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CHIVASSO. Fuggono dalla guerra e trovano casa con il progetto “Nemo”

CHIVASSO. Fuggono dalla guerra e trovano casa con il progetto “Nemo”

In foto i volontari dell'associazione capofila Nemo

CHIVASSO. Si sa che la forza di tanti unisce e crea ponti tra culture ed è su questa scia che a Chivasso, attraverso un corridoio umanitario reso possibile dalla Comunità di Sant’Egidio e il governo italiano, è nato il progetto Una Comunità per una Famiglia.
Il progetto portato avanti con il prezioso supporto dei volontari dell’associazione capofila chivassese Nemo – In. Forma. Citt@, ha permesso di accogliere così una giovane famiglia a Chivasso. Lui siriano e lei yemenita, con una bimba di un anno e mezzo, nata in un campo profughi greco e che ad oggi si trovano in una nuova “casa”.
Non si tratta di una comunità intesa come “comunità terapeutica o luogo di vita collettivo – spiega il referente di Nemo Luciano Cannone -. Per “comunità” intendiamo molto più semplicemente l’insieme delle persone che abitano e hanno vita sociale sul territorio, condividono gli stessi comportamenti e interessi. La collettività, i cittadini che accolgono. Quindi “Una Comunità per una Famiglia” sta per la comunità dei cittadini chivassesi che accolgono una famiglia che arriva con i corridoi umanitari e la sostengono nel suo percorso di integrazione e autonomia”.
Un progetto in linea con il modello dell’accoglienza diffusa quindi, che ha creato una rete tra volontari ed oltre 90 famiglie del chivassese, che sostengono l’iniziativa attraverso donazioni volontarie, in quanto l’iniziativa non prevede finanziamenti pubblici.
Inoltre – continua Luciano Cannone -  Nemo coordina il progetto puntando ad affiancare la famiglia in un percorso di autonomia, affinché si sviluppi attraverso l’apprendimento linguistico, la formazione e l’acquisizione di tutte quelle competenze utili all’inclusione lavorativa, abitativa e del benessere psico-sanitario e non solo. L’appoggio fornito da esperti e professionisti poi è fondamentale per il supporto su problematiche specifiche, come l’aspetto sanitario, che è assicurato anche grazie al contributo di diversi professionisti come pediatra, oculista, infermiere e che sostengono il percorso attraverso opera professionale pro bono”. 
“Il progetto quindi – conclude Luciano Cannone - propone un modello di solidarietà basato sull’attivazione della società civile, che va dalle associazioni di volontariato ai privati cittadini che si sono resi disponibili”.
A sostegno del progetto poi, anche alcune realtà locali hanno aderito o fornito la loro collaborazione come la Caritas territoriale, la CRI territoriale, il gruppo scout CNGEI, la UILDM “Paolo Otelli” di Chivasso, il gruppo ACLI locale, i Club Rotary e Lions locali.
Insomma un vero e proprio intreccio di “mani” quindi, a supporto di un’iniziativa, in cui la solidarietà e l’accoglienza le fanno da regina.
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