex candidato a sindaco per l’M5S e consigliere di opposizione, Franco Silvestro.

La consigliera ha tirato fuori questa frase estrapolandola da qualsiasi contesto. Non era certo un attacco alla sua persona - incalza Silvestro - era un affondo politico nei confronti di una consigliera comunale che, eletta nel Movimento aveva deciso di lasciarlo senza dimettersi. Sono passati tre anni, lei è ancora in Regione e aver tirato fuori quell’espressione dopo così tanto tanto non ha davvero alcun senso”.

Circa l’accusa di body shaming (la derisione del corpo deridendo o discriminando una persona per il suo aspetto fisico), Silvestro è netto: “Non volevo mica dire che la Frediani ha la barba. Le stavo chiedendo solo se riuscisse ancora a guardarsi allo specchio. Proprio lei che fino a qualche tempo prima urlava contro chi lasciava il Movimento, ma non l’incarico politico per cui era stato eletto. Le stavo dando dell’incoerente. Cosa che credo fortissimamente tutt’ora. Il modo in cui ha tirato fuori quel passaggio di quella conversazione è del tutto strumentale. E’ lei, ora, a farne una questione personale. Io ne facevo una questione politica”.

Poi aggiunge: “Chiunque mi conosca può dire che non attaccherei mai una persona per il proprio aspetto fisico. Non è affatto nel mio stile”.

La Frediani ne ha parlato pubblicamente in relazione ad un altro attacco sulla sua persona subito : “Sono piuttosto grata al mio corpo per non avermi mai dato problemi di salute particolarmente preoccupanti e per avermi permesso di mettere al mondo tre figli senza nessuna complicazione. E tutto ciò, purtroppo, non è così scontato per tutte. Però ho iniziato a riflettere sulla condizione di molte donne che, consapevolmente o inconsapevolmente, si trovano nella mia condizione e ne soffrono”.

Il tema è quello della diastasi addominale, la “pancetta” da eterna futura mamma che non se ne va mai.

L’attività fisica, se non controllata e ben indirizzata - spiega Frediani - rischia di peggiorare la situazione e sono poche le strutture pubbliche che eseguono l’intervento risolutivo in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale. Molte donne per questo motivo, non hanno altra scelta che rivolgersi a strutture private sborsando cifre non indifferenti, come se il loro fosse un puro vezzo estetico. L’intervento è piuttosto invasivo e con tempi di recupero lunghi (motivo per cui io stessa non ho scelto questa strada perché perdere giorni di lavoro per me significa perdere sedute di Consiglio e Commissione, cose che certe “personucole” che sanno solo tirare in ballo il mio stipendio non possono capire)”.

Francesca Frediani termina dicendo: “La chiudo qui e spero che questo post possa aiutare almeno una donna a scoprire che esistono altre donne nella sua condizione e che ci sono battaglie comuni da portare avanti, in primis il diritto a potersi sottoporre all’intervento gratuitamente in tutte le Regioni d’Italia. Perché la maternità è un percorso difficile e va vissuta con serenità: prima, durante e dopo. Alla signora in questione dico solo che per i difetti fisici ci possono essere mille soluzioni, inclusa quella di accettarli, mentre la meschinità è ben più difficile da superare... mi spiace”.

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