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Insulti per il burqa, la città si indigna: "Le donne meritano rispetto"

Insulti per il burqa, la città si indigna: "Le donne meritano rispetto"

Fatma, 45 anni, di Chivasso

Chivasso respinge l’immagine di una città razzista. Ed esprime piena solidarieà a Fatma per quanto accaduto. E’ un coro unanime quello che si leva all’indomani del caso della 45enne musulmana insultata mentre portava i figli a scuola perché indossava il burqa sul volto da un 65enne.

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Da Borghesio (Punto a Capo) all’ex sindaco Ciuffreda, da Peroglio (Pd) a Cuniberti (Lega): sono tutti concordi nel condannare l’accaduto. Ma... 

Non conosco i dettagli della vicenda, ma di certo le donne non vanno giudicate per ciò che hanno sulla testa, ma dentro. Per qualsiasi abbigliamento esse indossino, meritano rispetto”. Lina Borghesio, presidente dell’associazione Punto a Capo, si occupa da sempre di assistenza alle donne vittime di violenza.

I giudizi in questo caso sono pregiudizi - spiega Borghesio -. Per quel che riguarda il burqa in sè, io non sono d’accordo che esistano perchè sono elementi di costrizione delle donne: io sono favorevole alla loro abolizione, loro arrivano da paesi e da società che sono costrette ad usare un abbigliamento che le mortifica”.

Non entro nel merito dell’ingiuria e degli insulti, perché non vanno mai bene, credo che questa donna se vuole può utilizzare i nostri servizi di confronto rispetto ad un’interpretazione religiosa che non è di tutto il mondo musulmano - prosegue -. Mi piacerebbe conversare con questa donna per comprendere come mai utilizza una modalità che è molto diversa da quella del Paese che la sta ospitando. I nostri servizi di confronto sono a disposizione. La invito a mettersi in contatto con la nostra associazione che si occupa di pari opportunità al numero 011 911 14 56. La libertà richiede sempre un cambiamento quando non c’è: se questa donna ha voglia di confrontarsi con donne che non sono come lei, ma che giudicano il velo come una costrizione nei confronti di chi lo porta, noi siamo a disposizione. Il mio è un appello all’apertura”.

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Ho letto con grande amarezza la notizia sugli insulti razzisti rivolti alla signora Fatma - commenta l’ex sindaco e cristiano della Chiesa Valdese, Lino Ciuffreda -. Le affermazioni e gli insulti rivolti contro Fatma, innanzitutto fanno emergere con evidenza l’analfabetismo religioso del suo accusatore,  oltre ai tratti distopici e contraddittori, quando afferma che Allah non esiste e subito dopo che è cattivo. Inoltre, dimostra di non sapere che Allah significa Dio, inteso come il Dio unico, il Dio del monoteismo, sia esso cristiano, ebreo o musulmano.Quindi avere fede in Dio, in Allah, significa credere fermamente  nella forza della libertà  e della laicità”. 

Nella città che vogliamo e che cerchiamo di costruire - spiega ancora Ciuffreda -, credenti e non, nessuna donna deve essere uccisa o insultata, nessun religioso le dice come deve vivere o vestirsi. Nella  città  che insieme costruiamo giorno dopo giorno, ciascuno nel proprio ruolo, vecchi e bambini, donne e uomini, riempiono le nostre piazze per condividere la gioia di abitarci, ove vengono salvaguardati e difesi i diritti degli altri come se fossero i nostri”.

Netta presa di posizione anche da parte del Consiglio comunale di Chivasso per voce di Cristina Peroglio, che rappresenta l’ala più cattolica all’interno del Partito Democratico: “Non è accettabile in nessuno caso e per nessuno motivo essere insultati per la propria Religione. La nostra Costituzione tutela tutte le fedi e le religioni. Ognuno poi può pensarla come vuole, ma non è accettabile essere insultati”.

Abdallah Noiguer, presidente dell’associazione Dar Essalam di Saluggia, è categorico: “Ognuno è libero di professare la propria religione. Nessuno deve essere aggredito per questo. Credo ci voglia più rispetto. E’ un po’ come se io, musulmano, vedessi una donna con la minigonna e l’aggredissi”.

Anche Marcello Cuniberti, segretario cittadino della Lega, condanna l’accaduto. Ma invita anche Fatma ad un passo in più verso l’integrazione.

Fermo restando che ogni forma di violenza è sempre da condannare sia essa verbale o peggio fisica, auspico che l’Italia possa divenire un punto di riferimento in termini di sana integrazione, come è stato per millenni crocevia di popoli e culture diverse che hanno fatto della buona integrazione un punto di forza per forgiare ciò che oggi è l’Italia - inforca Cuniberti -. Un’integrazione che è possibile solo se tutte le parti in causa intendono collaborare e rispettarsi reciprocamente, e soprattutto se condividono valori e rispetto per tutti i membri della comunità, soprattutto donne, bambini e i più  fragili. Dobbiamo prendere atto che il ruolo della donna in molte culture e ancora subordinato ad una mentalità patriarcale e ricopre ancora un ruolo sottomesso all’uomo. Un fenomeno che dobbiamo combattere con forza e con coraggio come stanno facendo le giovani donne iraniane che stanno dando la vita per rivendicare il loro ruolo, la loro autodeterminazione e il loro diritto a non indossare quel velo. In tutto questo il velo rappresenta un simbolo di sottomissione della donna all’uomo, un simbolo inaccettabile nella nostra società, sopratuttto il burqa”. “Lo stato dovrebbe farsi carico di far rispettare la donna concretamente non come alcune esponenti politiche che pensano di farsi rispettare storpiando la lingua italiana - continua il segretario Cuniberti -. Dobbiamo essere tutti vicino a queste donne coraggiose che oggi lottano per ottenere il rispetto che meritano e dobbiamo essere sentinelle per tutte quelle che non hanno voce per difendersi e devono subire le regole di un mondo patriarcale in cui la donna è subordinata, che non deve trovare posto tra noi. Ai miei concittadini va il mio appello, abbiate rispetto per le donne che sono costrette a subire tutto questo perché spesso non sappiamo cosa devono già subire, è con gli uomini che dobbiamo essere intransigenti, perché tutti gli uomini di tutte le culture rispettino le loro moglie, figlie, compagne”.

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