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CHIVASSO. Sì vax o no vax?

CHIVASSO. Sì vax o no vax?

Patrizia Gallo

Oggi ci si ripropone un dilemma pari a quello di Amleto e del suo “essere o non essere”… ma stavolta inteso come “fare o non fare”, “obbedire o ribellarsi”, “vaccino sì o vaccino no”...

Abbiamo affrontato l’argomento con Patrizia Gallo, ottico optometrista e membro del gruppo facebook “Partite iva Chivasso”. Questo attivissimo gruppo, nato da un’idea di Vittorio Bevilacqua, si pone in primis l’obiettivo di dare voce alle singole partite iva e di portare avanti il loro pensiero collettivo, ma anche di affrontare tematiche vicine ai lavoratori autonomi e i vaccini non fanno eccezione.

Il 2 dicembre 2020, il Ministro Roberto Speranza ha annunciato al Parlamento le linee guida del ‘Piano Strategico per la Vaccinazione anti-Sars-CoV2/Covid-19’. Da quel momento in poi sono seguiti i documenti di determinazione e aggiornamento delle categorie da vaccinare con l’ordine di priorità. Il vaccino contro il Covid-19 serve a prevenire la malattia e usa il principio della somministrazione di una molecola che contiene le informazioni per produrre una proteina presente in Sars-CoV2. Non contiene il virus e non può provocare la malattia. La vaccinazione è gratuita e garantita a tutti ma… no vax o vax? - così Patrizia comincia a disquisire sull’argomento -. E’ trascorso più di un mese dalle prime somministrazioni e le polemiche infuriano su tv, radio e telegiornali; ci arrivano notizie talvolta drammatiche relative a gravi problemi di salute subentrati dopo la somministrazione del vaccino che, in alcuni casi ancora da verificare, avrebbero condotto alla morte. I vaccini, da quando sono stati scoperti ed introdotti in campo medico, hanno salvato milioni di vite e hanno debellato malattie mortali. Nella società moderna, complici l’allungamento dell’età media della vita e la facilità di reperire le cure, le famiglie scelgono spesso di non vaccinare i propri figli, ed è emerso con forza il tema delle controindicazioni legate alla somministrazione dei vaccini - spiega -. In ognuno di noi cresce, però, il sospetto che questa emergenza sanitaria non vada migliorando, e infatti da lunedì 15 marzo siamo tornati praticamente indietro di un anno: zona rossa, lockdown per molte attività commerciali, divieti per gli spostamenti e cautele. Aumento dei contagi, ospedali nuovamente pieni di pazienti infetti e terapie intensive in crisi: tutto il personale specializzato, e non solo, viene impegnato nei reparti Covid con la drammatica conseguenza che coloro che non sono malati Covid si vedono annullati gli interventi, gli esami e le visite, a meno che non siano a carattere di urgenza”. Impossibile non fermarsi a riflettere sulla gravità di questa ultima affermazione, purtroppo verissima, di Patrizia Gallo… Oggi si rischia di non essere visitati, curati e operati per dare totale priorità al Covid… un’assurdità, che è solo colpa della mala gestione del nostro sistema sanitario, che non ci si è minimamente preoccupati di potenziare quanto servirebbe… tanto è, sempre e comunque, più comodo dire che sono gli italiani a comportarsi male e che la colpa è nostra se siamo in questa condizione, e non di governi incapaci, o forse senza voglia e interesse, di fare ciò che andrebbe davvero fatto per migliorare la situazione. E chissà quale sarà davvero il loro obiettivo con questi vaccini… solo il “nobile scopo” di “salvarci” o anche altro?

La certezza che i vaccini, ora approvati, non saranno la panacea del Covid-19 è generalizzata, ma la consapevolezza che si potrà arrivare ad una sorta di ‘immunità di gregge’ è certa. Come è certa la voglia di ritornare ad una ‘normalità’, ad uscire liberi e a frequentare le persone - afferma Patrizia -. Tutti abbiamo potuto notare la massiccia affluenza a Palazzo Einaudi per la vaccinazione degli ottantenni, proprio coloro che sono più fragili ma che potrebbero anche scegliere di non vaccinarsi, considerata l’età e i rischi correlati.

Sono una generazione di pensanti, di spettatori della Seconda Guerra Mondiale, di persone che hanno vissuto momenti drammatici e ricostruito un Paese, non sono facilmente ‘comprabili’ dai media. Hanno esperienza vissuta ma hanno ugualmente scelto, per il bene comune, ancora una volta in nome della libertà.

Non tutti saranno d’accordo, ma credo che il vaccino vada considerato un ‘bene comune’ per tornare a vivere normalmente, per poter lavorare liberamente, per vivere la socialità come prima, per avere il diritto di tornare a poter fare una visita medica se ne abbiamo bisogno, per poter andare a trovare una persona cara ricoverata, per ridare ai giovani un tempo che gli si sta strappando di mano, per ridare la scuola agli studenti… Forse non saremo tutti d’accordo sul fare il vaccino, ma se è l’unico mezzo per la libertà dovremmo rifletterci sopra approfonditamente” conclude.

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