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CIRIÈ. Commercio, secondo il Comune va tutto bene. Ma Ascom e Confesercenti si vestono a lutto

CIRIÈ. Commercio, secondo il Comune va tutto bene. Ma Ascom e Confesercenti si vestono a lutto

L'assessore al Bilancio Alessandro Pugliesi

Nell’anno nero del covid Ciriè non avrebbe perso neanche un negozio e neanche un esercizio di somministrazione, secondo i dati resi noti in questi giorni dai Servizi alle Imprese del Comune. In cifre, al 31 dicembre 2020 risultano 16 nuovi negozi, 44 nuove attività a fronte di 28 cessazioni e 4 subingressi. I bar e i ristoranti sarebbero saliti di una unità: 107 a fronte dei 106 registrati a fine 2019, con una nuova apertura, 8 subingressi e nessuna cessazione. Un po’ più penalizzati sarebbero parrucchieri ed estetiste, 2 avrebbero tirato giù la serranda entro la fine dell’anno, 4 quelli che hanno inaugurato una nuova attività a fronte di 6 cessazioni e di 2 subingressi. Il saldo è quindi in lieve calo: 81 contro le 83 insegne del 2019.

«L’anno scorso erano 724 le attività commerciali e di estetica registrate nella nostra città - commenta l’assessore al Commercio Alessandro Pugliesi - mentre quest’anno sono 739, 15 in più. Un dato molto significativo, soprattutto se rapportato al complesso momento emergenziale, che ha messo in ginocchio l’economia mondiale. Un dato che denota solidità e capacità imprenditoriale, che infonde fiducia e speranza in una ripresa futura, non appena riusciremo a lasciarci alle spalle l’attuale pandemia. Come Amministrazione comunale, ci siamo impegnati e ci impegneremo ancora nei prossimi mesi per fornire alle aziende locali tutto il supporto possibile, con agevolazioni e con l’organizzazione di iniziative volte a valorizzare il commercio ciriacese. Siamo consapevoli del momento di grave difficoltà che stiamo attraversando e sappiamo che ancora ci attendono mesi impegnativi: questi dati - conclude Pugliesi - ci inducono a confidare che, grazie agli sforzi congiunti di tutti, la ripresa post emergenza, sicuramente non facile, possa essere sostenibile e foriera di evoluzioni positive per la nostra città e non solo».

Dati non realistici, secondo la Confesercenti di Ciriè e Valli di Lanzo: «Magari alcuni hanno iniziato la pratica di chiusura che sarà effettiva il 31 marzo - sostiene la presidente Francesca Sarnataro - È un momento di enorme difficoltà per il commercio, il settore dei bar e della ristorazione è in calo dell’80%, anche l’abbigliamento e le calzature, eccetto quelli per bambini. Hanno affossato la somministrazione dando a volte delle colpe che non ha. Manca un controllo dell’ordine pubblico. I ristori poi sono solo dei contentini che non servono a pagare affitti e bollette quando il locale rimane chiuso. Come associazione stiamo spronando i commercianti a fare l’e-commerce ma il cambiamento è stato talmente veloce che non si riesce a sostituire quello che c’era prima».

Perplesso sui dati anche il presidente Ascom Stefano FalettiAlcune attività potrebbero aver chiuso senza restituire la licenza, pensando di cederla, questo potrebbe spiegare questi dati. Il settore della ristorazione è quello più colpito e non capisco perché visto che si può prenotare in anticipo, i clienti stanno fermi al tavolo e lasciano i dati quindi è possibile anche fare una mappatura di eventuali contagi. Siamo tutti in sofferenza ormai da un anno. Anche i saldi in zona arancione sono una limitazione assurda perché Ciriè vive anche di chi arriva dalle Valli di Lanzo. È vero che Ciriè è ancora una piazza viva - conclude Faletti - ma temo che l’anno prossimo saranno molte di meno le attività».

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