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25 Gennaio 2021 - 14:11
L'assessore al Bilancio Alessandro Pugliesi
Nell’anno nero del covid Ciriè non avrebbe perso neanche un negozio e neanche un esercizio di somministrazione, secondo i dati resi noti in questi giorni dai Servizi alle Imprese del Comune. In cifre, al 31 dicembre 2020 risultano 16 nuovi negozi, 44 nuove attività a fronte di 28 cessazioni e 4 subingressi. I bar e i ristoranti sarebbero saliti di una unità: 107 a fronte dei 106 registrati a fine 2019, con una nuova apertura, 8 subingressi e nessuna cessazione. Un po’ più penalizzati sarebbero parrucchieri ed estetiste, 2 avrebbero tirato giù la serranda entro la fine dell’anno, 4 quelli che hanno inaugurato una nuova attività a fronte di 6 cessazioni e di 2 subingressi. Il saldo è quindi in lieve calo: 81 contro le 83 insegne del 2019.
«L’anno scorso erano 724 le attività commerciali e di estetica registrate nella nostra città - commenta l’assessore al Commercio Alessandro Pugliesi - mentre quest’anno sono 739, 15 in più. Un dato molto significativo, soprattutto se rapportato al complesso momento emergenziale, che ha messo in ginocchio l’economia mondiale. Un dato che denota solidità e capacità imprenditoriale, che infonde fiducia e speranza in una ripresa futura, non appena riusciremo a lasciarci alle spalle l’attuale pandemia. Come Amministrazione comunale, ci siamo impegnati e ci impegneremo ancora nei prossimi mesi per fornire alle aziende locali tutto il supporto possibile, con agevolazioni e con l’organizzazione di iniziative volte a valorizzare il commercio ciriacese. Siamo consapevoli del momento di grave difficoltà che stiamo attraversando e sappiamo che ancora ci attendono mesi impegnativi: questi dati - conclude Pugliesi - ci inducono a confidare che, grazie agli sforzi congiunti di tutti, la ripresa post emergenza, sicuramente non facile, possa essere sostenibile e foriera di evoluzioni positive per la nostra città e non solo».
Dati non realistici, secondo la Confesercenti di Ciriè e Valli di Lanzo: «Magari alcuni hanno iniziato la pratica di chiusura che sarà effettiva il 31 marzo - sostiene la presidente Francesca Sarnataro - È un momento di enorme difficoltà per il commercio, il settore dei bar e della ristorazione è in calo dell’80%, anche l’abbigliamento e le calzature, eccetto quelli per bambini. Hanno affossato la somministrazione dando a volte delle colpe che non ha. Manca un controllo dell’ordine pubblico. I ristori poi sono solo dei contentini che non servono a pagare affitti e bollette quando il locale rimane chiuso. Come associazione stiamo spronando i commercianti a fare l’e-commerce ma il cambiamento è stato talmente veloce che non si riesce a sostituire quello che c’era prima».
Perplesso sui dati anche il presidente Ascom Stefano Faletti:«Alcune attività potrebbero aver chiuso senza restituire la licenza, pensando di cederla, questo potrebbe spiegare questi dati. Il settore della ristorazione è quello più colpito e non capisco perché visto che si può prenotare in anticipo, i clienti stanno fermi al tavolo e lasciano i dati quindi è possibile anche fare una mappatura di eventuali contagi. Siamo tutti in sofferenza ormai da un anno. Anche i saldi in zona arancione sono una limitazione assurda perché Ciriè vive anche di chi arriva dalle Valli di Lanzo. È vero che Ciriè è ancora una piazza viva - conclude Faletti - ma temo che l’anno prossimo saranno molte di meno le attività».
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