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CHIVASSO. C'era una volta una città con tre cinema

CHIVASSO. C'era una volta una città con tre cinema

I lavori per la demolizione dell'ex cinema

"Once upon a time ... in Chivasso" potremmo dire, parafrasando il titolo del capolavoro di Sergio Leone. Infatti, c'era una volta una Chivasso diversa, almeno dal punto di vista culturale. Una Chivasso che disponeva di ben 3 sale cinematografiche, due delle quali adibite anche a teatro. Una Chivasso dove era sempre offerta una possibilità di intrattenimento, dal cinema d'essai alle proiezioni di natura più disparata. Insomma, una Chivasso di certo con un qualcosa in più. Ma purtroppo non è più così. La crisi economica, ma soprattutto culturale, ha portato alla chiusura ognuno di essi, partendo dal Cinecittà, fino ad arrivare al Politeama, messo in ginocchio dalla pandemia. Il Cinecittà di piazza del popolo, dove ora si trova l'agenzia delle entrate, non fu solo un vecchio cinematografo, ma un'esperienza culturale che coinvolse moltissime famiglie chivassesi. Infatti, molti cittadini costituirono una cooperativa per gestire la sala, inizialmente di proprietà del Demanio, all'indomani della fine della guerra. Si conta che seicento famiglie avessero almeno una quota. Gli utili non erano molti, ma i soci avevano diritto ad un ingresso gratuito all'anno. Poi, verso la fine degli anni sessanta, l'idea di Dante Borghesio, all'epoca presidente della Cooperativa Cinecittà, di proiettare solo più film d'autore. Questa decisione, rese il Cinecittà il primo cinema d'essai d'Italia, come riconosciuto dall'Aiace (Associazione Italiana Amici Cinema d’Essai). La collaborazione con l'Aiace continuò fino alla chiusura della sala, alla fine degli anni '90. La scelta di premiare la qualità piuttosto che la quantità, non premiò dal punto di vista economico. Quando la normativa rese necessari alcuni lavori, come la sostituzione delle poltrone, la cooperativa non ebbe altra scelta che chiudere la sala. Negli ultimi mesi si è nuovamente parlato molto del Cinecittà. L'amministrazione comunale, che è subentrata al Demanio nella proprietà, ha infatti intenzione di ristrutturare completamente la sala di piazza del popolo, per dare a Chivasso un nuovo teatro, vista la scarsa capienza del teatrino civico di palazzo Santa Chiara. Di circa 20 anni più anziano è invece il cinema e teatro Politeama, che alzò il sipario per la prima volta nel 1925. Da sempre di proprietà della famiglia Delgrosso, fu voluto ed aperto dai genitori del defunto Pierangelo. Al momento è gestito dalla figlia di quest'ultimo, Stefania, che si occupa anche della scuola di danza che ha sede nel teatro. Negli anni ha rappresentato un punto di riferimento tanto per il cinema, quanto per il teatro. Molte produzioni vi hanno trovato una casa accogliente e attrezzata. Ricordiamo che con i suoi circa 350 posti a sedere, rimane lo spazio più ampio in tutta Chivasso per l'organizzazione di eventi culturali. Purtroppo a seguito dei DPCM del marzo 2020 il Politeama è temporaneamente chiuso, con la speranza di poter riaprire in tempi migliori, al contrario di altre sale cinematografiche che hanno deciso di far ripartire le proiezioni appena le norme lo avessero consentito. Ultimo, ma non per importanza, il Cinema Moderno di Via Roma. Attivo da molti decenni in città, fu chiuso e demolito nel dicembre 2013, nonostante fosse stato ammodernato e rimesso a norma nell'ultimo periodo di attività. Al suo posto sorge ora un complesso residenziale, con un centro dentistico. All'epoca della demolizione, molte polemiche erano state sollevate sulla vera necessità di abbattere un edificio storico per costruire nuovi alloggi. Inoltre nel corso degli anni, è capitato che le proiezioni si intrecciassero anche con la vita politica della città. E' il caso dei primi anni 2000, quando il sindaco Andrea Fluttero vietò la proiezione del noto film Hannibal, con protagonista Anthony Hopkins nei panni del famigerato dottor Lecter, che in una delle scene più forti cucina le cervella di una delle sue vittime. "Ricordo bene il dibattito che scoppiò dopo la mia ordinanza che proibiva la proiezione di quel film. Sapevo benissimo che non fosse una mia competenza - ci spiega il senatore Andrea Fluttero -, ma pensavo fosse necessario dare un segnale alla popolazione. Vedendo certe brutalità, non si è solamente spettatori, ma si rischia di essere influenzati negativamente da quel proliferare indiscriminato di violenza. Feci quella scelta anche da padre di due ragazzi giovani. Dato il grande dibattito che ne scaturì, l'obiettivo era stato raggiunto".
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