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CHIVASSO. 'Ndrangheta, Matola: "L'ingenuità non cancella la responsabilità di chi è sindaco"

CHIVASSO. 'Ndrangheta, Matola: "L'ingenuità non cancella la responsabilità di chi è sindaco"

Bruno Matola, ex sindaco

CHIVASSO. 'Ndrangheta, Matola: "L'ingenuità non cancella la responsabilità di chi è sindaco". Operazione Platinum Dia e polemiche sulle intercettazioni telefoniche. Parla l'ex primo cittadino Bruno Matola:  Mi pare che questo mio pensiero sia anche quello di buona parte della compagine politica di Claudio Castello”.

Chivasso, oggi come nel 2011, quando la città venne sconvolta dagli arresti di Minotauro, rivive l’incubo della ‘ndrangheta. Tu che sei stato sindaco di Chivasso, quanto ti hanno colpito le notizie dell’ultima operazione Platinum Dia?

Matola: Sinceramente, tanto; nel 2011, al di là dei percorsi giudiziari, tutto il sistema politico dei nostri territori è stato messo sotto la lente di ingrandimento e, comunque, sotto accusa, ed anche chi non aveva avuto alcun rapporto diretto con le vicende ha, io per primo, constatato una realtà pericolosissima e, tante volte, difficile da intuire e capire. E’ pesante da dire, ma non è sufficiente svolgere il proprio ruolo politico con onestà e trasparenza, ma è necessaria una grande attenzione a tutti i rapporti che, inevitabilmente, si creano tra cittadini e chi amministra. Sentire, anzi, rileggere nell’ordinanza alcuni passi tra gli indagati ed i candidati a sindaco o a consigliere mi è parso quasi incredibile dopo dieci anni di discorsi e iniziative sulla legalità e sulla cautela ed attenzione che chi vuole amministrare una città deve avere.

Dall’ordinanza emergono inquietanti contatti tra uno degli arresti, considerato dagli inquirenti un picciotto del locale di Volpiano, e la politica chivassese: in particolare, ricorrono diverse telefonate, in corrispondenza delle elezioni del 2017, tra l’arrestato e quello che sarà poi eletto sindaco, Claudio Castello. Al momento, nulla di penalmente rilevante: ma moralmente, quanto è grave quello che viene descritto nell’ordinanza?

Matola: Posso basarmi solo su quanto ho letto sul vostro giornale e sugli organi di stampa, ed è davvero complicato dare giudizi, proprio ed anche dopo le vicende del 2011; allora non mi piacevano gli avvoltoi e non mi piacciono neppure oggi. Premetto, anche per i rapporti con lui avuti, che ritengo Claudio Castello una persona perbene, e come dicevo prima è sempre difficile intuire, capire, chi hai di fronte. Ma, pur con immutata stima, da quel che si legge credo che avrebbe dovuto essere molto, molto più prudente e molto più cauto, proprio ed anche per tutto ciò che in città era già accaduto; è questa la gravità del momento. Un conto sono i cittadini che in campagna elettorale richiedono ai candidati, giustamente, di tutto un po’; altra storia quando ci sono richieste o questioni che somigliano a pretese e che hanno chiari risvolti economici per chi le sollecita.

Il sindaco Claudio Castello, prima con i comunicati stampa, poi in Consiglio comunale, ha parlato di buona fede e ingenuità da parte sua nei rapporti con Pino Vazzana. Di fatto, senza assumersi alcuna responsabilità. Pensi che sia davvero una questione di ingenuità?

Matola: Ribadendo quanto appena detto sulla persona Claudio Castello credo che sì, possa essere stato solo molto incauto ed ingenuo, ancor più in un contesto di campagna elettorale; ma l’ingenuità non cancella la responsabilità di chi è sindaco o consigliere di una comunità. E, ho letto, questo mio pensiero mi è parso essere anche quello di una buona parte della sua compagine.

Il tema è che il Comune di Chivasso rischia, comunque, un’indagine per infiltrazione mafiosa da parte del Ministero dell’Interno e un’eventuale commissariamento. Con Minotauro questo rischio venne scongiurato dalle dimissioni di De Mori: con il voto a meno di un anno, non sarebbe opportuno un passo indietro anche di Castello?

Matola: In una mia interrogazione del 2011, quando ero consigliere di opposizione nel breve periodo con De Mori, leggerete che gli avevo chiesto un passo indietro, proprio perché lui era una persona perbene e quindi non poteva avere la serenità per poter continuare a svolgere quel ruolo così importante in un momento così delicato; e gli dissi più volte, anche in privato e con estrema sincerità, che se avessi vinto io non avrei atteso un giorno in più per dimettermi, in un contesto così grave. E quindi a Claudio Castello, fermo restando le valutazioni politiche che è suo diritto fare con la maggioranza, direi che fare un passo indietro non equivale, ad oggi, ad alcuna ammissione di colpa, e gli chiederei se ha la serenità e la fiducia in se stesso per continuare; deve scegliere lui, solo lui. Il fatto che manchi solo un anno alle elezioni non significa nulla, perché dopo questa ulteriore bufera, per il bene della città è necessario arrivare alle elezioni nella maniera più tranquilla possibile. Se lui ritiene di poterla assicurare rimanga, sennò il passo indietro potrà essere solo visto come atto di responsabilità verso Chivasso.

Dalla tua esperienza di ex sindaco, ti chiedo: tra meno di un anno si dovrebbe votare per le amministrative. I partiti, le liste civiche, come si dovrebbero comportare per scongiurare il ripetersi di simili situazioni che, lo ricordiamo, non hanno nulla di penalmente rilevante, ma che moralmente aprono questioni grosse come il Palazzo comunale?

Matola: Guarda, per quanto ho patito in quegli anni, dopo quasi 20 anni in cui mi sono dedicato in amministrazione da assessore, al Ciss, da Sindaco, e senza avere alcuna intenzione di tornare in politica, ho sempre pensato a due aspetti; il primo è la scelta dei nomi delle liste e dei candidati: chiunque, per qualsiasi motivo conosciuto o anche solo presunto, potrebbe trarre vantaggio diretto o indiretto da una eventuale carica amministrativa deve rimanere fuori, da subito. Io lo chiesi prima delle elezioni del 2011, ma senza essere ascoltato. La seconda, più complicata ma credo oggi possibile, è un rapporto stretto, in primis del Sindaco, con Forze dell’Ordine e Procure, con cui confrontarsi ed a cui segnalare, pur nell’ovvio rispetto di ruoli, competenze e riservatezze, ogni anomalia, richiesta, comportamento, accadimento che potrebbe essere in una qualche maniera un campanello di allarme. E’ chiaramente un percorso complicato e che nasce dalla sensibilità del singolo, ma dopo tutte le vicende del 2011 e di questi giorni nessun può più dire di non avere gli elementi per capire, o anche solo presumere, cosa sia opportuno e cosa no.

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