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19 Dicembre 2021 - 01:25
Direzione generale Asl To4
Mancano medici e infermieri. Mancano nei reparti di tutti gli ospedali d’Italia. Ne mancano talmente tanti che le Asl, compresa la To4, si sono ritrovate costrette a dare letteralmente “in appalto” i Dea (pronto soccorso) a cooperative che assoldano laqualunque, perlopiù neolaureati e senza specializzazione, chiedendo per ciascuna risorsa fino a 125 euro all’ora (erano 250 a qualche mese fa). Uno scandalo, un’assurdità considerando che un medico “urgentista” regolarmente assunto e con contratto a tempo indeterminato guadagna molto, ma molto meno e costa, da un calcolo elaborato da ANAOO Assomed, circa la metà. Manca il personale eppure (toh guarda) non si riesce ad uscire dal girone dantesco in cui ci si è ficcati. L’ultima che vi vogliamo raccontare fa riferimento ad un bando di concorso per tre “chirurghi” indetto nel mese di giugno dall’Asl To4, con graduatorie da mettere poi a disposizione degli ospedali di tutta l’Area Metropolitana di Torino (A.O.U. Città della Salute e della Scienza, A.O.U. San Luigi di Orbassano, A.O. Ordine Mauriziano di Torino, ASL Città di Torino, ASL TO3, ASL TO5). Allo scadere dell’ultimo giorno utile per la presentazione della domanda (16 agosto scorso) di aspiranti se ne sono presentati 134, uno non è stato ammesso e ad altri 6 è stata richiesta ulteriore documentazione. A settembre la direzione generale ha nominato la commissione giudicatrice composta da Lodovico Rosato (chirurgia Ivrea), Adriana Ginardi (chirugia Chivasso), Vincenzo Sorisi (Asti), Roberto Polastri (Biella), Alessandro Ferrero (Mauriziano) e Andrea Muratore (To3). Infine, agli inizi di novembre si sono tenute le prove (scritta, orale a pratica). Senza farla tanto lunga, a classificarsi come “idonei” , tra quelli in possesso di “specializzazione” sono stati solo in cinque. Nell’ordine: Caterina Costanza Zingaretti, Ginevra Lamanna, Teresa Ciamprcero, Gaspare Cannata e Giacomo Lo Secco. Cinque! Non uno di più, non uno di meno, ”. Se ne aggiungono altri sei “senza specializzazione”: Eugenia Lavorini, Lorenzo Bono, Alice Caltagirone, Carlo Alberto Ammirati, Marco Beggiato e Serena Mantova. Cosa significa questo? Solo una cosa: si tornerà a fare un altro concorso, ma con tutta la buona volontà ci vorrà non meno di un annetto. Nel frattempo i medici esclusi non se ne staranno certo con le mani in mano e rientreranno dalla finestra al soldo delle cooperative di cui in premessa. Insomma così facendo (sembra quasi una barzelletta) probabilmente lavoreranno lo stesso e costeranno alle Asl molto di più. Inutile chiedersi come mai chi non va bene per il pubblico ha comunque un lavoro assicurato con i privati che lavorano per il pubblico: solo a cercare una risposta ci viene già un gran mal di testa. Di certo, con i risultati di questo bando, casca anche la favola delle università che non “sfornano” abbastanza professionisti. Li sfornano..., li sfornano..., ma poi finiscono appesi al filo dei baroni, della burocrazia, del sistema misto pubblico privato che avvantaggia il secondo a scapito del primo. O se proprio vogliamo buttarla in caciara dei medici dei reparti di chirurgia che preferiscono lamentarsi di essere in pochi in modo da non essere costretti a lavorare nei pronto soccorso... Più comoda la vita! Le reazioni Quando lo ha saputo l’assessore regionale alla sanità Luigi Genesio Icardi per poco non cascava giù dalla sedia (o almeno così ci piace immaginare che sia avvenuto). “Ma com’è possibile. - ci dice - E’ evidente che qualcosa non abbia funzionato. Il concorso è da rifare subito, cambiando un po’ le condizioni ... Chiederò informazioni più dettagliate al direttore Stefano Scarpetta...”. Che si tratti di di un fatto grave completamente slegato dalla realtà ne è convinto pure Antonio Barillà del Sindacato Medici Italiani (SMI): Abbiamo perso un’occasione per dare aiuto ai medici chirurghi dei Dea, stremati da oltre due anni di attività disumana. Questa è la dimostrazione che in alcuni settori i medici ci sono ma non vengono assunti. Sono indignato se penso che vi sono interi pronto soccorso affidati a cooperative che utilizzano medici neolaureati. L’Asl dovrebbe bandire subito un nuovo concorso». Dello stesso avviso Giuseppe Summa (Nursind): “Pochi idonei al concorso e i non idonei che continuano a lavorare a gettone. Il sistema va cambiato, altrimenti si continueranno ad alimentare le cooperative con costi decisamente superiori». L’esito dell’esame lascia perplessa anche Chiara Rivetti di Anaao Assomed: “Una selezione impietosa, completamente slegata dalla realtà. Eccessiva in relazione al motivo per cui il bando era stato indetto: i chirurghi da assumere non avrebbero dovuto operare casi complessi, ma aiutare in pronto soccorso, dove adesso lavorano medici delle cooperative con qualifiche dubbie, perlopiù neolaureati senza alcuna esperienza. Consideriamo non idonei gli specializzati e poi ci fidiamo di chi ci manda la cooperativa. L’assunzione di chirurghi avrebbe risolto una buona parte dei problemi dei pronto soccorso.». Parole dure dall’Anaao Assomed che già nel 2019 denunciava una carenza di 16 mila medici specialisti entro il 2025. Peraltro, e sarebbe il colmo dei colmi, non è detto che gli “idonei” si fermeranno nella To4, dove di chirurghi ne occorrerebbero, da pianta organica, non meno di 3. Un consiglio? Una bella preghiera tutta le notti. Che dio ci tenga tutti in salute.
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