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CHIVASSO. Il ritorno del "Conte" di Castelrosso

CHIVASSO. Il ritorno del "Conte" di Castelrosso

Massimo Giovannini

Qualcuno, in politica, lo chiamava il "Conte" di Castelrosso e, in verità, negli anni 1991/1992, a Carnevale, Massimo Giovannini il "Conte" lo aveva fatto sul serio, nella sua Castelrosso, terra "governata" (a quei tempi) da Don Nicolino Averono. Lui il Conte, Renato Cambursano il "Principe" del Boschetto  o "naso doppio", a seconda delle circostanze.  C'era poi anche un "Duca" ma con le frazioni non aveva nulla a che fare. Nomignoli e aggettivi qualificativi di una città che ha sempre vissuto la politica con la pancia e con la testa, non come oggi che ci vien da dormire a tutti i consigli comunali, insomma. Frammenti di una storia che sembra lontana ma non lo è poi così tanto. La premessa ci serve per annunciare un evento. La presentazione de "La lunga supplenza" l'ultimo libro di Rolando Picchioni, ex deputato dc, ex presidente del Teatro Stabile di Torino, ex consigliere regionale, ex organizzatore del Salone internazionale del libro di Torino, ex membro della P2, ex indagato, ma soprattutto, quando ancora era sbarbatello ma s'era già fatto notare per la sua loquacità, primo "vicesindaco di Castelrosso", di quella parte di città cioè, che fin dai primi anni del dopoguerra ha cercato in tutti i modi di influenzare, con i suoi rappresentanti, le decisioni del capoluogo. E lo ha fatto. Eccome se lo ha fatto. Con Giovanni Santa ai tempi di Ernesto Rigazzi, ma anche con il sindaco Giovanni Chiavarino e poi con Roberto Tentoni, Michelangelo Cha, Riccardo Barbero, non in ultima con Massimo Giovannini, democristiano fino al midollo, consigliere comunale di minoranza ai tempi del sindaco Francesco Lacelli, poi in maggioranza con i sindaci Andrea Fluttero e Bruno Manola quando vestì i panni di presidente del consiglio comunale. Tutto questo per dire che non si conosce ancora quando, né il luogo, ma la presentazione del libro di Picchioni, presente l'autore, non poteva che essere curata da, lui: Massimo Giovannini. E sarà, il suo, rientro in grande stile in un'arena politica che da qui a qualche settimana vedrà la città discutere di sindaci e candidati a sindaco. Giovannini, infatti, non lo sta più negando. "Ho dato la mia disponibilità. Se i partiti lo vorranno io ci sono...", va dicendo. Lo dice (pare) da quando avrebbe ricevuto il via libera da Forza Italia e del senatore Carlo Giacometto. Lo dice e lo ha detto agli amici, ai parenti stretti, ai vicini di casa, praticamente a mezza città. Tutto bene? Abemus il candidato? Lasciamo perdere Squid Game? Non tanto. Utile ricordare che s'è già fatto avanti Emanuele Cigliuti, figlio della presidente Ascom Maria Lusa Coppa e, stando ai tam tam, i Fratelli d'Italia di candidati ne avrebbero suggeriti almeno un paio tra cui (chi non muore si rivede) pure l'ex sindaco Bruno Matola. E poi c'è Matteo Doria (anche lui di Castelrosso). C'è Adriano Pasteris che però potrebbe finire a centrosinistra. C'è la Lega che non s'è ancora espressa esplicitamente. C'è l'incognita dell'ultimo minuto. Quel  che si percepisce è che il gran da fare corre parallelo alle esequie dell'attuale sindaco Claudio Castello. Lo stanno dando tutti per morto e sepolto (s'intende politicamente). Sarà vero?
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