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07 Giugno 2021 - 19:49
Barbara Squillace con il dottor Mariano Amici e una collega infermiera
“Io sono l’unica a metterci la faccia. L’unica. Ma a pensarla come me sono in molti. Tutti operatori sanitari che hanno scelto di non vaccinarsi. Parlo di medici, caposala, infermieri, OSS. Solo qui, presso il presidio chivassese saremo una cinquantina. In tutta la TO4 saremo 200 circa. 20mila in tutto il Piemonte. Tutti come me determinati a non abbassare la testa”.
Barbara Squillace è un fiume in piena. Ormai è diventata un simbolo della sanità che resiste a quella che loro stessi definiscono una “dittatura”. Ad intervistarla in questi giorni sono stati tutti i quotidiani e ieri mattina, lunedì 7 giugno, sono arrivate per lei a Chivasso davanti all’ospedale Civico, anche le telecamere di Canale 5.
“Non siamo in dittatura? E allora perché ci tolgono la libertà di scegliere? La sovranità di disporre del proprio corpo è inviolabile. Se oggi cedo il mio corpo al Governo, che succederà domani? Oggi è un vaccino. Domani, magari, un microchip. Poi chissà, in base alle politiche si potrebbe arrivare a spingerci a somministraci un fiero per la fertilità. Per questo è fondamentale opporsi e far valere il proprio diritto di scelta Nessuno deve essere costretto a sottoporsi a trattamenti senza la propria volontà e su ricatto”.
Quindi è una questione di principio?
“No. Non solo. Ribadisco per l’ennesima volta che questo non è un vaccino. È un siero genio sperimentale. La sperimentazione terminerà nel 2023 e chissà quanti danni avrà già provocato entro quella data. Non sono una “No vax”. L’ho detto mille volte. Ma a questo “siero di fogna” dico No!”
Nei prossimi giorni arriveranno le lettere dell’ASL a tutti gli operatori sanitari che non si sono sottoposti a vaccinazione. Cosa risponderà?
“Semplice: che non intendo vaccinarmi. Costi quel che costi”.
La demansioneranno?
“Forse…”
Potrebbero anche sospenderla senza uno stipendio.
“Meglio ancora! L’ho già detto in tutte le lingue del mondo: meglio disoccupata che morta!”.
Addirittura?
“Sì, certo! È questo ciò che rischio. Perché nessuno vuole capire che chi ha lavorato come me nei reparti Covid per 8 ore al giorno, 5 giorni su 7, si è immunizzato. Facevo i prelievi arteriosa ai malati di Covid che ricevevano l’ossigeno con il casco e non ho fatto un giorno di mutua. Questo vuol solo dire che il Covid l’ho contratto sviluppando gli anticorpi. Per sicurezza il test sierologico l’ho fatto e gli anticorpi effettivamente ce li ho. Ma l’azienda non vuol proprio sentire ragioni e il test che ho fatto privatamente non ha valore per loro. Essendo già immune rischio di sviluppare la sindrome “Ade”. Si tratta di un’autoimmunità che si scatena su persone già immunizzate. In poche parole rischio di morire!”.
Ci sono dei precedenti?
“Purtroppo sì. La Procura di Siracusa ha aperto un fascicolo a riguardo. Un militare è morto dopo il vaccino. Si è scoperto che era già immune e il siero ha innescato questa relazione fatale”.
Ed è per questo che è disposta anche a farsi sospendere?
“Sia ben chiaro. Venderemo cara la pelle. I ricorsi sono già pronti. Se scatteranno i provvedimenti, partirà la controffensiva”.
Insomma, è pronta una battaglia legale?
“Certamente! Convertire il decreto 44 in legge è stata una vera porcata. Solo in Italia è stato preso un simile provvedimento nei confronti del personale sanitario. Peccato che si sino fatti male i conti…”
In che senso?
“Nel senso che se davvero demansioneranno 20mila persone in Piemonte o se ne sospenderanno una parte, svuoteranno i reparti proprio in estate, da sempre il periodo più critico. Sostituire il personale avrà dei costi altissimi in termini economici e di qualità del servizio. Come fai a rinunciare ad una fetta di personale qualificato e con esperienza sopperendo con sostituzioni temporanee? Inoltre nel caso dei demansionati l’Asl dovrà pagare due stipendi”.
Insomma, un gran pasticcio.
“Proprio così. E tutto questo in barba alla nostra Costituzione e a diversi trattati internazionali. Basta per parlare di dittatura?”.
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