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CIRIÈ. Circoli Arci in gravissima crisi. Lo sfogo di Marietta della Soce

Uno sfogo, atteso e dovuto. Perché Matteo Marietta, 33 anni, sta vedendo naufragare sempre più, settimana dopo settimana, uno delle più belle esperienze di aggregazione giovanile e di socialità nel ciriacese.  Parliamo dell’esperienza della Soce e della sua storia ricca di grandi successi e frutto di anni, molti, di duro lavoro. Marietta ci lavora. E ci crede. Ma le difficoltà incontrate con la pandemia stanno mettendo a durissima prova l’esistenza stessa della Soce. Per questo, nei giorni scorsi, ha deciso di far sentire pubblicamente la sua voce, sui canali social del circolo Arci di Ciriè.

«“E tu, ricordi quando c’era la Soce?”. Questa frase rischia ormai di diventare reale in una conversazione di un domani prossimo - ha denunciato Marietta -.Vorremmo dirvi che andrà tutto bene, che è solo questione di tempo e pazienza. Avremmo voluto dirvi che nonostante fosse più simbolico che sostanziale, avreste potuto venire a salutarci in questa breve parentesi di parziale riapertura delle attività. Ma purtroppo non sarà così. In questo valzer di colori rossi, gialli e arancioni noi, come tutte le realtà circolistiche e culturali italiane siamo stati tagliati fuori».

L’ultima modifica al Dpcm, con l’introduzione della “zona gialla” nella Regione Piemonte, ha infatti deciso la riapertura di bar e attività commerciali, ma ha lasciato inalterate le disposizioni legate a realtà aggregative come la Soce. «Volendo pensare bene, può trattarsi solo di una brutta dimenticanza - ha proseguito Marietta -. Potremmo anche dire che a livello economico non cambia la (drammatica) situazione. Rimane il fatto che questa totale mancanza di considerazione verso chi in tanti anni ha cercato nel proprio piccolo e con le sole proprie forze di portare avanti un’idea di proposte e di inclusione sociale rivolta alla popolazione rispecchia molto bene il degrado e l’aridità culturale in cui questo Paese sta sprofondando. Sappiamo tutti come la pandemia ci costringa a rivedere tutti i nostri orizzonti, a cambiare le nostre abitudini, a rimpiangere le cose a cui eravamo abituati e vedere il domani cosi sfocato e incerto.

Sappiamo anche come la priorità assoluta sia superare questo momento storico. Non siamo qui a voler piangere più forte di altri. Non siamo nemmeno qui per tendere la mano a chiedere aiuti economici, (seppur a suo tempo promessi e mai attivati) e nemmeno a chiedere chissà quale riconoscimento».  Il vero problema - conclude Marietta - è che «si arriva a negare o dimenticare l’esistenza di realtà quale Arci, ma anche Acli e Aics, che non saranno un impero economico, ma la loro parte di utilità sociale attraverso i circoli nelle città e nelle periferie l’hanno sempre fatta, semplicemente ci offende. Come soci, come volontari, come lavoratori, come artisti. E come cittadini».

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