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“Non siamo il dormitorio di Torino”. Superga: firmato un patto tra sindaci. Settimo dice "ni"

Si sono ritrovati il 30 dicembre scorso a Superga per sottoscrivere un “patto” e rievocare simbolicamente l’assedio del 1706. Una ventina di comuni dell’area metropolitana sono ripartiti da qui, non solo perchè l’unione fa la forza. Soprattutto perché non ne possono quasi più di dover rincorrere una “Città Metropolitana” che poco si cura o non si cura come dovrebbe di un territorio che va ben oltre il capoluogo e che un tempo era ben rappresentato dalla “Provincia”. Insomma, un modo come un altro, se vogliamo plateale, per forzare la mano e chiedere al sindaco della Città Metropolitana Chiara Appendino un nuovo modello di governance.  «Chiediamo  – si legge nel patto di Superga – alla sindaca di aprire un tavolo permanente che coinvolga prima e seconda cintura, un’area di circa 40 comuni con abitanti pari ad oltre la metà di Torino, con zone industriali di eccellenza, sede di atenei e di strutture formative, un patrimonio storico e culturale di rilievo metropolitano e regionale. Le fatiche a livello economico della città di Torino non possono dettare scelte autonome e autarchiche con ripercussioni sull’intera area metropolitana, che negli anni ha assunto sempre maggiore identità grazie alla presenza di attrattori a livello produttivo, di ricerca, di saperi e di qualità della vita.  Non siamo più il “dormitorio” di Torino, ma i “petali” di un fiore che ha bisogno dell’apporto e delle energie di tutte le municipalità che senza soluzione di continuità rappresentano una conurbazione cui dobbiamo far riacquistare a livello nazionale e internazionale il giusto riconoscimento. Troppo spesso negli ultimi anni le scelte strategiche sono state gestite in solitudine, senza aprire spazi di confronto dove si potrebbero costruire risposte migliori e più efficaci per l’intero territorio». Secondo i firmatari del documento, lo sviluppo sostenibile della “GranTurin”, sui modelli delle città medie europee, ha bisogno di strategie comuni, da condividere ed estendere al territorio della città metropolitana su 5 punti: mobilità sostenibile e trasporti, gestione del ciclo integrato dei rifiuti per sostenere l’economia circolare, un progetto comune per parchi e fiumi, una gestione comune del sistema infrastrutturale, una pianificazione urbana per favorire le vocazioni del territorio e uno sviluppo economico armonico e sostenibile, una gestione di acqua calore ed energia in una logica di sistema grazie a aziende e multiutility del territorio. All’indice alcune scelte non condivise, tra cui la vendita di Trm Sitaf e Iren ai privati. «Abbiamo condiviso - continuano - l’indice di una agenda che va scritta insieme per non sprecare preziose opportunità, per non abbandonare ai privati infrastrutture strategiche, per condividere progettualità che possono far crescere tutto il territorio”. Su questi e molti altri temi vogliamo costruire un modello di governance dell’area metropolitana. Ce lo chiedono i nostri figli e nipoti, la generazioni che vivranno gli effetti delle nostre scelte e della nostra capacità di fare squadra per un nuovo “risorgimento” di Torino e del territorio metropolitano». All’iniziativa promossa dal sindaco di Collegno, Francesco Casciano, hanno aderito  i primi cittadini di Ciriè e Chivasso, Loredana Devietti e Claudio Castello e pure la sindaca di Settimo Elena Piastra che però (in leggera polemica) a Superga non s’è presentata. Tra gli assenti il sindaco di Ivrea Stefano Sertoli, anche se l’eporediese era ben rappresentato da Luigi Sergio Ricca di Bollengo. Manco a dirlo la risposta di Chiara Appendino è arrivata a stretto giro di posta. “Non è mai venuta e mai verrà meno la piena disponibilità della Città Metropolitana di Torino e del Comune di Torino a collaborare con tutte le Amministrazioni comunali dell’area metropolitana - si è lanciata in un comunicato stampa - Questo nell’interesse primario dei cittadini, del buon funzionamento dei servizi pubblici, del lavoro e dell’economia del territorio”.   “La riforma Delrio - ha aggiunto il vicesindaco metropolitano Marco Marocco - ha messo a disposizione dei sindaci un luogo istituzionale dove portare le proprie istanze per agire quel coordinamento strategico chiesto oggi, che è la Conferenza Metropolitana, organo regolarmente disertato. Pensare ed agire, in ambito metropolitano è possibile e non da oggi”. “Naturalmente - riprende Appendino - siamo sempre a disposizione per confrontarci con tutti i sindaci sulle diverse tematiche che toccano gli interessi dei cittadini che lavorano e vivono nei comuni della Città Metropolitana di Torino” . Hanno aderito fin dal primo momento i sindaci di: Collegno, Grugliasco, Rivoli, Settimo Torinese, Moncalieri, Nichelino, Beinasco, San Maurizio Canavese, Druento, Ciriè, Chivasso, Carmagnola, Rivalta, Bruino, Orbassano, Chieri, Volpiano, Bollengo, Rivarolo, Giaveno, Valperga, Airasca, San Gillio, Gassino, Trofarello, San Antonio di Susa.   Non mi è piaciuto il “taglio” contro Chiara Appendino A Superga il primo cittadino di Settimo Elena Piastra non s’è fatta vedere. “Con Casciano (Sindaco di Collegno, ndr) - ci dice - ci siamo confrontati qualche giorno prima di Natale rispetto all’idea di un documento condiviso con i sindaci dell’area metropolitana. Io credo sia fondamentale tenere insieme la rete dei comuni, in particolare in una situazione di evidente difficoltà della Città Metropolitana. Continuo a pensare che la legge Del Rio sia stata un grave errore e occorre tentare di modificare una situazione oggi decisamente complicata. Avevo avvertito di avere qualche difficoltà a essere presente, ma ho sottoscritto il documento che richiama a tutte le principali questioni che i territori si trovano ad affrontare, spesso in solitudine. A livello personale ho poco capito, come ho detto da subito ai sindaci, il taglio “da spiffero” contro Appendino, in parte dato all’iniziativa. Perché credo che ai territori serva fare rete anche con Torino e la politica dello scontro più volte usata dal mio territorio in passato non ha portato a grandi frutti. In ogni caso, la possibilità di un patto tra i sindaci che guardi in modo coeso alle strategie e a piani di sviluppo comuni è assolutamente necessario e l’iniziativa simbolica è un buon inizio. Per questo ho pensato e sperato che Appendino raccogliesse il nostro invito e partecipasse”.
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