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08 Agosto 2021 - 13:39
Davide D'Agostino in via Vittorio a Ciriè
CIRIÈ. E alla fine si tolse qualche sassolino dalla scarpa. Anzi, qualche masso... Dopo lo show dei giorni scorsi in consiglio comunale, nel quale è tornato il “campione di ostruzionismo” che i ciriacesi avevano saputo apprezzare ai tempi di Brizio sindaco, oggi Davide D’Agostino si scaglia violentemente contro il sindaco Loredana Devietti in seguito al suo annuncio di correre, alle prossime elezioni, con la stessa coalizione civica con la quale ha amministrato Ciriè in questi 5 anni. Insomma, senza nessun accordo elettorale né col centrodestra né col centrosinistra.
«Contrariamente a quanto sostenuto da Devietti le interlocuzioni con il centrodestra in vista delle scadenze elettorali sono cominciate ben prima dell’ufficializzazione di ricandidatura a giugno - chiarisce D’Agostino -. Per la precisione era gennaio quando chiesi se ci fosse lo spazio per un allargamento della sua maggioranza allo scopo di proseguire e migliorare il loro percorso amministrativo e la risposta fu affermativa ma condizionata ad un profilo civico».
Se in un primo momento sembrava impossibile che la coalizione di centrodestra lasciasse a casa i simboli di partito di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, col tempo la situazione era cambiata. Dopo lunghe settimane di confronto interno al gruppo e con le segreterie di partito, infatti, la squadra di D’Agostino aveva aperto al “civismo” in vista di un possibile accordo elettorale con Devietti.
«Tra aprile e maggio chiedemmo di incontrare la delegazione della Devietti, la quale ha rinviato fino a fine giugno la data dell’incontro nel quale abbiamo manifestato la nostra disponibilità a correre senza simboli - spiega il consigliere -. Per noi si trattava solo di cominciare a lavorare insieme per il bene della città ma la realtà era diversa sebbene ancora a luglio la Devietti dichiarava che la trattativa fosse ancora in corso. Questa tattica della melina è stata una pagina stucchevole e indegna della politica ciriacese, è assolutamente fisiologico che forze politiche diverse per natura ed identità non riescano a trovare un accordo, quello che non è accettabile invece sono i tatticismi e i giochi di palazzo finalizzati ad inibire l’azione di chi potrebbe costruire una alternativa politica».
Insomma, secondo D’Agostino la Devietti avrebbe tenuto in stallo il centrodestra ben sapendo di non voler fare nessun accordo, ma solo per evitare che la coalizione si strutturasse come forte oppositrice dell’attuale Amministrazione.
«Se davvero la scelta del “nostro” sindaco di ricandidarsi è maturata solo a giugno perché in questi cinque anni la “nostra” Loredana non ha lavorato per rafforzare la sua classe dirigente? Sono le personalità che gli mancano, o troppo inesperte o troppo anziane o troppo assenti, oppure è la mancanza di una reale prospettiva politica che esuli dalla sua persona? - rimarca il leader di Fratelli d’Italia -. Siamo preoccupati per quello che accadrà in futuro e non certo a causa di una tornata elettorale che si annuncia a livello nazionale molto positiva per il centrodestra e che porterà i suoi benefici anche a Cirié. Questi tatticismi di Palazzo degni della politica da Prima Repubblica minano alla base ogni tipo di dialogo e confronto nel medio e lungo termine. Come espresso più volte dalla stessa Devietti i risultati che la sua amministrazione può vantare sono stati frutto della collaborazione anche con l’opposizione, in particolare con il centrodestra, attraverso un confronto politico costruttivo e leale e che ora viene compromesso irrimediabilmente».
E ce ne siamo accorti durante l’ultima seduta di consiglio comunale, nella quale D’Agostino non ha risparmiato stilettate, polemiche e critiche nei confronti delle forze di maggioranza. Il dialogo è chiuso e, se Devietti dovesse vincere, lo sarà anche nei prossimi cinque anni. Al contrario di com’è andata in questo primo mandato di serena collaborazione.
«Ancora più grottesco è il ragionamento sulla natura civica della sua coalizione e alla rinuncia per chi si candida nelle sue liste di “mettere da parte la politica partitica” - rimarca D’Agostino -. Ci permettiamo di ricordare al sindaco Devietti che fu proprio lei a vedersi sfumare la candidatura in parlamento alle ultime politiche in quota renziana, e fummo proprio noi a dimostrare la sua presenza a Roma, presso la sede del Pd, la sera in cui ci fu la trattativa finale delle candidature in Parlamento. Non proprio l’atteggiamento di chi aveva declinato certe offerte. Come centrodestra siamo consapevoli di poter dare molto a questa città ma sappiamo che ciò di cui più ha bisogno è la capacità di andare oltre certi steccati ideologici, indipendentemente dalla loro connotazione partitica e civica, e la nostra offerta di rinunciare ai simboli era finalizzata proprio a dimostrare questa rinnovata consapevolezza da parte di una classe dirigente matura. Quello che non avevamo considerato è l’inconsistenza politica di certi slogan con cui la Devietti cerca di nascondere le sue mire politiche che guardano a Cirié solo come un trampolino di lancio, al pari di qualsiasi altro esponente politico di partito. Non condanniamo l’ambizione in politica condanniamo invece la poca trasparenza, l’autoreferenzialità, la disperata scaltrezza che oltre ad avvelenare il clima politico allontanerà ulteriormente i cittadini dalla cosa pubblica, non appena scopriranno di essere stati nuovamente traditi ed ingannati».
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