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CHIVASSO. “Una propaganda meschina”: è lite sulla solidarietà

CHIVASSO. “Una propaganda meschina”: è lite sulla solidarietà

Renato Cambursano. Nel riquadro il sindaco Claudio Castello

CHIVASSO. Non passa settimana senza che “nas-dupì” Renato Cambursano, ex sindaco e parlamentare, dica la sua sul sindaco Claudio Castello e la sua maggioranza. 

A meno di un anno dal voto, a Chivasso si comincia a respirare aria da campagna elettorale. E il clima è tutt’altro che sereno... Nel mirino dell’ex primo cittadino chivassese, questa settimana, gli assessori alle Politiche Sociali e al Commercio, Claudio Moretti e Pasquale Centin. 

Renato Cambursano, avrai visto le foto messe su facebook nelle quali l’assessore Moretti si fa immortalare mentre spinge un carrello della spesa con del materiale didattico e con la scritta “Per i bambini più bisognosi” e in un’altra foto abbraccia il sindaco.

La prima, una forma meschina di propaganda. Uno che ha un reddito dichiarato di quasi 250.000 euro all’anno e che si tiene i 400 euro al mese percepiti come assessore e non li destina a cause nobili, come aveva fatto il sindaco Ciuffreda che li aveva devoluti all’Università della Legalità, e parliamo di cifra almeno doppia, mi fa trarre una “conclusione”:  che differenza, che lezione, “caro” superassessore! 

Gli farebbe bene ricordare cosa dice il Vangelo di Matteo “… quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente.”

L’altra vuole significare che ci pensa lui, il superman-assessore a proteggere il suo sindaco e ci stà perché sappiamo quanto di questi tempi ne abbia bisogno.

Non dimentichiamoci che subito dopo che i media avevano informato quanto emergeva dall’Ordinanza del Tribunale di Torino, nella quale più volte viene citato il nome di Claudio Castello, in una riunione informale di Giunta il sindaco viene sottoposto ad una raffica di domande da parte dei suoi stessi assessori, ed in particolare dal superassessore e da colui che scrive i discorsi al sindaco e lui li legge solo, spesso anche male, non essendo farina del suo sacco.

L’ “interrogatorio” verteva sulle telefonate in arrivo e soprattutto in partenza verso “Pino” Vazzana. I due, dopo essersi dichiarati “molto preoccupati”, hanno testualmente detto che “qualora anche solo una forza politica di maggioranza si fosse tirata fuori per queste vicende, loro si sarebbero dimessi, anche perché non potevano lasciare la questione legalità nelle sole mani di Ciuffreda qualora si fosse sfilato”, cosa poi avvenuta. 

Anche questi due fanno parte dell’ampia schiera di dire una cosa e farne un’altra esatto contrario: “sindacus docet”. Infatti lor signori sono ancora al loro posto. “Il Signore li fa e poi li accoppia!”

Viene da chiedersi il motivo di un così acritico attaccamento alla poltrona, e se davvero questi signori stiano facendo l’interesse di Chivasso o obbediscano a comandi del loro partito.

Mi pare di capire che ti riferisci all’assessore alle Politiche Sociali…

Sì, proprio a lui e a Pasquale Centin, che me lo confermò in una telefonata sul telefono di Barengo.  Castello ha un angelo custode: quello che aveva cercato con il lanternino per affidargli la delega alla casa, alla famiglia, al lavoro e alle politiche sociali, colui che su sollecitazione da parte della sua stessa maggioranza si era autosospeso perché intanto era diventato primario all’Ospedale di Chivasso, salvo rientrare in Giunta perché senza non se ne poteva proprio farne a meno…. .(?!) 

Il superassessore, vinto il concorso dirigenziale presso l’ASLTO4, prima restituisce la delega alla Sanità e poi il 20 agosto 2019, rassegna le dimissioni per ragioni professionali (direzioni di due cardiologie: a Chivasso e a Ivrea). 

In realtà la decisione era nell’aria da tempo, infatti nell’ultimo Consiglio Comunale prima della pausa estiva del 2019, alcuni consiglieri di maggioranza avevano puntato il dito “chiedendo una marcia in più all’assessorato alle Politiche sociali”.

In città tutti si disperano! “Come facciamo ora senza l’assessore”? Ecco la domanda posta dal 100% dei Chivassesi. Nessun problema, risponde il sindaco Castello: “ghe pensi mi”, ci penso io, mi riprendo la delega e va bene così madama la marchesa. Infatti una specifica delega così ampia poteva ritornare tranquillamente nelle mani di chi l’aveva conferita e poi stiamo parlando di un sindaco che dedica alla città il tempo pieno, così come aveva promesso in campagna elettorale, che fa quanto promesso! O forse no, l’aveva solo promesso, ma come in tutte le altre promesse, non ha mantenuto la parola data pubblicamente!

Dopo qualche mese, però, ritorna l’assessore.

Sì, qualche mese dopo Castello, che non fa il sindaco a tempo pieno, come invece aveva promesso, ritorna sui suoi passi e dall’alto del “minareto” di Palazzo Santa Chiara, sede del Municipio, a mo’ di muezzin, con l’altoparlante, implora l’assessore a ritornare perché lui non ce la fa più e poi non può privarsi di cotanto apporto! 

Ed eccoci al ritorno del “salvatore”. Abemus ‘assessorem’! La città è salva!  In realtà che ci sia oppure no, non è cambiato nulla e ce ne siamo accorti quando è scoppiata la Pandemia: salvo qualche proclama registrato ed inviato via etere, dal “sindaco”(?); qualche mascherina promessa mai arrivata sino a quando non ci pensa la Regione Piemonte; per i “buoni spesa” nella fase più acuta della malattia, non si è stati capaci di spendere neppure l’intera somma messa a disposizione, mentre altri comuni, Settimo Torinese per esempio, ha impiegato anche risorse proprie.

Tutte cose evidenziate in un documento redatto dalla lista Liberamente, documento che avrebbe dovuto rimanere strettamente confidenziale ma che la solita manina ha pensato bene di rendere pubblica, dando il via ad un vergognoso linciaggio mediatico da parte del sindaco. 

Il confronto tra le politiche sociali messe in campo da altri comuni con quelle del nostro, è impietoso: iniziative che vanno dall’accoglienza ed inclusione dei richiedenti asilo e rifugiati - fornendo vito e alloggio , attività di accompagnamento, finalizzate alla conoscenza del territorio e all’effettivo accesso ai servizi sociali fra i quali l’assistenza socio-sanitari, all’apprendimento della lingua, all’istruzione degli adulti, agli  interventi di informazione legale, sui diritti e doveri dei beneficiari, ecc. – alle iniziative  per tutti i cittadini di Settimo che si sono trovati in difficoltà abitativa, sociale ed economica. 

E da noi? La risposta non la do io ma un signore che vive più intensamente di me queste problematiche, il quale non più tardi di un mese fa mi disse: “ma a Chivasso esiste una politica sociale?” Gli risposi: “questa domanda dovresti porla all’assessore competente”... A voi l’ardua sentenza!

La lista “Chivasso solidale” si sta muovendo…

Sì, ho appreso che “Chivasso solidale con sé stessi”, d’intesa con il segretario del PD, ha invitato forze politiche e movimenti civici – con l’eccezione di “LiberaMente per Chivasso”, ad incontri per “fare un ragionamento sul futuro di Chivasso”. La paura fa novanta! Dopo aver tacciato tutte le forze politiche presenti in Consiglio comunale di “fare solo demagogia” ed essendo entrati, loro, nel “Settembre nero” e prossimamente nell’ “autunno caldo”, si sconfessano da soli! 

Il premio Nobel per la fisica, Richard Feynman, scriveva “La normalizzazione dell’errore è uno degli atteggiamenti più pericolosi che si possono adottare nella progettazione delle opere umane” e aggiungeva: “spesso il fallimento tecnico è in realtà l’esito di un fallimento morale”.  

E’ la fotografia di quanto successo a Chivasso. 

Una pubblica amministrazione, un sindaco, le forze politiche dovrebbero avere prima di tutto un obbligo morale di onestà, di trasparenza, di completezza di informazioni verso i cittadini.

Tutto ciò è mancato da parte di lor “signori”. 

In questi anni e soprattutto in questi ultimi mesi, l’errore più grave è stato quello di non aver voluto riconoscere pubblicamente che quanto accaduto sin dal 2017 è stato gravissimo, per una scelta precisa del sindaco Castello: negare tutto, negare sempre, anche l’evidenza così come si evince dall’Ordinanza del Tribunale di Torino.

Per i compagni, invece, l’errore – ma anche questa è stata una scelta precisa, è stata quello di girarsi dall’altra parte, quando hanno appreso la notizia, e da parte di qualcuno – quelli che hanno più paura di perdere il posto! -  lo hanno pure “difeso” il loro sindaco. Uniche eccezioni, Claudia Buo e Lino Ciuffreda. 

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