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CHIVASSO. Il Sabiunè, da “uno dei luoghi più belli della città” a giungla cittadina

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Rammentate il parco fluviale del Sabiunè, che è situato nelle immediate vicinanze della città e limitrofo a quello del Bricel? Purtroppo, continua ad essere lo sfortunato protagonista della cronaca chivassese. Incuranza, degrado, desolazione, erbacce alte quanto un essere umano, immondizia ovunque ed escrementi qua e là, rendono il parco cittadino quasi inaccessibile. Vi sono addirittura feci umane. Ma quel che rattrista ulteriormente è la condizione in cui versa il Bosco di Bonfante, l’area del Sabiunè finanziata dalla pasticceria Bonfante di Chivasso per l’anniversario dei 100 anni dalla fondazione. In quell’occasione sono stati acquistati 14 alberelli, che sono stati piantati a marzo dai volontari dell’associazione ‘Amici del Po’. Ebbene, 8 di questi alberi sembrerebbero morti. A seguito dell’articolo pubblicato su La Voce la scorsa settimana, in cui venivano riportate le contrarietà di alcuni cittadini sull’impraticabilità del parco Sabiunè, altri frequentatori del parco hanno inviato in redazione delle immagini a dir poco sconcertanti. Fa specie dover continuamente a porre l’accento su questi fatti, tenendo conto che le ‘tematiche ambientali’ dovrebbero essere uno dei ‘cavalli di battaglia’ dell’Amministrazione comunale. Ripercorriamo insieme i tempi. In un comunicato stampa del 31 marzo scorso, con orgoglio e compiacimento, la Giunta comunale di Chivasso rendeva noto che, nell’ambito dell’iniziativa ‘Chivasso Bene Comune’, era stato siglato un patto di collaborazione con i volontari della sezione chivassese dell’associazione ‘Amici del Po’. Fin qui, tutto bene. In quell’occasione, l’allora assessore all'Ambiente Pasquale Centin, oggi vicesindaco di Chivasso, comunicava che “è con immensa soddisfazione che si può annunciare alla cittadinanza che la scommessa è vinta. L’area del Sabiunè sarà valorizzata e diventerà uno dei luoghi più belli della città dal punto di vista ambientale. Lungimiranza, passione e sensibilità ambientale trovano oggi il loro giusto riconoscimento”. Se il Sabiunè vuol simboleggiare ‘uno dei luoghi più belli della città dal punto di vista ambientale’, allora perché - nel mentre il Comune aspetta di procedere con i lavori di riqualificazione - in tutti questi mesi non è mai stata fatta una regolare manutenzione? Se questa è la premessa (o promessa elettorale) viene spontaneo domandarsi cosa ne sarà di tutto il resto, con la speranza che, altrove in città, non vi siano lavori in attesa di essere appaltati… A rendere conto dell’attuale situazione è Fabrizio Debernardi, il nuovo assessore all’Ambiente del comune di Chivasso: “Stiamo appaltando il lavoro più importante, ossia i tre anelli ciclopedonali che occuperanno lo spazio del Sabiuné ed i lavori inizieranno a breve”, spiega Debernardi, il quale fa inoltre sapere: “E’ vero che vi è l’erba alta ma l’abbiamo ‘trascurato’ per una giusta motivazione, in quanto a breve andremo a fare dei lavori pesanti e all’interno del parco si creerà una zona cantiere”. L’assessore spiega infine che “abbiamo preso la decisione di concentrare le nostre risorse economiche per sistemare al meglio il Bricel, dove si è tenuta la festa patronale” e conclude sottolineando che “il Sabiunè, anche post interventi, rimarrà comunque un parco molto più naturalistico rispetto al Bricel”. Non vi è alcun dubbio: avendone facoltà, l’Amministrazione comunale ha compiuto una scelta che ha comportato il ‘sacrificare’ momentaneamente il parco del Sabiunè, minandone in parte il decoro e privando i cittadini della possibilità di poterlo frequentare in tutta libertà e serenità. Le segnalazioni pervenuteci sono una chiara dimostrazione ed una legittima manifestazione di disagio e contrarietà. Magra consolazione ma, per il momento, da quanto si evince dalla dichiarazione resa dall’Amministrazione comunale, sembrerebbe proprio che, invece del prato tagliato, i frequentatori del parco dovranno ‘accontentarsi’ delle spiegazioni qui riportate. In merito al Bosco di Bonfante, Andrea Fluttero, presidente degli ‘Amici del Po’, l’associazione che si sta occupando di quell’area del Sabiunè dove dimora il boschetto, fa sapere che “chiunque abbia un minimo di esperienza di piantumazione sa che gli alberi possono, i primi mesi, apparire morti, e che solo in primavera si potrà avere un riscontro oggettivo su cosa sarà sopravvissuto. Solo a quel punto sapremo quali saranno da sostituire, ma questo era già stato messo in conto”. Sull’erba alta cresciuta intorno agli alberelli, Fluttero commenta: “Essendo reduci da un’estate estremamente secca, se noi avessimo tolto l’erba tutt’intorno, questa non avrebbe potuto garantire alle piante l’ombra necessaria a trattenere un minimo di umidità; in ogni caso quest’anno lo stress idrico è stato ahimè devastante”. Una spiegazione scientificamente plausibile, anche se rattrista i cuori vedere il prato circostante e gli alberelli ridotti in quelle condizioni ma, purtroppo, nessuno è oramai immune al cambiamento climatico ed al surriscaldamento globale. Alla luce di quanto appreso, non ci resterà altra opzione se non quella di aspettare fiduciosi la primavera…      
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