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24 Novembre 2021 - 18:38
I consiglieri di minoranza di Ciriè
CIRIÈ. Chiuse la partite per la presidenza del consiglio (andata a Beppe Lozito) e per la vice (a Domenica Calza), si apre quella per la presidenza delle commissioni consiliari.
La scorsa settimana si dovevano riunire tutte e quattro per eleggere i rispettivi presidenti. È andata a finire che si è svolta solo la Prima Commissione, ed esclusivamente perché fondamentale: la Prima è infatti la Commissione in cui si sta discutendo delle misure per “calmierare” i salassi dei conguagli Tarip 2020. E le altre? Tutte saltate.
Il perché è presto detto: la minoranza ha chiesto la presidenza di tre commissioni, mentre la maggioranza è disposta a lasciarne alle opposizioni solamente due. Il gruppo della Devietti, che si è portato a casa la Prima, quella a Bilancio e Tributi, con presidente eletta e riconfermata Santina Salomone, vuole mettere le mani anche sulla Seconda (seconda pure per importanza), in cui si discute di Lavori pubblici, Urbanistica, Viabilità, Trasporti, Ambiente. E quindi lasciare le briciole ai gruppi di opposizione.
La minoranza non ne ha voluto sapere e ha puntato i piedi. «Se non tutte e tre, piuttosto nessuna» dicono. Il che vorrebbe dire scontro totale tra le forze di maggioranza e le forze di minoranza.
Niente di più di quel che si è visto finora, fra l’altro. Il polverone sollevato dalle minoranze sulla nomina di Lozito a presidente del consiglio è esemplare, con i consiglieri che le hanno tentate tutte - e ne hanno dette di ogni - pur di far tornare Devietti sui suoi passi e cercare di trovare una quadra su di un altro nome, anche della maggioranza.
Esemplare anche la rinuncia alla vice presidenza. Durante la prima seduta del parlamentino era stato eletto Luca Capasso, che però aveva subito rifiutato l’incarico in protesta. Al consiglio successivo, un paio di lunedì fa, le opposizioni avevano confermato la volontà di rinunciare alla vice presidenza, proponendo paradossalmente il nome di Calza (già scontentata dalla scelta del sindaco di non darle l’assessorato). D’Agostino l’ha detto con una battuta: «Dopo che la sua stessa maggioranza l’ha ignorata per qualsiasi ruolo, ci è sembrato carino che le minoranze si impegnassero per farle avere almeno questo…».
La sensazione delle forze di opposizione - dal Pd al Centrodestra fino ai 5 Stelle - è che in questo mandato Devietti non abbia la minima intenzione di intavolare un percorso di dialogo. Un dialogo che negli scorsi 5 anni si è visto in più occasioni ma che adesso sembra quasi del tutto scomparso. Scontentare ancora una volta le minoranze, negando la presidenza delle tre commissioni rimanenti, vorrebbe dire muro contro muro, una volta per tutte.
Pare anche abbastanza strano che il gruppo Devietti non abbia intenzione di cedere su questa partita. Da un lato perché si tratta pur sempre della presidenza di una commissione consiliare e non dell'incarico da ministro dell'Interno, dall'altro perché un'apertura sarebbe fondamentale per stemperare i toni e tornare ad abbozzare un percorso di condivisione con le minoranze.
Forse le motivazioni sono tutte da rintracciare nel ruolo che può rivestire la Seconda Commissione in questo mandato. Sarà proprio qui, infatti, che si discuterà della riqualificazione di via Vittorio, dell’eventuale pedonalizzazione, del progetto per il sottopasso della ferrovia Torino-Ceres. Ed è proprio il presidente, in autonomia (certo consultandosi con i gruppi consiliari piuttosto che con la giunta) a calendarizzare e convocare le commissioni. Ci potrebbe essere, insomma, un certo interesse a tenere i lavori della Commissione sotto controllo. Ma a quale costo?
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