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CIRIÈ. D'Agostino: "Devietti ci ha ingannati, siamo stati friendzonati..."

CIRIÈ. D'Agostino: "Devietti ci ha ingannati, siamo stati friendzonati..."

Davide D'Agostino, consigliere del Centrodestra-Insieme per la Città

CIRIÈ. Voleva togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Si è tolto un’intera catena montuosa. Nella prima seduta di consiglio comunale il leader del Centrodestra-Insieme per la Città, Davide D’Agostino, ha sparato a zero contro il sindaco Loredana Devietti e la sua squadra per il percorso intrapreso in campagna elettorale.

Un percorso che D’Agostino sperava di poter intrecciare a quello dell’attuale maggioranza, con un accordo elettorale, che è invece naufragato visto il “no” di Devietti&Co nonostante la disponibilità del centrodestra a lasciare a casa i simboli di partito.

D’Agostino  ha usato parole forti, parlando di “trucchi” e di “inganni”.   «Il vostro progetto civico innovativo ha raccolto il consenso della città e ha indotto tutte le formazioni, noi per prime, a confrontarci con questo innovativo e ben delineato modo di fare politica sul territorio - ha raccontato il numero uno del centrodestra -. Noi abbiamo lavorato per cinque anni con senso di responsabilità e fiducia nei confronti della maggioranza. Fiducia che è stata ripagata con delle strategie politiche elettorali che di civico e per l’interesse della città non hanno nulla, anzi sono degne della peggiore politica di palazzo, degna di esperienze che perfino uno come me con una formazione partitica si è trovato costretto a prendere ripetizioni. Una lezione politica di cui terrò sicuramente conto, ma non certo per farne tesoro».

Come sia andata è nota. Alle forze di minoranza pareva ci potesse essere un’apertura della Devietti nell’allargare la sua coalizione, mentre poi il sindaco ha chiuso la sua squadra alle sole tre liste civiche. «Abbiamo dialogato con la maggioranza per trovare una quadra, per presentare agli elettori la migliore proposta possibile -  ha proseguito D’Agostino -. Un’apertura totale per tutto il mandato precedente ripagata con l’inganno. Ci avete fatto credere di voler dialogare e intanto avete lavorato ai fianchi delle altre formazioni per eroderle di alcune personalità. Sono trucchi, strategie. Devietti avrebbe dovuto avere il coraggio di giocare sin dall’inizio su questo campo, e non portando avanti il dialogo con le opposizioni fino all’ultimo  anche se il dialogo sapeva già che non avrebbe portato a nulla.  È la vecchia regola dell’amico, siamo stati friendzonati. Questo per noi è stato un danno. Se a gennaio avessi saputo che non c’erano spazi di confronto, avrei potuto lavorare di più per costruire una squadra alternativa alla maggioranza.  Ma non è stato possibile».

Il numero uno del centrodestra critica anche la cosiddetta connotazione puramente civica della coalizione. «Dite di avere contro tutti gli schieramenti politici nazionali, ma non dite la verità - ha sottolineato -. Il sostegno di Forza Italia, ad esempio, non l’ho avuto mica io. Il segretario cittadino di Forza Italia ha corso con voi e la stessa segreteria provinciale non ci ha concesso l’utilizzo del simbolo nonostante avessimo alcuni candidati che arrivavano da quel partito. Non è corretto dire che lei è qui per progetti puramente civici.  Lei è un politico navigato, di esperienza, con contatti e ganci dove contano ad ogni livello. Tutto lontano dall’immagine della civica innocente formata da cittadini che si sporcano le mani per la città. Lei per 5 anni ha concentrato tutta la visibilità mediatica solo sulla sua persona e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, con il calo delle preferenze dei vostri candidati che ha riguardato quasi tutti.  Basti pensare che tra i consiglieri più votati ci sono i nuovi, probabilmente si è presentato meglio chi non aveva un passato dentro questo palazzo rispetto a chi ha già avuto la possibilità di confrontarsi con l’amministrazione pubblica. Per me questa non può che essere una bocciatura chiara e palese di quel che è stato il vostro mandato».

E poi l’annuncio. Perché le cose cambieranno rispetto allo scorso mandato, quando D’Agostino si è mostrato molto meno combattivo rispetto alle giunte Brizio. «Non ci sarà più un’apertura in bianco come fatto fino ad  oggi, non accetteremo più la narrazione del paese delle meraviglie che state portando avanti».

La replica 

Parole forti che non sono andate giù ai leader della squadra di “Io amo Ciriè”. A partire dalla capogruppo di Ciriè nel Cuore, Domenica Calza: «D’Agostino parla di trucchi, strategie, inganni - ha cominciato -. Non vi sono stati. Certamente ognuno segue la sua strategia. Io dico che con molto piacere abbiamo notato negli ultimi due o tre anni che molte persone della società civile si sono avvicinate a noi e ci hanno chiesto di poter partecipare attivamente all’amministrazione, tanto è vero  che è nata una lista in più per consentire a molte persone di impegnarsi e proporsi come candidati. Evidentemente il progetto nato 5 anni fa è piaciuto a molti, tra cui molti giovani. Tutti noi siamo profondamente contenti, magari abbiamo preso qualche voto in meno ma lo sapevamo, essendo spalmati su tre liste».

In seguito il sindaco Loredana Devietti ha detto la sua sul mancato accordo in campagna elettorale, smarcandosi dalla narrazione di D’Agostino.

«Non voglio scadere nelle provocazioni o nel dibattito politico che devono lasciare spazio in quest’aula alla vita amministrativa, ma le cose non sono andate come dice lui - ha risposto -. Non riesco a capire se solo a Ciriè vi sia l’obbligo di fare alleanze altrimenti si tratta di lesa maestà. Io ho deciso di candidarmi a giugno, subito dopo ho incontrato i gruppi che me l’hanno chiesto, abbiamo fatto le nostre valutazioni con la maggioranza e poi abbiamo preso delle scelte. D’Agostino diceva che si parlava di gennaio, ma nessuno più di D’Agostino sa che le dinamiche politiche cambiano secondo i momenti e in un periodo anche molto breve possono succedere tante cose».

Il primo cittadino ha poi pungolato il consigliere di opposizione, peraltro leader del partito di Fratelli d’Italia a Ciriè. «Mi chiedo, visto che per D’Agostino c’era l’obbligo di fare alleanze, perché a Roma il suo partito non abbia sostenuto il governo Draghi, a maggior ragione parlando di un governo di unità nazionale - ha sottolineato, per poi continuare -. Nessuno più di me apprezza chi fa politica in un partito, io ho fatto scelte differenti ma ho un mio background, così come le persone che arrivavano dai partiti e hanno scelto a titolo personale di aderire alla nostra coalizione civica».

Anche secondo Devietti, inoltre, il calo delle preferenze è motivato dall’allargamento della coalizione da due a tre liste che hanno portato a “spalmare” i voti.   «Ma tanti, gli assessori in particolare, hanno preso molti voti - ha concluso -. È comunque normale che ci siano nuovi candidati che prendono preferenze, altrimenti si candiderebbero sempre i soliti e  votare a cosa servirebbe?».

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