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20 Settembre 2022 - 07:56
L'ex collegio San Giuseppe
E uno, e due, e tre! Aggiudicato! L’ex collegio San Giuseppe di Chivasso, finito nuovamente all’asta per il fallimento dell’Immobiliare Sant’Andrea, è stato venduto.
Mercoledì 14 settembre, nello studio del notaio Paolo Maria Smirne in corso Montevecchio 48 a Torino, di fronte al curatore Paolo Cacciari l’immobile di via del Collegio, conosciuto anche come “Convento di San Bernardino”, è stato finalmente aggiudicato.
Ha un proprietario.
Dal sito internet delle aste giudiziarie, si apprende che la gara è stata aggiudicata al prezzo base di 737 mila e 500 euro per 4 mila e 354 metri quadrati di superficie lorda. L’offerta minima era di 533 mila 125 euro.
Sull’identità dell’acquirente, massimo riserbo.
Anche perché, si apprende dall’ordinanza firmata dal curatore Cacciari, “resta impregiudicata la facoltà del Curatore – prevista dall’art. 107, comma IV, l. fall. – di sospendere la vendita, ove pervenga presso il Notaio Designato, entro gli orari già indicati dello studio notarile, del decimo giorno successivo alla data della comunicazione dell’aggiudicazione provvisoria, offerta irrevocabile d’acquisto migliorativa per un importo non inferiore al 10% del prezzo offerto dall’Aggiudicatario Provvisorio, cauzionata nei 10 giorni successivi dall’Aggiudicazione Provvisoria”.
In pratica, in caso di “offerta migliorativa” conforme a tutte le condizioni previste dal bando di vendita, sarà fissata dal Curatore una gara finale con le stesse modalità, volta ad individuare l’acquirente definitivo.
Dunque, si dovrà attendere il 24 settembre per avere l’ufficialità dell’aggiudicazione.
Ma intanto in città è un fuggi fuggi di notizie.
Sotto i portici di via Torino tutti si domandano chi sia il misterioso acquirente che ha rilevato l’edificio seicentesco nel cuore della città.
I rumors portano ad una pista d’Oltralpe, versante svizzero. Chissà. Ma che cosa potrebbe diventare l’ex collegio San Giuseppe?
Un albergo a 5 stelle con una spa, così come avrebbe voluto l’imprenditore Mario Bonardo, il primo ad avere grandi e mai realizzati progetti sull’ex istituto? Un complesso residenziale extralusso? Una casa di riposo con annessa piazza? Un museo? Un centro di studi e di ricerca? Vedremo.
L’importante è che non sia più in balìa del decadimento.
Il libro dell’ex Convento di San Bernardino si aggiorna con un nuovo capitolo, che speriamo sia migliore dei precedenti.
Correva la primavera del 2006 quando venne dichiarato il fallimento prima dell’Euromedical, poi di tutte le aziende legate al nome di Mario Bonardo: la Smeg e la Compagnia di San Bernardino.
Quindici anni dopo, nel dicembre 2021, venne il turno dell’Immobiliare Sant’Andrea, di proprietà di Pierluigi Caramellino.
Nel mezzo, il nulla.
E’ una vera maledizione quella dell’istituto di via del Collegio.
Oggi lo chiamiamo “San Bernardino”, con il suo nome originale, ma per tanto tempo è stato l’asilo del “San Giuseppe”.
Il lungo corridoio che accoglieva con gli stantii odori del refettorio; la cappella illuminata dalle candele, dove si recitava la preghiera mattutina; lo stanzone buio nel quale i ragazzi fingevano di dormire in attesa dell’ora della merenda. E poi il cortile da cui si alzavano alti gli schiamazzi che per anni hanno animato una via altrimenti piuttosto morta. Fino a metà circa degli anni novanta quando le suore se ne andarono, inaspettatamente, quasi da un giorno all’altro. Il resto è storia recente.
Arrivarono i primi anni Duemila e, in una Chivasso che sognava in grande, il San Giuseppe si trasformò, sulla carta, nel pretenzioso San Bernardino, un lussuoso hotel a cinque stelle dove, per le Olimpiadi invernali di Torino, sarebbero dovuti arrivare turisti da tutto il mondo.
Travolto da fallimenti, procedimenti giudiziari, cubature inesistenti, concessioni edilizie scadute ed errori progettuali diversi, oggi di quel sogno non resta nulla, solo qualche muro scrostato in paziente attesa di essere intonacato.
Niente più profumi, niente schiamazzi, ma solo lo spettrale silenzio di antiche vestigia che, in attesa di conoscere il loro destino, continuano a custodire alcune delle più importanti opere pittoriche della storia cittadina. Lo stesso silenzio che ha avvolto a lungo l’evolversi di questa curiosa quanto complicata vicenda chivassese, passata attraverso sei amministrazioni comunali (Fluttero, Matola, De Mori, Ciuffreda e Castello uno e due). E che, nel recente periodo, ha visto contrapposti l’Immobiliare Sant’Andrea di Caramellino, che un bel giorno decise di acquistare all’asta un immobile nelle mani del commissario liquidatore Vittorio Vietti di Torino in seguito al fallimento delle aziende amministrate da Bonardo, e il Comune.
Al centro del contenzioso, i problemi di una concessione edilizia scaduta e una lunga serie di errori tecnici, rilevati nel corso di un processo per bancarotta a Bonardo, che continuano a pesare come macigni su ogni decisione che deve essere presa per ridare vita a quello storico edificio chivassese.
Dell’hotel che voleva realizzare Bonardo non ne sono che rimaste le tracce negli articoli di giornale: quel che resta, purtroppo, sono le cubature inesistenti spostate dal sottotetto al sottoscala, le differenze progettuali, le opere da abbattere e gli oneri di urbanizzazione da scalare proprio perché il fabbricato è oggi solo più una casa di civile abitazione.
La perizia commissionata dalla Procura della Repubblica allo studio dell’architetto Mauro Vaudetti nel 2009 nell’ambito del processo per bancarotta in capo a Mario Bonardo in sostanza dice che il provvedimento del 2004, attraverso cui il Comune aveva autorizzato i lavori per un albergo a 5 stelle “lusso”, con annesso centro benessere era stato redatto (incredibile ma troppo vero… riportiamo testualmente sigh!) “sulla base di valutazioni non veritiere a fronte di misure e disegni, approvati dall’ufficio tecnico, non corrispondenti alla verità”.
Da lì sono partite le discussioni, le denunce, le ordinanze.
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