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26 Luglio 2021 - 11:59
Il Tribunale nel 2011 ha disposto il pagamento di 120mila euro ad una ditta e 80mila ad un’altraIl Tribunale nel 2011 ha disposto il pagamento di 120mila euro ad una ditta e 80mila ad un’altra
CINTANO. Un raggiro da 100mila euro e 17 anni per cercare di rivedere i denaro sottratto. Sono questi i tempi della giustizia per un processo relativo ad una presunta truffa presso la casa di riposo di Cintano.
I fatti risalgono al 2004. L’accusa contestata dalla procura di Ivrea per due imputati responsabili di una casa di riposo di Cintano era di aver chiesto, tra il 13 e il 16 settembre 2004, una fornitura di arredi concordando un pagamento dilazionato che sarebbe dovuto avvenire entro novembre di quell’anno.
Dicevano anche di voler ristrutturare un immobile da adibire sempre a casa di riposo, per il quale avevano pagato materiale edile per circa 60mila euro con assegni postdatati; poi hanno comprato tv e altri componenti elettrici per circa 32mila euro, con lavori di installazione per altri 45mila, tra luglio e agosto del 2004: la società con cui avevano proceduto a commissionare gli ordini era stata però chiusa all’improvviso e nulla di quanto promesso e acquistato era nel frattempo stato pagato.
Chi è stato truffato ha aspettato già 17 anni. Perché l’udienza che si svolgerà il 17 settembre a Roma davanti ai giudici della Cassazione chiuderà il processo penale.
Solo a questo punto si aprirà la possibilità a chi ha subito un raggiro da oltre 100mila euro di iniziare il procedimento civile per riavere indietro il denaro sottratto.
Una situazione che crea un certo anche agli avvocati che hanno potuto finalmente annunciare ai propri clienti che la giustizia si è mossa anche per loro.
Una brutta storia. Per la Procura eporediese non c’erano dubbi sul fatto che oltre alla truffa ci fosse anche stata una bancarotta fraudolenta.
Il tribunale di Ivrea, il 25 ottobre 2011, aveva condannato i due imputati a risarcire 120mila euro a una ditta truffata e altri 80mila a un’altra parte civile.
Mentre la Corte d’Appello, il 16 gennaio 2020, aveva parzialmente riformato la decisione: la truffa era ormai sostanzialmente prescritta, non lo era la bancarotta fraudolenta, così la condanna era scattata solo per questo reato a tre anni e due mesi di carcere.
Se la Cassazione confermerà le condanne i “beffati” potranno dunque iniziare la causa civile. Ma costi e oneri resteranno a carico delle parti civili ricorrenti aprendo una nuova scommessa su quanto altro tempo servirà loro per ottenere il risarcimento, sempre che i condannati siano ancora in grado di rifondere qualcosa.
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