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CIRIÈ. Animali maltrattati, secondo la Lida i casi sono in aumento

(di Cinzia Fontana)   “Guerriero” è un gattino di pochi mesi trovato per strada, pelle e ossa, senza cibo da giorni, con un occhio ricoperto di muco e il pelo intriso di feci. Uno dei tanti randagi dimenticati in un paese del Sud Italia? No, la via è nei pressi dell’Istituto Fermi a Ciriè. A recuperarlo sulla strada da due ragazze che l’hanno consegnato ai volontari della Lida di Ciriè e Valli di Lanzo. Tato è un anziano cane da caccia spelacchiato, che vive nelle sue feci, con la cute ricoperta di piaghe, in evidente stato di sofferenza. Un canile lager del meridione? Tutt’altro, sta nel giardino di una bella villa di Lanzo. Lo trova la Lida in seguito ad una segnalazione anonima. «Il gattino l’abbiamo chiamato Guerriero - racconta Laura Masutti, presidente dell’associazione animalista locale - era domestico, infatti si è lasciato subito avvicinare. Nonostante le sue condizioni, appena ha mangiato qualcosa e ricevuto le prime cure, era così desideroso di vivere che ha subito cercato di ripulirsi il pelo. Gli animali sono molto puliti, tenerli in quelle condizioni vuol dire farli soffrire in modo indicibile». Nel 2020 tantissime famiglie ormai possiedono un cane o un gatto, e si tende a pensare che l’amore verso gli animali sia notevolmente aumentato, ma la realtà è ben diversa secondo i volontari che quotidianamente scendono in campo per salvarli, curarli e cercare loro una nuova famiglia. «È devastante per noi operatori - denuncia Masutti - vedere ogni giorno l’aumento di casi di maltrattamento in tutti i comuni del territorio. Non parlo di persone in difficoltà economiche o scarsa cultura ma di fior fiore di famiglie con figli laureati e macchinoni fuori dalla porta, che al di là della recinzione tengono cani in cucce fatiscenti, in recinti pieni di escrementi o addirittura alla catena. Questi animali non li hanno adottati per dare loro amore ma per un impulso temporaneo, per fare un regalo ai figli o per essere al passo con i tempi e quando i figli si stufano e non li guardano più, i cani vengono relegati in fondo al giardino. E se manifestano segnali di disagio, dicono che si tratta di un cane difficile. L’empatia verso un essere sofferente non esiste».

È il caso di Tato. «Ci è stato segnalato alcuni giorni prima di Natale - prosegue Masutti - la padrona di casa ha detto che il cane era del marito morto da anni e quando le abbiamo chiesto perché fosse detenuto in quelle condizioni ha risposto che tanto era vecchio e poi era mordace. Un caso da sequestro immediato ma quel giorno le Forze dell’ordine non erano disponibili e per non prolungare le sue sofferenze abbiamo chiesto alla signora di cedercelo. Lei ce l’ha ceduto senza fare resistenza ma domandandoci: “Cosa ve ne fate di un cane così...? È per fare soldi...?”».

Tato è stato subito portato in clinica dove gli è stata diagnosticata una dermatite, una grave patologia cardiaca e un tumore. È stato operato e curato e non ha mai manifestato aggressività. «Quando viene avvicinato dalle persone è il cane più felice del mondo. Noi vogliamo che per quel che gli resta da vivere sia curato e circondato dall’amore che merita.

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