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CIRIÈ. Elezioni, D'Agostino: "Ci ha penalizzati la strategia scorretta della Devietti"

CIRIÈ. Elezioni, D'Agostino: "Ci ha penalizzati la strategia scorretta della Devietti"

Davide D'Agostino in via Vittorio a Ciriè

CIRIÈ. C’è da chiedersi che minoranza sarà. Quella uscita dalle urne, che hanno premiato per la seconda volta Loredana Devietti, sarà formata da tre consiglieri del Partito Democratico, due del Centrodestra-Insieme per la Città e uno del Movimento 5 Stelle.

Si tratta di Federico Ferrara, Luca Capasso e Marta Vittone, di Davide D’Agostino e Mattia Palermo e, infine, di Franco Silvestro. Minoranza confermata in blocco tranne per l’ingresso di un nuovo consigliere nel centrodestra, il giovane Mattia Palermo.

«Siamo contenti, abbiamo raddoppiato i posti in consiglio comunale e per poco non abbiamo ottenuto anche il terzo seggio - commenta D’Agostino, che ha portato a casa 1.382 voti, pari al 18,28% -. È andata molto bene rispetto alle premesse di una campagna elettorale iniziata in salita a causa di una strategia scorretta attuata dalla maggioranza uscente, che sembrava aperta ad un’intesa con noi ma che tra luglio e agosto ci ha fatto capire che non ci sarebbe stato nessun accordo e che quello della Devietti era solo un tatticismo per indebolirci il più possibile portandoci  a dover imbastire la squadra a ridosso del voto.  Nonostante questo, è andata bene.  È stata una campagna elettorale all’arrembaggio, innovativa e unica nel suo genere. E ai nostri candidati ho chiesto un impegno che non si ferma con le elezioni e che anzi proseguirà negli anni». 

Oltre ai «tatticismi» di Loredana Devietti, D’Agostino si toglie qualche sassolino dalla scarpa anche per la defezione di alcuni esponenti dei partiti di centrodestra passati dalla parte “del nemico”. D’Agostino non fa nomi ma è chiaro il riferimento a Marco Boccacciari, numero uno di Forza Italia, entrato nelle liste del sindaco uscente (e rientrante).

«Alcune defezioni hanno indebolito non tanto la coalizione, quanto la formazione delle liste - sottolinea D’Agostino -. Scelte che, peraltro, non hanno neanche pagato chi le ha fatto, visto che non sono stati eletti... Nonostante tutto abbiamo dimostrato di essere forti, di avere una bellissima squadra con cui si potrà lavorare ancora meglio in futuro. Fiduciosi di questo, porteremo sempre di più in consiglio la voce dei tanti delusi da questa Amministrazione».  Insomma ci sarà da aspettarsi fuochi d’artificio, dall’opposizione di Centrodestra...

Una chiara alternativa rimarrà anche quella del Movimento 5 Stelle di Franco Silvestro, consigliere eletto con 491 voti, ovvero il 6,50%. Un balzo indietro rispetto al risultato elettorale di cinque anni fa e di certo l’apprezzamento nazionale per la compagina dei 5 Stelle non ha aiutato. E poco è servita l’aggiunta di una lista civica, “Nuova Ciriè”, che non è riuscita a sfondare.   

«Chiuse le urne e visti i risultati, inizio ovviamente con l’augurare buon lavoro alla sindaca Devietti e ai futuri consiglieri - commenta il leader grillino -. Un personale pensiero di stima, riconoscenza e amicizia, va a quelle persone che si sono spese per il nostro progetto in questa concitata campagna elettorale, probabilmente la più breve della storia. Grazie a tutti i candidati del M5S, Chiara Ballarini, i candidati della lista Nuova Ciriè e tutti i ciriacesi che ci hanno votatoNelle nostre numerose giornate in piazza e in mezzo alla gente, abbiamo chiaramente percepito un malessere generale, malessere a cui ad ora non siamo riusciti a dare una risposta. Il dato dell’astensione, circa il 50%, è inequivocabile. In una cittadina dove un elettore su due non va a votare, c’è un problemaCercheremo di lavorare per coinvolgere i nostri concittadini a seguire maggiormente l’amministrazione della città, perché influisce direttamente, nel bene e nel male, sulla vita delle persone. Il nostro lavoro è appena iniziato, e abbiamo intenzione di portarlo avanti con proposte, impegno ed entusiasmo, per dare voce a tutti. Noi ci siamo».

Resta da capire cosa sarà del Partito Democratico all’opposizione. Federico Ferrara ha rinnovato alla radice il partito e ha compiuto un’impresa impensabile solo pochi mesi fa, riuscendo a raccogliere 1.836 voti, pari al 24,29, arrivando secondo e sfiorando il ballottaggio con Devietti (che, alla fine di una giornata caldissima, ha superato il 50% richiesto per vincere al primo turno attestandosi sul 50,93%).

«Anche una sconfitta può rappresentare un nuovo inizio - commenta Ferrara -. Il Pd oggi è il primo partito della città: un risultato impensabile fino a 4 settimane fa. Abbiamo preso una decisione coraggiosa, lontana da ogni calcolo elettorale: ci siamo presentati trasparentemente come partito, non come lista civica, e con una lista sola. Insieme ad un gruppo profondamente rinnovato e motivato abbiamo fatto una campagna elettorale intensa, profondamente in dialogo con la città, che aveva al centro proposte e idee per la Ciriè del futuro. A chi ha agito solo con la tattica e non ha ancora una visione del futuro della città abbiamo risposto con la politica e un programma serio che guarda allo sviluppo di Cirié integrato nel territorio circostante. Il risultato del voto di preferenza ci ha confermato la bontà delle nostre scelte: siamo stati in mezzo alla città, e la città ha premiato i nostri candidati. Non ci scoraggiamo ma, forti delle nostre proposte, ripartiamo con ancora più fiducia per costruire la classe dirigente del futuro. In Consiglio Comunale faremo un’opposizione seria, costruttiva, decisa. Pensiamo sia un compito cruciale perché nei prossimi anni si giocherà il futuro dei nostri territori grazie alle opportunità della ripresa post-pandemica. Ciriè dovrà essere capace di coglierne le risorse per rilanciare il territorio».

Tutto chiaro. Meno quale sarà la linea da tenere in questi 5 anni: se, insomma, la squadra di Ferrara deciderà di dare filo da torcere all’Amministrazione con un serio lavoro di opposizione o se - un po’ come fatto durante lo scorso mandato - la tattica sarà più di attendismo per tentare nuovamente di lavorare ai fianchi Devietti per trovare fra 5 anni l’accordo elettorale che a queste elezioni non si è riusciti a concretizzare.

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