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10 Febbraio 2020 - 21:41
Il tratto di via Po che verrà pedonalizzato
Qualcuno a Chivasso forse se lo ricorderà ancora. A passeggiare sotto i portici di via Torino o a mangiare una pizza da Salvatore. “Ma è proprio lui!”. Alla vista della foto, rimbalzata su tutti i tg e i siti di informazione l’altra mattina, i chivassesi di più lunga memoria hanno avuto un motivo in più, per restarci male. Una delle due vittime del deragliamento del Frecciarossa Milano-Salerno avvenuto all’altezza di Ospedaletto Lodigiano, nella campagna lombarda, ha vissuto in città tra il 1986 e il 1990.
Si tratta di Giuseppe Cicciù, della 371/86, calabrese d’origine e oggi residente a Cologno Monzese: a Chivasso aveva frequentato per quattro anni il Genio Ferrovieri e aveva vissuto alla caserma Giordana di piazza d’Armi. Una vita fa, si dirà. Ma non abbastanza da non essere ricordato dagli ex colleghi.
Grazie al social network facebook, l’occasione di lutto è stata anche un’opportunità per ricordare: “Addio, Compagni che siete andati avanti in quella ferraglia di cabina di un Frecciarossa, qualunque sia stata la vostra età. Il vostro treno, il nostro treno, seguita a correre su altri binari... Riposate in pace Maestri...”.
Nell’incidente sono morti Giuseppe Cicciù e Mario Di Cuonzo, i due macchinisti. Per l’incidente la Procura di Lodi ha inserito nel registro degli indagati cinque persone: gli operai di Rfi che qualche ora prima dello schianto avevano lavorato sulla linea.
Per la Procura sarebbero state compiute “attività non in modo adeguato” in relazione a un deviatoio che sarebbe stato lasciato in modo scorretto sulla linea ferroviaria.
Il sospetto è che l’operazione per aggiustare un guasto su quello scambio sia stata comunicata ma non effettuata da chi di dovere, fino al ‘via libera’ per i macchinisti. Decisivi saranno gli accertamenti tecnici cosiddetti ‘irripetibili’ che hanno reso necessaria l’iscrizione degli operai nel registro degli indagati per dargli la possibilità di nominare avvocati e consulenti.
Già subito dopo l’incidente, giovedì scorso, erano stati sentiti come testimoni, negando ogni responsabilità, ma quelle dichiarazioni non sono utilizzabili perché poi sono stati indagati. Quella che conta è la versione resa nella lunga serata scelta dai cinque, tutti uomini tra i 30 e i 40 anni, per chiarire come la morte sia potuta salire a bordo del Frecciarossa.
Intanto si terranno oggi e domani, martedì e mercoledì, i funerali dei due macchinisti deceduti nel deragliamento del treno: il funerale di Cicciù si svolgerà a Cologno Monzese nella parrocchia di San Giuseppe alle 15,30 dell’11 febbraio. Quello di Mario Dicuonzo a Pioltello il giorno seguente.
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