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ASL To4: Camici connection.... Condannata la caposala dell'ospedale di Cuorgnè

ASL To4: Camici connection.... Condannata la caposala dell'ospedale di Cuorgnè

L'ospedale di Cuorgné

La Gip del Tribunale di Torino Rosanna Croce ha condannato, con il rito abbreviato, ad un anno e due mesi di carcere e 400 euro di multa Loredana Miglietta 53 anni, residente a Lessolo e caposala all’ospedale di Cuorgnè. La sentenza godrà del beneficio della sospensione condizionale della pena. Miglietta era finita a processo nella sua qualità di componente della commissione di gara per l’acquisto di «camici sterili monouso» indetta dall’Asl To4.  Era stato accertato che alcuni membri della commissione avevano favorito la Hartmann Spa modificando il capitolato di gara e attribuendole punteggi elevati, in cambio di oggetti preziosi. Nello stesso procedimento sono stati condannati Francesco Ceravolo, 54 anni, coordinatore infermieristico del Maria Vittoria e Valentino Marchesan, 49 anni, coordinatore infermieristico di sala operatoria al Giovanni Bosco.La giudice ha poi riconosciuto una provvisionale di 3 mila euro per ciascuno degli imputati. A cui si aggiungeranno i danni patrimoniali riconosciuti all’Asl To4, che si è costituita parte civile (avvocato Dario Gamba). La condanna più alta a due anni e 6 mesi è stata inflitta, sempre in abbreviato, all’operatore socio-sanitario delle Molinette di Torino Antonio Aurilia, 44 anni.  Le condanne riguardano solo quattro degli indagati nell’inchiesta Molosso per la quale, nel novembre di un anno fa, la Finanza aveva eseguito un’ordinanza nei confronti di 19 persone. Gli altri andranno a processo il prossimo 13 gennaio. Partirà invece il 13 gennaio l’udienza preliminare (rito ordinario) relativo ad altre posizioni, tra le quali quella di Anna Vasciminno, coordinatrice infermieristica all’ospedale di Ciriè, nonché ex consigliera comunale, e la caposala della chirurgia dell’ospedale di Ivrea, l’eporediese Giuseppina Angela Frola. Le indagini Le indagini, coordinate dal Procuratore Aggiunto, Enrica Gabetta, e dirette dal Pubblico Ministero Giovanni Caspani, durate quasi un anno, hanno preso il via a seguito dell’accertamento di un ammanco, presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria “Città della Salute e della Scienza di Torino”, per un valore di circa 300 mila euro, di un costoso prodotto farmaceutico, denominato “Bon Alive” (sostituto osseo) causato dalla condotta truffaldina di un’incaricata di un’impresa torinese che si avvaleva della “collaborazione” di un pubblico dipendente infedele pronto a falsificare la documentazione amministrativa in cambio di generose tangenti. Più nello specifico, il collaboratore amministrativo avrebbe più volte modificato le “richieste d’ordine” al Provveditorato/Economato del Centro Traumatologico Ortopedico (Articolazione deputata ai pagamenti), apponendo firme false di altri infermieri, per il reintegro delle giacenze del prodotto medicale che, pur risultando essere stato pagato dal C.T.O., non veniva utilizzato nelle sale operatorie né, tantomeno, risultava stoccato nel relativo magazzino. L’analisi dei documenti acquisiti e le evidenze emerse a seguito di indagini tecniche hanno consentito di accertare che il dipendente, dopo aver ricevuto il prodotto ordinato, provvedeva poi a riconsegnarlo alla rappresentante dell’azienda che lo aveva fornito. Nel proseguo dell’inchiesta, le investigazioni svolte dal 1^ Nucleo Operativo Metropolitano del Gruppo Torino hanno consentito di rivelare numerose altre condotte illecite poste in essere, nell’ambito di alcune gare d’appalto, da agenti e rappresentanti d’impresa e da componenti delle commissioni nominati da alcune ASL. In tale contesto, è emerso un collaudato ed articolato sistema di interazioni fra soggetti privati e commissari di gara, ricostruito anche grazie alle attività di intercettazione telefonica e di pedinamento, finalizzato a truccare le gare d’appalto attraverso la modifica dei relativi capitolati, l’attribuzione di punteggi di favore e la rivelazione di informazioni riservate. Nel mirino della Procura della Repubblica e dei militari della Guardia di Finanza sono finite, in particolare, tre gare bandite: – dalla “Città di Torino” – ASL TO4, per la fornitura di camici chirurgici sterili monouso, in cui è stato accertato che alcuni membri della commissione della gara d’appalto avevano favorito un’impresa modificando il capitolato di gara ed attribuendole punteggi elevati, in cambio di oggetti preziosi; – dalla A.O.U. Maggiore della Carità di Novara, per la fornitura di distributori di “divise e giacche in TNT”, per la quale è stato acclarato che alcuni incaricati ed agenti di un’impresa veneta avevano sistematicamente fornito puntuali istruzioni ad un dipendente pubblico della predetta struttura, al fine di sospendere la gara d’appalto e redigere un nuovo capitolato conformemente alle “richieste” ricevute; – dalle ASL di Asti e di Alessandria, nonché dall’Azienda Ospedaliera SS Antonio e Biagio e C. Arrigo di Alessandria, per la fornitura di prodotti ed apparecchiature chemioterapiche, per la quale è emerso che diversi agenti ed incaricati di un’impresa modenese hanno consegnato, ad un membro della commissione della gara d’appalto, a seguito dell’aggiudicazione di un lotto per la fornitura di beni del valore di quasi un milione di euro, orecchini in oro rosa e topazi azzurri. Il valore complessivo delle gare d’appalto oggetto di turbativa ammonta a circa 3.5 milioni di euro. Nel corso dell’operazione i Finanzieri hanno sequestrato disponibilità finanziarie e beni per quasi 300.000 euro, riconducibili al profitto degli illeciti penali commessi.
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