Settimana dopo settimana abbiamo dato voce a tante categorie di lavoratori: tutti hanno problematiche di base simili, ovvero quelle legate all’essere partite iva… e poi ogni categoria ha le sue specifiche.
La partita iva, che da molti è considerata quella che evade il fisco, che mette da parte un sacco di soldi in nero ecc ecc è in realtà davvero bistrattata. Forse quelle che si raccontano al riguardo sono storie che potevano avere un fondo di verità negli anni ‘70/ ‘80, ma non oggi. Attualmente i lavoratori autonomi sono costretti ad una pressione fiscale altissima, sono controllatissimi e in tanti una volta pagate spese e fornitori non si ritrovano con molti euro in tasca. Come tutti hanno, magari, famiglia e figli da mantenere e non è facile. Non lo è soprattutto nell’era Covid.
Abbiamo incontrato un impresario edile, Riccardo Actis Grosso, titolare della ditta individuale “Actis Grosso Riccardo”, avente sede in via Fabio Filzi 15 a Caluso. Ci siamo fatti raccontare come il mondo della piccola edilizia è stato toccato e danneggiato da questa emergenza sanitaria.
“Noi partite iva in generale siamo in grossa difficoltà, e questo perché i prezzi non sono più adeguati a quanto si guadagna e alle spese da sostenere - spiega -. Anche la mia categoria di lavoratori è stata toccata da quanto successo nell’ultimo anno…. Fortunatamente non quanto altre attività, perché tutto sommato noi abbiamo potuto lavorare quasi sempre, anche se con non poche difficoltà. Il primo lockdown ci ha inizialmente visti bloccare l’attività, ma successivamente abbiamo potuto riprendere. Io mi occupo di piccole ristrutturazioni, intonaci, pavimentazioni e scavi delle fognature. Certo ‘lavorare’ è un parolone, perchè le persone se non hanno soldi non pensano di certo ad investire i pochi rimasti in case e in ristrutturazioni e scelgono di tenerseli in banca. Mi sono arrangiato con piccoli lavoretti; non ho avuto ristori perché ho potuto lavorare e mi sono stati dati solo i primi due bonus da 600 euro. Il calo di lavoro c’è stato e molti preventivi sono stati rifiutati perché considerati alti - racconta -. Non sono molto soddisfatto di come hanno gestito la nostra situazione quelli che governano; hanno optato sempre per la stessa strada senza mai cambiare e oggi siamo ancora nella stessa situazione di una anno fa. Sempre a chiudere ristoranti, bar ecc e a lasciare aperti i supermercati dove forse rischi di ammalarti di più: ingressi non necessariamente controllati e tutti che toccano merce, carrelli, prendono un prodotto e poi non lo acquistano e lo rimettono sullo scaffale dove viene toccato da altri e così via. Avrebbero dovuto favorire i piccoli negozietti, molto più controllati e controllabili, dove non tocchi e ti servono. Non dico che sia stato facile decidere cosa fare, ma si sarebbe potuto provare a fare anche in altro modo visti i vari insuccessi a livello di contagi”.
Come tanti di noi anche Riccardo è convinto che la situazione sia stata comunque ingigantita molto più del dovuto. Il risultato è stato quello che ancora vediamo oggi: confusione, persone spaventate e molti problemi economici. “E’ più difficile trovare lavori da fare, si fa fatica ad essere pagati… molto più di prima. Non hanno tagliato le tasse, hanno solo posticipato qualcosina, ma di base non è cambiato nulla per noi. Tengono buone, per modo di dire, le persone con i ristori e intanto accumuliamo debiti su debiti. Cosa lasceremo ai nostri giovani? Forse nessuno ci pensa - afferma -. Spero che qualcosa si smuova e spero che possa avvenire anche grazie ad iniziative come quelle di ‘Partite iva Chivasso’. Ho deciso di entrare a far parte di questo gruppo perché accomuna dei lavoratori con le medesime problematiche. Ognuno di noi può esporre la sua realtà e venire a conoscenza di quelle degli altri. Insieme, forse, potremo fare la differenza”.
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