Stefano Ignazzi e Rossella Ravizzoli, Bonnie & Clyde di Chivasso
Un passato da imprenditore nel settore dei trasporti. Erano gli anni Ottanta e a Chivasso, quella di Stefano Ignazzi, era la prima Ferrari che si fosse mai vista in giro. Rosso fiammante, sembrava Magnum P.I.
Poi i primi guai con la giustizia e la villa di Corso Galileo Ferraris sequestrata nel 2000 e finita tra i beni confiscati dallo Stato.
Un tombeur de femmes che, nonostante i suoi 68 anni, ha al suo fianco una compagna di ben vent’anni più giovane: l’ex Bela Tolera Rossella Ravizzoli, classe 1974, appariscente regina del Carnevale nel 2002 accanto all’Abbà Lorenzo Guida.
Una storia di amore e malavita, la loro.
Nel 2012 fa scalpore la notizia che li vede accusati di tentato furtoin una villa di Busignetto a Verolengo,in via Francese. Inizialmente si parla dell’abitazione di Valentino Amantea, gambizzato pochi mesi prima. Invece è la casa accanto. Dopo due notti in carcere, però, il magistrato non convalida l’arresto dei due e di loro non si parla più.
Sono passati dieci anni e i riflettori si sono riaccesi sulle vite spericolate di Ignazzi e Ravizzoli.Associazione a delinquere, truffe alle banche e intestazione fittizia di beni,
sono le accuse mosse.Stefano Ignazzi è in carcere. Rossella Ravizzoli ai domiciliari a San Sebastiano Po.
L’accusa per l’uomo è di essere stato prestanome in due società, l’Antica Drogheria e l’Ocra Srl, marchi nati per occuparsi di cateringe e feste attraverso cinque sedi tra Torino, Milano e la provincia di Novara. Di queste, quattro non erano mai state avviate. L’unica aperta era quella di Torino, che ospitava l’ufficio.
Ignazzi risultava socioe amministratore unico delle due società. Nelle sue mani l’intero capitale sociale. Ma per la Procura di Torino si sarebbe trattato solo di un’intestazione fittizia mirata ad eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale. In realtà, nella compagine societaria, c’erano l’ex Tolera e sua compagna, Rossella Ravizzoli, e altri sei soci: Marco Fasano, Enrico Damasio, Simone Marietta, Elio Miegge, Luca Pifferi e Luca Villata. Tutti insieme, decidevanocirca la gestione delle attività e dei conti, facenti capo alle due società. Una macchinazione costruita, secondo gli inquirenti, per poter riciclare sommeche costituivano profitti delittuosi.
Ci sono poi le truffe nei confronti degli istituti di credito.
Secondo le accuse, infatti, l’associazione a delinquere induceva le banche in errore circa l’affidabilità della struttura societaria, procurandosi un ingiusto profitto.
L’Antica Drogheria, nonostante l’apparente volume di affari, era una scatola vuota, priva di una reale struttura, costituita al solo fine di movimentare ingenti somme di denaro derivanti dalle attività truffaldine facenti capo al gruppo. Secondo gli inquirenti, gli indagati, pur non comparendo ufficialmente, utilizzavano i beni aziendali e fruivano dei relativi proventi. Operavanocome amministratori di fatto e soci occulti comportandosi di fatto come se ne fossero i proprietari.
Le società erano inottemperanti agli obblighi fiscali ed erano in grado di veicolareal loro interno ingenti somme di denaro derivanti dalle attività truffaldine, garantendo un altissimo tenore di vita ad Ignazzi, Ravizzoli e di tutti gli altri indagati.
Emerge che l’ex Bela Tolera non avesse un’attività lavorativa dal 2002 e che avrebbe presentato nel 2004 l’ultima dichiarazione dei redditi. Idem Ignazzi che dal 2005 non dichiarava redditi al fisco.
Per Stefano Ignazzi, il magistrato ha disposto la custodia cautelare in carcere. Una decisione su cui hanno pesato anche i suoi precedenti penali per reati come truffa, furto, appropriazione indebita, estorsione, usura, ma anche porto abusivo di armi e danneggiamento e, reati contro la persona quali minaccia, lesioni personali, ingiuria e calunnia.
Per l’ex Tolera Ravizzoli, che, nonostante alcuni precedenti anche specifici, risulta incensurata, sono stati disposti gli arresti domiciliari.
Le contestazioni
Sono ben setti gli episodi contestati ai danni delle banche. Truffe per circa due milioni di euro.
Tre i finanziamenti concessi alle società del gruppo.
Il primo da Banca Progetto (250mila euro nel marzo del 2017).Un altro dal Monte dei Paschi di Siena (250mila euro nell’ottobre del 2017). Dall’Unicredit, grazie allo stesso meccanismo dell’intestazione fittizia della società a Ignazi, erano riusciti ad ottenere, invece, finanziamenti e linee di credito per130.653,23 euro. E poi c’è un mutuo fondiarioda 400mila euro concesso nell’aprile del 2017 all’Antica Drogheria dalla Banca Popolare di Milano con 374.092,50 euro quale residuo mai restituito.
Ci sarebbero poi le fatture emesse per operazioni inesistenti grazie alle quali la società aveva ottenuto da Banca Ubi anticipi per123.952,00 euro garantiti per 87.000,00 euro dal Fondo Nazionale di Garanzia (FNG) per le Piccole e Medie Imprese (PMI) del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE).
Dalla Banca Ifis l’Antica Drogheria era riuscita ad ottenereanticipi, per321.721,32 euro sempre su fatture ritenute false dagli inquirenti.
Infine, 100mila euro di anticipi su false fatture ottenuti dalla Banca Popolare di Milano e 120mila euro dalla Banca Credem.
Il copione, sempre lo stesso: le società pagavano qualche rata di ammortamento del debito per poi sparire e risultare inadempienti.
Era stata Banca Ifis a far dichiarare fallita L’Antica Drogheria dal Tribunale ordinario di Torino nel maggio del 2019.
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